Ursula von der Leyen ha annunciato lunedì che la Commissione europea presenterà, dopo l’estate, una proposta per fissare un’età minima comune di accesso ai social media in tutti gli Stati membri. La presidente ha parlato di una “data di partenza” per l’ingresso dei più giovani nelle piattaforme, dopo aver ricevuto a Bruxelles le conclusioni di un panel di esperti dedicato alla sicurezza online dei minori. Diversi governi europei chiedono da mesi regole più severe sull’accesso dei ragazzi ai social, e alcuni Paesi, tra cui la Francia, hanno già introdotto restrizioni proprie senza aspettare una norma comune.
Accesso vietato ai minori di tredici anni, salvo supervisione
Il modello a cui lavora la Commissione prevede un blocco per i minori di 13 anni, con l’eccezione dell’uso sotto la supervisione di un genitore o di un tutore e per un tempo limitato. Superata quella soglia, l’accesso diventerebbe graduale, e legato a quanto ciascuna piattaforma riuscirà a dimostrare di essere adeguata e sicura per gli adolescenti. Von der Leyen ha definito questo l’argomento “più convincente” emerso dal lavoro degli esperti, aggiungendo che i bambini sotto i tre anni non dovrebbero avere alcun contatto con gli schermi.
La maggior parte delle piattaforme richiede già formalmente un’età minima di 13 anni, la stessa soglia fissata dal regolamento europeo sulla privacy per il consenso al trattamento dei dati personali. Ma quel limite si aggira con estrema facilità, spesso senza alcun controllo reale da parte dei servizi.
Le prove raccolte dal panel di esperti sui minori
A guidare i lavori del panel sono stati Maria Melchior, direttrice dell’istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica, e Jörg Fegert, alla guida del dipartimento di psichiatria infantile dell’ospedale universitario di Ulm. Il gruppo, annunciato nel discorso sullo stato dell’Unione del 2025, ha riunito ricercatori di neuroscienze, psicologia e informatica insieme a rappresentanti dei giovani, incontrandosi tre volte tra marzo e giugno prima di consegnare il rapporto finale lunedì.
Secondo i dati raccolti dal panel, i ragazzi trascorrono in media tra le quattro e le sei ore al giorno davanti a uno schermo, e quasi il 60% dei bambini più piccoli ha già vissuto un episodio di disagio emotivo o psicologico legato all’uso di internet. Il rapporto raccomanda di vietare l’accesso ai minori di 13 anni finché le piattaforme non dimostreranno di aver progettato i propri servizi pensando alla loro sicurezza, e suggerisce ulteriori restrizioni precauzionali anche per i ragazzi più grandi.
La responsabilità sui minori passa alle piattaforme
Durante la conferenza stampa a Bruxelles, von der Leyen ha insistito sul fatto che l’onere della sicurezza online debba ricadere sulle aziende tecnologiche, non su genitori o ragazzi: le piattaforme, ha detto, hanno un “dovere di diligenza” verso i propri utenti. Il paragone scelto dalla presidente della Commissione è quello della patente e dell’alcol: non si danno le chiavi dell’auto ai figli prima che abbiano preso la patente, né si permette loro di comprare alcolici prima dell’età legale, ha detto, e allo stesso modo va stabilita l’età in cui i ragazzi possono accedere ai social media. Non si tratta, ha aggiunto, di negare ai minori l’accesso ai social, ma di decidere se e quando i social possono accedere ai più giovani.
Cosa fanno già le piattaforme per proteggere i minori
Meta e TikTok non hanno commentato l’annuncio della Commissione. Le due aziende sostengono da tempo di aver già introdotto misure di tutela per gli utenti più giovani, come gli account per adolescenti di Instagram, che limitano il tempo di utilizzo e restringono i contatti con estranei. Bruxelles, però, non sembra convinta: la settimana scorsa la Commissione ha avvertito Meta che lo scorrimento infinito dei feed di Instagram e Facebook potrebbe violare le nuove regole europee sui contenuti online, e in precedenza aveva già contestato a TikTok un design pensato per creare dipendenza, soprattutto tra i più giovani.
Le indagini aperte dalla Commissione ai sensi del Digital Services Act riguardano già TikTok, Facebook e Instagram, e possono portare a sanzioni fino al 6% del fatturato globale delle aziende coinvolte.
Un’app per verificare l’età senza tracciare i minori
Per rendere applicabile una soglia comune, la Commissione sta lavorando a un’app di verifica dell’età che permette di confermare di avere più o meno di un certo numero di anni senza condividere dati personali con le piattaforme.
Lo strumento resta per ora facoltativo, in attesa di una cornice legislativa che lo renda obbligatorio per i grandi servizi online.
L’Australia ha già vietato i social ai minori di 16 anni
Un anno fa l’Australia è diventata il primo Paese al mondo a introdurre un divieto assoluto di accesso ai social media per gli under 16, dopo le pressioni di genitori preoccupati per il bullismo online e per la difficoltà di controllarlo. In Europa alcuni governi non hanno atteso una regola comune: oltre alla Francia, anche in Italia si discute da mesi di come arginare la dipendenza dai social tra i più giovani.
La proposta della Commissione arriverà comunque solo dopo l’estate, probabilmente in occasione del discorso sullo stato dell’Unione di settembre. Fino ad allora, resta da capire come una soglia europea unica si concilierà con le regole già introdotte, o in discussione, nei singoli Stati membri.
Fonte: Financial Times


