L’amministrazione statunitense alza la voce contro l’Unione Europea, accusandola di colpire ingiustamente le Big Tech americane con normative troppo restrittive.
Il presidente della commissione Giustizia della Camera degli USA, Jim Jordan, ha infatti chiesto alla responsabile antitrust dell’UE, Teresa Ribera, di chiarire come intenda applicare il Digital Markets Act (DMA) e il Digital Services Act (DSA).
Si tratta di due leggi europee destinate a regolamentare il potere dei giganti della tecnologia. E secondo Jordan, queste normative avrebbero l’effetto di penalizzare le aziende americane, sottoponendole a vincoli più stringenti rispetto alle concorrenti europee.
Il memorandum di Trump
La richiesta arriva pochi giorni dopo che il presidente Donald Trump ha firmato un memorandum in cui avverte che il suo governo esaminerà attentamente le due normative europee, definendole un tentativo di “dettare le regole” alle imprese statunitensi che operano nel mercato europeo.
Il Digital Markets Act stabilisce un insieme di obblighi e divieti per colossi come Alphabet, Amazon, Apple, Booking.com, ByteDance, Meta e Microsoft.
L’obiettivo ufficiale è garantire una concorrenza più equa e offrire ai consumatori maggiori alternative, ma per Washington la misura sembra prendere di mira soprattutto le aziende americane.
Jordan, in una lettera inviata a Ribera e visionata da Reuters, ha espresso le sue perplessità: “Scriviamo per esprimere le nostre preoccupazioni sul fatto che il DMA possa prendere di mira le aziende americane”.
Insieme a Scott Fitzgerald, presidente della sottocommissione per la riforma normativa e l’antitrust degli USA, ha sottolineato che il provvedimento impone vincoli che favorirebbero le imprese europee, danneggiando i colossi d’oltreoceano.
“Tassa europea sulle società USA”
Il nodo delle sanzioni è un altro punto di scontro: le violazioni del DMA possono costare alle aziende fino al 10% del loro fatturato globale annuo.
“Queste pesanti multe sembrano avere due obiettivi: costringere le aziende a seguire gli standard europei a livello globale e imporre una sorta di tassa europea sulle società americane”, hanno scritto Jordan e Fitzgerald.
I due deputati hanno inoltre lanciato un allarme sulle possibili implicazioni geopolitiche della normativa, sostenendo che alcuni requisiti del DMA potrebbero avvantaggiare aziende cinesi.
“Tali disposizioni, insieme ad altre presenti nel DMA, soffocano l’innovazione, scoraggiano la ricerca e lo sviluppo e consegnano enormi quantità di dati proprietari altamente preziosi a società e nazioni avversarie”, si legge nella lettera.
Jordan e Fitzgerald hanno chiesto a Ribera di riferire alla commissione Giustizia entro il 10 marzo. Al momento, la Commissione Europea non ha rilasciato commenti ufficiali, ma in passato ha negato qualsiasi intento punitivo nei confronti delle aziende statunitensi.
L’attacco degli USA segna una nuova fase di tensione nei rapporti commerciali tra Washington e Bruxelles, in un momento in cui le politiche di regolamentazione dei mercati digitali stanno diventando un tema di scontro geopolitico sempre più acceso.


