TikTok ha presentato venerdì un ricorso presso la Corte d’Appello federale statunitense, contestando le affermazioni del Dipartimento di Giustizia sui presunti legami dell’app con la Cina.
L’azienda cerca di annullare una legge che impone alla sua casa madre cinese, ByteDance, di vendere gli asset statunitensi del suo social network entro il 19 gennaio 2025, pena il divieto di operare nel paese.
Nella sua dichiarazione, TikTok ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia ha commesso errori fattuali nel rappresentare i rapporti dell’app con la Cina. L’azienda ha ribadito che i dati degli utenti americani e il motore di raccomandazione dei contenuti sono archiviati negli Stati Uniti su server gestiti da Oracle, e che le decisioni di moderazione per gli utenti USA vengono prese sul suolo americano.
La legge in questione, firmata dal presidente Biden ad aprile, è stata motivata da preoccupazioni sulla sicurezza nazionale. Il governo teme che TikTok possa essere usato dal regime cinese per raccogliere dati sugli americani o manipolare i contenuti visualizzati.
TikTok ha anche argomentato che la legge violerebbe i suoi diritti di libertà d’espressione, contestando l’affermazione del Dipartimento di Giustizia secondo cui le decisioni editoriali dell’app sarebbero “il discorso di uno straniero” non protetto dalla Costituzione USA.
La questione si intreccia con la campagna elettorale per le presidenziali di novembre. Mentre il candidato repubblicano Donald Trump si è unito a TikTok dichiarando di non sostenere un divieto, la democratica Kamala Harris ha iniziato a usare l’app come parte della sua strategia di comunicazione.
La Corte d’Appello discuterà il caso il 16 settembre, portando il dibattito sul futuro di TikTok negli Stati Uniti al centro dell’attenzione pubblica nelle settimane cruciali prima del voto.


