L’amministrazione Trump ha deciso di raccontare la sua politica di deportazione di massa attraverso i meme e i video social, trasformando quello che tradizionalmente sarebbe stato comunicato con toni istituzionali in una serie di contenuti pensati per diventare virali.
La strategia è piuttosto sofisticata dal punto di vista digitale: la Casa Bianca e il Dipartimento di Sicurezza Nazionale pubblicano video con colonne sonore accattivanti, meme che cavalcano i trend del momento e persino contenuti prodotti professionalmente con beat techno. Un esempio emblematico è stato il video musicale centrato su un SUV della Border Patrol con la colonna sonora “I will be kicking you out”, oppure la cartolina di San Valentino con Trump che è diventata virale ottenendo un quarto di milione di like.
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Cosa spera di ottenere Trump?
L’obiettivo dichiarato è quello di mostrare che il presidente sta mantenendo le promesse elettorali in modo “divertente e coinvolgente”, aggirando i media tradizionali per parlare direttamente agli americani. Il team digitale della Casa Bianca, che gestisce account con oltre 10 milioni di follower, usa questi contenuti “appariscenti e aggressivi” per catturare l’attenzione degli elettori mainstream e “riformulare la narrativa” intorno alle deportazioni.
Dal punto di vista dell’engagement, la strategia funziona: i contenuti ottengono milioni di visualizzazioni e migliaia di interazioni. Tuttavia, le reazioni sono profondamente divise. Molti utenti online apprezzano questo approccio diretto e l’uso dell’umorismo aggressivo, ma altri lo considerano di cattivo gusto o addirittura disumanizzante. Anche alcuni ex sostenitori di Trump criticano quello che definiscono un approccio “spettacolare e brutale” che rischia di allontanare le persone.
https://t.co/PVdINmsHXs pic.twitter.com/Bw5YUCI2xL
— The White House (@WhiteHouse) March 27, 2025
La questione diventa ancora più delicata quando questi contenuti prendono di mira specifiche persone, come è successo con un critico di moda che aveva commentato negativamente l’abbigliamento del vicepresidente JD Vance. Vance ha risposto con un meme suggerendo che deportarlo sarebbe “la cosa più divertente di sempre”, scatenando un dibattito online che ha raggiunto 10 milioni di visualizzazioni.
— JD Vance (@JDVance) June 9, 2025
Una scommessa vinta?
Nonostante il successo digitale, il Washington Post sottolinea come i sondaggi mostrano che l’opinione pubblica rimane divisa: il 52% degli americani disapprova le politiche immigratorie di Trump, mentre solo il 37% le approva. Questo gap si è addirittura allargato da quando Trump è tornato in carica e ha ricominciato a tempestare i social.
La vicenda solleva questioni interessanti sulla comunicazione istituzionale nell’era digitale: da un lato, questi contenuti dimostrano come le amministrazioni moderne stiano sperimentando nuovi modi per raggiungere i cittadini bypassando i canali tradizionali. Dall’altro, pone interrogativi su dove si collochi il confine tra efficacia comunicativa e senso delle istituzioni, soprattutto quando si tratta di politiche che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone.


