Dalla Golden Fleet alla USS Defiant: Trump ridisegna la marina USA

by | 8 Gen 2026 | Tecnologia

Immagine: Marina militare USA
Tempo di lettura: 3 minuti

Il presidente Trump ha approvato la “Golden Fleet” lo scorso 7 dicembre, e ieri è arrivata la conferma di quello che sarà il suo gioiello più controverso: la USS Defiant, prima unità della classe Trump.

Neo-corazzate armate con missili da crociera nucleari, droni marittimi autonomi, fregate di nuova concezione e navi logistiche modernizzate. L’annuncio del segretario alla Marina John Phelan ad Axios ha messo nero su bianco un programma ambizioso quanto divisivo, che promette di stravolgere decenni di dottrina navale americana. Ma tra specifiche tecniche ardite e capacità produttive limitate, il divario tra visione e realtà resta enorme.

La Golden Fleet include una fregata di produzione interamente americana, diversa dalla classe Constellation di derivazione franco-italiana recentemente cancellata. E prevede anche un massiccio investimento in droni marittimi.

Saronic, startup specializzata in imbarcazioni autonome, si è aggiudicata un contratto da 392 milioni di dollari. “Continueremo a costruire navi che sono le pietre angolari della flotta. Portaerei. Cacciatorpediniere. Sottomarini”, ha dichiarato Phelan. “Ma abbiamo bisogno di nuove navi, e abbiamo bisogno di navi moderne”.

Secondo il segretario, il programma comprenderà “parecchia” tecnologia non presidiata, segnando una svolta nella strategia navale: l’automazione, finora marginale, diventa centrale nella deterrenza del Pacifico.

Trump vuole dare un’accelerata alla cantieristica domestica ma i numeri raccontano un’altra storia: i cantieri statunitensi oggi producono meno dell’1% della produzione cinese annuale per tonnellaggio. È una questione di sovranità industriale prima ancora che militare.

Le tecnologie che (forse) non ci sono

Le specifiche pubblicate dalla Marina per la classe Trump sono un manifesto di ambizioni tecnologiche: armi laser multiple, un cannone elettromagnetico (railgun), spazio per missili ipersonici Conventional Prompt Strike, il sistema di guerra elettronica Surface Electronic Warfare Improvement Program Block III, un ponte di volo compatibile con il V-22 Osprey e futuri velivoli a decollo verticale.

L’equipaggio previsto è di 650-850 persone, molto più numeroso di quanto richiesto dalle navi contemporanee. Il problema è che molte di queste tecnologie sono ancora immature o estremamente energivore.

La classe Trump sovverte anche la dottrina tattica consolidata. Per anni i pensatori militari hanno puntato sulla dispersione di potenza di fuoco, persone e rifornimenti, specialmente nell’Indo-Pacifico dove la minaccia cinese impone mobilità e ridondanza.

Le neo-corazzate vanno invece nella direzione opposta: concentrazione di armamenti, equipaggi sovradimensionati, sistemi complessi e interdipendenti. È una scommessa sul gigantismo tecnologico in controtendenza rispetto alle lezioni apprese negli ultimi decenni.

Trump e la realtà dei cantieri

Ma è la scelta di dotare navi di superficie con armi nucleari, nello specifico missili da crociera lanciati dal mare, a rappresentare la rottura più netta con il passato.

Dopo decenni di pratica post-Guerra Fredda che aveva progressivamente denuclearizzato le flotte, Trump riporta indietro l’orologio. Non è solo una questione militare: è un segnale politico di deterrenza massima nel confronto con Cina e Russia.

Anche le convenzioni di denominazione sono saltate: le navi da guerra americane seguono tradizionalmente nomenclature precise, intitolate a stati, città, presidenti defunti o figure storiche. La classe Trump, approvata mentre il presidente è ancora in carica, infrange questa prassi consolidata. “Il presidente ha parlato di quella che chiamerò la Big Beautiful Ship”, ha detto Phelan, aggiungendo cripticamente: “restate sintonizzati”.

Inizialmente sono previste due navi classe Trump, ma il programma potrebbe arrivare a 20-25 unità. Il condizionale è d’obbligo: gli Stati Uniti infatti faticano già a costruire e mantenere le navi esistenti. La stessa Marina, scrivevamo sopra, ha recentemente cancellato quattro fregate classe Constellation per problemi di costi e tempi.

Molti esperti restano pessimisti sulla possibilità di potenziare la cantieristica americana nel breve termine. E tra retorica visionaria e vincoli industriali concreti, la Golden Fleet rischia di rimanere più una promessa dorata che una flotta operativa.

Fonte: Axios

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