Le aziende di droni militari della Silicon Valley non possono fare a meno del “Made in China”

da | 22 Apr 2025 | Tech War

Il quadricottero militare Skydio X2D. | Foto: Skydio

Mentre il Pentagono pianifica l’impiego massiccio di droni militari in vista di un possibile conflitto nel Pacifico, la realtà si sta rivelando più complessa di quanto non sembrasse a prima vista.

Le aziende della Silicon Valley chiamate a rispondere alla nuova corsa agli armamenti sono infatti ancora fortemente dipendenti da componenti cinesi, proprio mentre i dazi imposti da Donald Trump aggravano le tensioni commerciali con Pechino.

Il paradosso, messo in luce da Forbes, imbarazza i vertici militari statunitensi: per contrastare la Cina, si usano tecnologie costruite – almeno in parte – proprio con materiali cinesi.

Secondo Drone Industry Insights, Pechino controlla oggi circa il 90% del mercato globale dei droni commerciali e produce la maggior parte dell’hardware chiave: telai, batterie, moduli radio, videocamere e schermi.

Gli Stati Uniti, forti nella progettazione ma deboli nella manifattura, sono ancora indietro nel costruire un’infrastruttura industriale autonoma.

“Siamo quasi totalmente dipendenti dal nostro principale avversario”, ha ammesso Josh Steinman, ex funzionario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale.

J.D. Vance coi visori cinesi

La portata di questa dipendenza è tale da toccare anche le alte sfere dell’amministrazione.

Lo scorso mese, durante una dimostrazione dei Marines a Quantico, il vicepresidente J.D. Vance è stato fotografato mentre indossava visori Skyzone per droni, prodotti in Cina.

Il Pentagono si è affrettato a chiarire che gli occhiali “non erano forniture militari” ma erano stati usati “solo a scopo dimostrativo”. E però l’immagine ha fatto il giro dei corridoi della difesa, diventando il simbolo involontario di un problema strutturale.

Questo livello di esposizione ha generato forti preoccupazioni tra i funzionari della difesa, soprattutto dopo che le sanzioni cinesi hanno colpito alcuni dei fornitori chiave per il Pentagono.

È il caso di Skydio, tra i maggiori produttori americani di droni, che a ottobre ha visto interrotto il proprio approvvigionamento di batterie. “Questo dimostra che la Cina è pronta a usare le catene di fornitura come arma”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato.

Pedigree patriottici, componenti cinesi

Il corto circuito si allarga quando si guarda alla mappa dei finanziamenti. Molte delle startup oggi protagoniste del nuovo comparto drone-tech americano sono sostenute da grandi firme del venture capital statunitense, come Accel o Sequoia.

Tra queste spicca la venture firm Andreessen Horowitz, finanziatrice di Anduril, Skydio e Shield AI, che ha chiesto un approccio più graduale. “Eliminare di colpo tutte le fonti straniere comprometterebbe l’intero comparto statunitense”

Le aziende americane produttrici di droni, nonostante il pedigree patriottico, hanno infatti difficoltà a liberarsi dalle forniture cinesi.

Alcuni CEO hanno adottato toni trionfalistici: Dan Magy di Firestorm ha definito le misure “un distintivo d’onore”, mentre Anduril ha dichiarato di aver completamente eliminato la “spesa diretta dalla Cina”.

Altri, come BRINC o CyberLux, hanno preferito invce riposizionarsi sul mercato civile, come ad esempio quello della sicurezza pubblica, perché soggetto a meno restrizioni.

Il caso di Orqa

Emblematico è il caso che vede coinvolto il CEO della croata Orqa. Puntava tutto sul marchio “China-free”, si è trovato invece a dover giustificare la presenza di moduli radio cinesi affermando che erano sì assemblati in Cina, ma con chip prodotti altrove. E che comunque l’azienda che li produce è di proprietà di un suo dirigente.

Una precisazione che non è bastata: l’azienda è stata esclusa dalla Blue List del Pentagono, un elenco riservato ai droni ritenuti sicuri per l’uso militare.

“La maggior parte delle aziende occidentali dipende ancora da componenti cinesi”, ha ammesso il CEO Srdjan Kovacevic, spiegando che Orqa ha da allora internalizzato la produzione.

La guerra dei droni passa da DJI

A tenere sotto scacco l’intero settore, secondo gli americani, è DJI.

Il gigante di Shenzhen, cresciuto con l’aiuto di sussidi statali e finanziamenti anche americani, è oggi il leader globale del mercato, nonché uno dei maggiori fornitori di droni per agricoltori e forze di polizia negli Stati Uniti.

“Finché DJI non verrà bandita del tutto, non ci sarà abbastanza mercato per costruire una base industriale americana”, ha affermato Nathan Ecelbarger, presidente della National Drone Association.

Eppure, DJI ha resistito con successo a ogni tentativo di esclusione dal mercato USA.

Ha contestato le proposte del Dipartimento del Commercio, ha fatto causa al Pentagono e ha condotto un’efficace attività di lobbying contro un emendamento legislativo che ne avrebbe bandito i prodotti.

Alla fine, l’emendamento è stato stralciato dal bilancio della difesa, e DJI ha ringraziato pubblicamente i propri clienti americani: “Il vostro supporto ha fatto la differenza. I parlamentari vi hanno ascoltato”.

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