TikTok sta attraversando un momento cruciale negli Stati Uniti. Lunedì, la società ha presentato un ricorso presso il tribunale d’appello di Washington per fermare il divieto imposto dal governo statunitense, che dovrebbe entrare in vigore il 19 gennaio. Il provvedimento mira a obbligare ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, a vendere la piattaforma a entità non cinesi entro quella data. Le preoccupazioni del governo USA riguardano la sicurezza nazionale, temendo che il governo cinese possa influenzare l’algoritmo di TikTok o accedere ai dati degli utenti americani.
Il dibattito legale ruota attorno alla costituzionalità del divieto. Da un lato, i giudici evidenziano i rischi legati al controllo straniero su una piattaforma così diffusa; dall’altro, TikTok e i suoi avvocati sostengono che vietare l’app costituirebbe una violazione della libertà di espressione, dato che milioni di americani la utilizzano per comunicare e condividere contenuti. Tra le possibili soluzioni discusse dai giudici vi è l’introduzione di un disclaimer sui video di TikTok, che avverta gli utenti del potenziale coinvolgimento del governo cinese. Sebbene invadente, questa soluzione sarebbe meno restrittiva rispetto a un divieto totale.
A livello politico, la situazione presenta una certa ironia: nonostante le amministrazioni Trump e Biden abbiano sostenuto il divieto, figure di spicco come la vicepresidente Kamala Harris e l’ex presidente Donald Trump continuano a usare attivamente TikTok per raggiungere i giovani elettori. Trump, che in passato ha sostenuto con forza il divieto, ha cambiato approccio e ora utilizza la piattaforma per promuovere la sua candidatura, vantandosi di essere diventato “una star su TikTok“. Anche Harris ha recentemente aperto un account personale sulla piattaforma, riconoscendo l’importanza di connettersi con le nuove generazioni tramite questo mezzo.

La popolarità di TikTok rende difficile per il governo ignorare l’impatto che un eventuale divieto avrebbe sull’economia e sugli utenti. Una recente indagine ha rilevato che il sostegno a un divieto di TikTok tra gli adulti americani è diminuito, passando dal 50% a marzo al 32% oggi. Inoltre, alcuni creatori di contenuti, tra cui imprenditori e influencer, hanno avviato cause legali contro il governo, sostenendo che la piattaforma è essenziale per il loro lavoro e che un divieto rappresenterebbe un colpo devastante per le loro attività.
Il tribunale dovrebbe emettere una sentenza entro dicembre, in modo da permettere, in caso di sconfitta, un eventuale ricorso alla Corte Suprema prima della scadenza di gennaio. Tuttavia, una vendita di TikTok entro quella data appare improbabile, data la complessità dell’operazione e l’elevata valutazione dell’app, che potrebbe superare i 100 miliardi di dollari. A complicare ulteriormente la situazione, la Cina ha dichiarato che vieterebbe l’esportazione di uno dei componenti più critici di TikTok, il suo algoritmo di raccomandazione, rendendo ancora più difficile una possibile vendita.


