L’Unione Europea ha avviato la prima revisione formale di un’offerta di impegno sui prezzi da parte di un produttore di veicoli elettrici in Cina. La procedura è partita a seguito della richiesta presentata da VW Anhui, joint venture tra Volkswagen e JAC Motors con sede a Hefei.
La Commissione Europea esaminerà per 12–15 mesi se la società può sostituire i dazi compensativi attualmente applicati con un sistema di prezzi gestiti. Tale meccanismo permetterebbe di mantenere invariato l’effetto delle misure, ma attraverso un modello concordato invece che tramite tariffe aggiuntive.
Durante la revisione, i dazi esistenti continueranno a rimanere in vigore. La Commissione non riaprirà l’indagine originale né rivedrà le conclusioni sulla sovvenzione o sul danno per l’industria europea.
Volkswagen e le sue sussidiarie sono soggette a un dazio aggiuntivo del 20,7% sull’importazione di veicoli elettrici prodotti in Cina, che si somma al 10% di base applicato a tutte le auto importate in UE.
VW Anhui risulta potenzialmente idonea alla procedura perché avrebbe iniziato a spedire i suoi ultimi modelli Cupra verso l’Europa solo dopo la chiusura dell’indagine e quindi senza impatto retroattivo.
La situazione attuale in UE
I dazi europei sugli EV cinesi, entrati in vigore a ottobre, derivano da un’indagine che ha individuato sovvenzioni diffuse lungo la filiera dell’elettrico in Cina. Le tariffe variano dal 7,8% per Tesla al 35,3% per SAIC, mentre BYD e Geely sono state collocate rispettivamente al 17% e al 18,8%. Le aziende non campionate hanno ricevuto aliquote del 20,7% se cooperative e del 35,3% se non cooperative.
Pechino ha contestato i risultati e spinto per un accordo complessivo sul prezzo, ma i colloqui con Bruxelles e i principali gruppi industriali cinesi si sono bloccati. La parte cinese mirava a un’intesa generalizzata per tutti i marchi, mentre la Commissione preferiva un sistema più dinamico con livelli variabili in base al singolo veicolo e alle condizioni di mercato.
Volkswagen è stata tra le aziende europee più critiche verso i dazi, sottolineando il rischio di possibili ritorsioni commerciali in Cina. Finora, tuttavia, le risposte di Pechino si sono concentrate su settori come brandy, latticini e carne suina, senza colpire direttamente il comparto automobilistico europeo.
Tensioni globali
Nel frattempo, le tensioni commerciali restano elevate. Le restrizioni cinesi sull’export di minerali critici — inclusi terre rare e magneti permanenti — stanno accelerando i piani dell’UE per ridurre la dipendenza strategica da Pechino. La Commissione ha pubblicato una nuova comunicazione sulla sicurezza economica, che rafforza l’uso degli strumenti commerciali e prevede una valutazione su eventuali nuove misure contro la sovracapacità industriale cinese entro la seconda metà del 2026.
Bruxelles ha inoltre lanciato un programma da 3 miliardi di euro per aumentare l’autosufficienza nelle materie prime critiche. Dal prossimo anno verranno introdotte restrizioni all’export di magneti permanenti usati, con l’obiettivo di coprire almeno il 20% del fabbisogno europeo tramite il riciclo.
Fonte: SCMP


