Quando l’Online Safety Act britannico ha introdotto i primi controlli di età “forti”, dagli scan del volto alla verifica della carta di credito, la reazione della rete è stata immediata.
Ufficialmente l’obiettivo del legislatore era impedire ai minori l’accesso alla pornografia e a contenuti che incitano al suicidio e all’autolesionismo. Il risultato, però, è stato un’impennata nell’uso delle VPN, diventate lo strumento preferito per aggirare le barriere digitali.
Secondo quanto riportato dalla BBC e dai principali operatori del settore, cinque delle dieci app gratuite più scaricate sull’App Store britannico nei primi giorni della legge sono state VPN.
Windscribe ha segnalato aumenti a tre cifre, NordVPN ha registrato un incremento del mille per cento nel weekend del debutto della norma, mentre ProtonVPN ha toccato addirittura il più 1.800 per cento nelle registrazioni dal Regno Unito.
Per molti utenti adulti, oltre ai minori, la corsa alle VPN ha un motivo semplice: evitare di consegnare dati biometrici o finanziari a piattaforme che chiedono prove dell’età sempre più intrusive. In un contesto dove la privacy è diventata una sensibilità comune, aggirare i nuovi cancelli digitali è apparso più semplice che accettarli.
Il brusco risveglio della politica
La brusca impennata dell’uso delle VPN non è passata inosservata. Rachel de Souza, Children’s Commissioner del Regno Unito, ha dichiarato che l’accesso alle VPN è “assolutamente una scappatoia da chiudere”, chiedendo che questo software sia sottoposto agli stessi sistemi di “age assurance altamente efficaci” che gli utenti stanno cercando di aggirare.
Anche la Camera dei Lord è entrata nel dibattito, interrogando il governo sul motivo per cui le VPN non siano state previste fin dall’inizio. Un emendamento proposto al Children’s Wellbeing and Schools Bill vuole inserire un requisito di controllo dell’età per accedere a qualsiasi VPN.
Il governo minimizza, almeno in pubblico. “Non ci sono piani attuali per vietare l’uso delle VPN”, ha detto la baronessa Lloyd of Effra, aggiungendo però che “nulla è escluso”. Un messaggio ambiguo che, nei fatti, lascia aperta la porta a nuove misure.
Non solo il porno
Anche se l’Online Safety Act nasce per limitare l’accesso dei minori a pornografia e contenuti autolesionisti, i suoi effetti investono un numero molto più ampio di piattaforme.
Il testo della legge prevede “controlli di età robusti” ogni volta che un servizio online offre funzionalità potenzialmente sensibili agli under 18, e nella pratica questo obbligo ha finito per coinvolgere non solo i siti per adulti ma anche piattaforme generaliste.
È così che servizi social come Bluesky e comunità digitali come Discord, che non trattano pornografia né contenuti estremi, si sono trovati a introdurre sistemi di verifica dell’età per gli utenti britannici.
L’OSA è quindi diventato, di fatto, un grande filtro d’accesso che non distingue tra una piattaforma di microblogging, un forum di discussione o un sito esplicitamente per adulti. E questo allargamento del perimetro rende ancora più evidente perché così tanti utenti stiano cercando rifugio nelle VPN.
Bloccare le VPN è difficile, vietarle sarebbe sbagliato
Bloccare direttamente la tecnologia VPN a livello di rete sarebbe, secondo gli esperti, quasi impossibile. “È molto difficile impedire alle persone di usare le VPN”, ha spiegato James Baker dell’Open Rights Group.
Ryan Polk dell’Internet Society ricorda invece che le VPN hanno decine di utilizzi legittimi: “Le aziende le usano per l’accesso sicuro dei dipendenti; i giornalisti per proteggere le fonti; le comunità marginalizzate per comunicare in privato; gli utenti comuni per proteggere privacy e sicurezza; e persino i gamer le usano per ridurre la latenza.”
Alcuni ipotizzano che il governo possa chiedere ai siti soggetti all’OSA di bloccare il traffico proveniente da VPN, come fanno molti servizi di streaming.
Ma l’effetto collaterale sarebbe enorme: le piattaforme internazionali non avrebbero modo di distinguere un utente britannico da un utente estero connesso via VPN, e si troverebbero a “scegliere tra bloccare tutto il Regno Unito o bloccare tutte le VPN”, come osserva Polk.
Se le soluzioni non peggiori del problema
La risposta più probabile, a questo punto, è l’introduzione di controlli di età sulle VPN. Una misura tecnicamente semplice ma potenzialmente rischiosa.
Secondo Laura Tyrylyte di Nord Security e James Baker, limitare le VPN spingerebbe gli utenti verso alternative meno sicure: servizi gratuiti che vendono i dati personali o pratiche ancora più rischiose come la condivisione fisica di file tramite chiavette USB.
Il Regno Unito è stato il primo grande Paese a introdurre limiti di età così rigidi. Ora che anche l’Australia, diversi Stati USA e l’Unione Europea stanno discutendo leggi simili, è molto probabile che le VPN finiscano nel mirino anche altrove.
Per ora, però, una cosa è già chiara: ovunque vengano introdotti sistemi di controllo aggressivi, la corsa alle VPN diventa inevitabile. Vedremo se gli altri paesi che pensano di imitare gli UK ne terranno conto prima di legiferare.
Fonte: The Verge


