TikTok ha messo nero su bianco ciò che per mesi era rimasto confinato tra indiscrezioni e annunci politici.
In un memo interno visionato da Bloomberg, l’amministratore delegato Shou Chew ha comunicato ai dipendenti che la società e la sua capogruppo ByteDance hanno firmato accordi vincolanti per la creazione di una nuova joint venture negli Stati Uniti, destinata a essere controllata in maggioranza da investitori americani.
Un passaggio che trasforma un’intesa politica in un’operazione industriale vera e propria, e che segna una svolta nella lunga partita tra TikTok e Washington.
Chew ha parlato apertamente di “ottime notizie”, confermando che gli accordi sono stati sottoscritti con Oracle, Silver Lake e MGX, e indicando il 22 gennaio 2026 come data prevista per il closing. Una tempistica che coincide con l’ennesima proroga concessa dall’amministrazione Trump alla scadenza della legge che impone la vendita o il bando dell’app negli Stati Uniti.
La nuova struttura e la perdita del controllo diretto
La joint venture statunitense nascerà sulle basi dell’attuale organizzazione TikTok US Data Security e opererà come entità indipendente, con piena autorità sulla protezione dei dati degli utenti americani, sulla sicurezza degli algoritmi, sulla moderazione dei contenuti e sulla garanzia del software.
Parallelamente, le entità statunitensi di TikTok Global continueranno a occuparsi dell’interoperabilità dei prodotti a livello globale e di alcune attività commerciali, come e-commerce, pubblicità e marketing.
La struttura azionaria racconta con chiarezza l’equilibrio raggiunto. Il 50% della compagine sarà composto da nuovi investitori, mentre Oracle, Silver Lake e MGX, società di investimento con sede ad Abu Dhabi, deterranno ciascuna una quota del 15%.
Un ulteriore 30,1% sarà in mano ad affiliate di alcuni investitori già presenti nel capitale di ByteDance, mentre la casa madre cinese manterrà il 19,9%.
È una configurazione che priva ByteDance del controllo diretto di TikTok negli Stati Uniti e ridisegna la governance di uno dei social media più influenti del mercato americano.
L’algoritmo di TikTok e il ruolo di Oracle
Al centro dell’accordo resta l’algoritmo, considerato l’asset più prezioso di TikTok e il vero fulcro delle preoccupazioni di Washington.
In base all’intesa proposta dagli Stati Uniti, ByteDance concederà in licenza la propria tecnologia di raccomandazione basata sull’intelligenza artificiale alla nuova entità americana.
Questa utilizzerà l’algoritmo esistente per riaddestrare un nuovo sistema, che sarà messo in sicurezza da Oracle, partner cloud di TikTok e attore chiave dell’intera operazione.
Il ruolo di Oracle non è solo finanziario ma strutturale. L’azienda diventa il garante tecnologico della separazione tra la nuova TikTok statunitense e la casa madre cinese, offrendo a Washington una risposta concreta alle preoccupazioni legate all’accesso ai dati e al possibile utilizzo politico dell’algoritmo.
Politica, sicurezza e una scadenza che torna
Il memo di Chew ricalca l’accordo annunciato dalla Casa Bianca lo scorso settembre, un’intesa che resta subordinata all’approvazione della Cina.
Nel documento interno, però, non compare alcun riferimento alla posizione di Pechino, lasciando aperto l’interrogativo su come verrà accolta un’operazione che sottrae alla Cina il controllo totale di un fenomeno dei social media americani.
Il contesto normativo resta determinante. La riorganizzazione di TikTok è stata imposta per motivi di sicurezza nazionale da una legge firmata durante l’amministrazione Biden, sulla base del timore che Pechino potesse utilizzare l’app per raccogliere dati sui cittadini statunitensi o per influenzare l’opinione pubblica attraverso il sistema di raccomandazione.
La scadenza originaria del meccanismo “sell-or-ban” era fissata a gennaio di quest’anno ma Trump l’ha prorogata più volte dal suo ritorno alla Casa Bianca, spostandola ora a gennaio 2026. Se l’operazione arriverà davvero al closing, TikTok potrebbe smettere di essere uno dei dossier più tossici nei rapporti tra Stati Uniti e Cina.
Ma il prezzo politico e industriale è evidente: ByteDance rinuncia al pieno controllo del suo asset più forte sul mercato americano, mentre Washington ottiene un compromesso che potrebbe fare scuola nel confronto tra tecnologia e sovranità nazionale.
Fonte: Bloomberg


