Dallo scorso 25 luglio il Regno Unito ha reso obbligatoria la verifica dell’età per accedere a contenuti considerati rischiosi (dalla pornografia ai forum sull’autolesionismo) in base all’Online Safety Act.
La legge non impone un metodo unico ma richiede controlli “robusti ed efficaci”, lasciando ai siti la scelta tra diverse tecnologie: dalla verifica tramite carta di credito o conto bancario, fino ai sistemi di riconoscimento facciale che stimano l’età a partire da un selfie.
Una prospettiva che, inutile dirlo, suscita più di un brivido in alcuni utenti: difficilmente, ad esempio, qualcuno vorrà associare la propria immagine biometrica alla navigazione di un sito per adulti.
Il problema, però, è che adeguarsi sta costando molto caro. I portali che hanno implementato sistemi di verifica hanno infatti visto crollare il proprio traffico e, con esso, gli introiti pubblicitari. Al contrario, quelli che ignorano la legge stanno prosperando, registrando persino un aumento fino al triplo dei visitatori rispetto all’anno precedente.
La sfida di OFCOM e il peso economico per le piattaforme
Il quadro è reso ancora più complesso dal ruolo di OFCOM, l’autorità britannica che vigila sulle comunicazioni, dalla televisione alla rete. L’organismo ha già avviato indagini su quattro società che gestiscono in totale 34 siti pornografici, per verificare se i controlli adottati siano “altamente efficaci nel proteggere i minori dall’esposizione a contenuti pornografici”.
Ma anche laddove ci sia piena conformità, le piattaforme affrontano un duplice svantaggio: da un lato la perdita di traffico e quindi di introiti pubblicitari, dall’altro i costi per implementare i sistemi di verifica, che devono essere acquistati da fornitori terzi.
In sostanza, rispettare la legge oggi significa perdere visibilità e soldi, mentre ignorarla equivale a incassare di più. Un paradosso che rischia di minare la stessa credibilità dell’Online Safety Act.
La petizione contro l’Online Safety Act
Non sorprende, quindi, che la misura abbia spaccato l’opinione pubblica britannica. Se in linea generale la maggioranza sostiene la necessità di proteggere i minori, cresce il malcontento per come la legge è stata implementata.
Diversi siti che hanno scelto di conformarsi hanno perfino promosso una petizione per chiederne l’abrogazione. E il dato è rilevante: oltre 500.000 cittadini hanno già firmato il documento.
Il governo, però, non sembra voler fare passi indietro. Alla petizione ha risposto affermando di “non avere alcuna intenzione di abrogare l’Online Safety Act”, lasciando intendere che le regole rimarranno in vigore.
Intanto, però, cresce il rischio che il traffico web britannico venga dirottato verso piattaforme che non rispettano le norme o che utenti sempre più numerosi ricorrano a sistemi per mascherare la propria identità digitale.
Un trend globale, dal Mississippi all’Australia
Il caso britannico non è comunque isolato. Anche negli Stati Uniti emergono dinamiche simili: il Mississippi ha introdotto una legge che obbliga i siti non solo a verificare l’età dei nuovi utenti, ma anche ad acquisire il consenso dei genitori per i minori e a compiere “sforzi commercialmente ragionevoli” per impedire l’accesso a contenuti dannosi.
Una richiesta che molte piattaforme hanno giudicato impraticabile. Non a caso, realtà come Bluesky e Mastodon hanno preferito bloccare direttamente gli utenti provenienti da quello Stato piuttosto che sobbarcarsi l’onere tecnico ed economico di adeguarsi.
Anche l’Australia ha avviato un percorso in questa direzione, con uno studio che ha stabilito come la verifica dell’età possa essere implementata “in modo privato, efficiente ed efficace”. Il che lascia intravedere l’adozione di nuove misure nei prossimi mesi.
Il risultato è che la rete globale si sta muovendo verso un futuro più chiuso e regolamentato, in cui l’accesso a contenuti e servizi sarà sempre più condizionato dalla capacità degli utenti di dimostrare chi sono. Un cambiamento che, pur nato con l’intento di proteggere i minori, rischia di ridefinire radicalmente il concetto stesso di internet aperto.


