Il gruppo Volkswagen ha annunciato che svilupperà in Cina i propri processori avanzati per alimentare la prossima generazione di veicoli elettrici e semi-autonomi destinati al mercato locale.
L’obiettivo è chiaro: riprendere quota in un Paese che è diventato terreno di scontro per la leadership tecnologica dell’automotive. Il progetto sarà guidato da Carizon, joint venture tra Volkswagen e Horizon Robotics, specializzata in chip per l’intelligenza artificiale.
Il system-on-a-chip che nascerà da questa collaborazione sarà in grado di elaborare in tempo reale le informazioni provenienti da sensori e telecamere di bordo, con una potenza di calcolo compresa tra 500 e 700 tera-operazioni al secondo (TOPS), un’unità di misura che indica il numero di trilioni di operazioni che il chip può eseguire in un solo secondo. Un risultato, questo, quasi al livello del processore Thor di Nvidia, oggi il riferimento del settore.
“Stiamo accelerando e approfondendo la nostra strategia ‘In China, for China’, andando oltre la produzione localizzata per padroneggiare le tecnologie chiave che plasmeranno la mobilità del futuro”, ha spiegato Ralf Brandstätter, presidente e CEO di Volkswagen Cina. “Il chip Volkswagen sarà sviluppato con in mente i nostri clienti cinesi”.
Il cambio di paradigma di Volkswagen
Dietro questa mossa c’è molto più di un semplice investimento tecnologico. C’è la decisione di produrre chip proprietari in Cina, che segna l’ingresso di Volkswagen in una nuova fase della competizione automobilistica globale: quella della sovranità hardware.
Finora, la casa tedesca si era affidata a fornitori esterni per i semiconduttori e per i sistemi di guida automatizzata. Oggi sceglie di verticalizzare la produzione, in linea con la politica industriale cinese che spinge verso l’autosufficienza tecnologica.
“Rendere i nostri veicoli più intelligenti è una delle competenze centrali di Volkswagen in Cina”, ha spiegato Frank Han, CEO della divisione software Cariad, controllante di Carizon. “Stiamo rafforzando questa convinzione e consolideremo la nostra presenza qui”.
La nuova architettura per veicoli elettrici di terza generazione, sulla quale si baseranno i chip, rappresenta il cuore della trasformazione. Entro il 2030, l’azienda prevede che l’80% delle sue auto vendute in Cina sarà sviluppato su questa piattaforma.
La risposta a BYD, Xpeng e Nio
Volkswagen è stata per decenni il simbolo dell’auto occidentale in Cina, leader del mercato fin dal 1984. Ma negli ultimi anni il primato si è incrinato.
Nel 2023, il gruppo tedesco ha venduto 2,9 milioni di veicoli, in calo del 9,5% rispetto all’anno precedente, venendo superato da BYD, oggi considerato il “re” dell’elettrico cinese.
Parallelamente, costruttori come Xpeng e Nio hanno accelerato sul fronte della guida intelligente, sviluppando chip proprietari in grado di gestire sistemi di navigazione e percezione avanzati.
Il chip Turing di Xpeng, ad esempio, verrà installato su tutti i nuovi modelli della casa e, secondo il fondatore He Xiaopeng, potrà persino alimentare auto volanti e robot.
Volkswagen ha così deciso di non restare spettatrice: possiede oggi una partecipazione del 5% in Xpeng, e le due aziende stanno lavorando insieme a nuovi modelli che debutteranno il prossimo anno in Cina.
È una scelta di realpolitik industriale: collaborare per integrarsi nell’ecosistema cinese anziché sfidarlo frontalmente.
La nuova frontiera dell’auto intelligente
In Cina, la “battaglia dei chip” è ormai sinonimo di competizione per l’intelligenza a bordo. Secondo Zhang Yongwei, segretario generale dell’organizzazione China EV100, due auto su tre vendute nella Cina continentale nel 2025 avranno capacità di guida autonoma di livello 2 o superiore.
Il chip Volkswagen non rappresenta solo un passo avanti tecnologico ma un segnale politico-industriale. È la dimostrazione che anche i colossi europei, se vogliono restare protagonisti, devono diventare parte integrante dell’infrastruttura tecnologica cinese.
Il futuro della mobilità, insomma, non si gioca più soltanto su motori e batterie, ma anche sui chip.
Fonte: South China Morning Post


