Gli Stati Uniti minacciano sanzioni contro le aziende tech europee

by | 18 Dic 2025 | Tech War

Il rappresentante dell’Ufficio per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer. | Foto: Politico
Tempo di lettura: 3 minuti

Il messaggio pubblicato l’altro ieri sui social dall’Office of the United States Trade Representative segna un punto di svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Unione europea sul fronte tecnologico.

Non solo accuse esplicite di discriminazione ai danni delle aziende americane, ma anche la minaccia di ritorsioni dirette contro le imprese europee. Una minaccia che, per la prima volta, non resta astratta.

Nel post dell’USTR vengono citate esplicitamente alcune aziende europee che potrebbero finire nel mirino di Washington: Accenture, DHL, Mistral, SAP, Siemens e Spotify.

Un elenco che attraversa consulenza, logistica, software industriale, intelligenza artificiale e piattaforme digitali, e che segnala come lo scontro sia destinato ad allargarsi ben oltre il perimetro delle Big Tech americane.

È un linguaggio che rompe con la prudenza diplomatica del passato e che arriva mentre Washington e Bruxelles stanno ancora lavorando a un quadro commerciale comune annunciato nei mesi scorsi.

Secondo l’USTR, l’Unione europea e alcuni Stati membri avrebbero “persistito in un percorso continuo di cause legali, tasse, multe e direttive discriminatorie e vessatorie” nei confronti delle aziende statunitensi, senza un reale confronto con Washington.

Se questa linea non cambierà, avverte l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti “non avranno altra scelta che iniziare a utilizzare ogni strumento a loro disposizione”.

Le indagini europee

Al centro dello scontro ci sono le politiche regolatorie europee e, in particolare, le indagini in corso e quelle avviate di recente contro i grandi gruppi tecnologici americani.

Bruxelles ha multato X, la piattaforma di Elon Musk, per circa 140 milioni di dollari per violazioni delle regole sulla trasparenza digitale, mentre un’ulteriore indagine potrebbe portare a nuove sanzioni. Nelle ultime settimane sono stati inoltre aperti nuovi procedimenti che coinvolgono Google, Microsoft, Amazon e Meta.

Queste iniziative si aggiungono a un decennio di multe miliardarie inflitte ai colossi statunitensi per violazioni delle norme antitrust, sulla privacy digitale e fiscali.

Per Washington non si tratta più di singoli casi, ma di un impianto regolatorio complessivo che penalizzerebbe sistematicamente le aziende americane, mentre le imprese europee continuano a operare liberamente sul mercato statunitense.

Le ritorsioni degli Stati Uniti e i nomi sul tavolo

La novità più rilevante del post dell’USTR è dunque l’esplicitazione delle possibili contromisure. Tra le opzioni citate compaiono oneri e restrizioni per le società di servizi, ma soprattutto la scelta politica di indicare per nome alcune aziende europee come potenziali bersagli.

Una mossa che amplia il conflitto ben oltre il dibattito su social media e motori di ricerca e che coinvolge settori strategici dell’economia europea, dalla consulenza industriale all’IA, dalla logistica alle piattaforme digitali.

Da Bruxelles la risposta è stata immediata. “Le nostre regole si applicano in modo equo e imparziale a tutte le aziende che operano nell’Ue”, ha dichiarato Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea, assicurando che l’Unione continuerà ad applicarle “in modo equo e senza discriminazioni” e a dialogare con Washington sull’attuazione dell’accordo commerciale.

L’Europa e la linea di Washington

Lo scontro con Bruxelles si inserisce in un contesto transatlantico già fragile. Nell’ultimo anno il rapporto si è logorato su più fronti, dalla difesa ai dazi, e la tecnologia è diventata uno dei terreni su cui Washington ha scelto di alzare i toni.

A febbraio, intervenendo alla Munich Security Conference, il vicepresidente JD Vance aveva criticato direttamente la regolazione tech europea, avvertendo che “la libertà di parola, temo, è in ritirata”.

Nelle ultime settimane la Casa Bianca ha poi pubblicato un piano di sicurezza nazionale che ha attaccato l’Europa con parole insolitamente nette, invitandola ad “abbandonare il suo fallimentare focus sulla soffocazione regolatoria” e sostenendo che il continente stia declinando anche per via di “regolamentazioni nazionali e transnazionali che minano creatività e operosità”.

Un atteggiamento che, dunque, non riguarda solo l’Unione europea come interlocutore commerciale, ma investe più in generale l’idea stessa di regolazione digitale come modello politico.

Problemi anche con l’Inghilterra

Pochi giorni fa Washington ha poi informato Londra della sospensione dell’attuazione di un accordo tecnologico bilaterale che prevedeva una maggiore cooperazione su intelligenza artificiale ed energia nucleare.

Secondo persone a conoscenza delle discussioni, i funzionari statunitensi ritengono che il Regno Unito non stia facendo progressi sufficienti nel ridurre le barriere commerciali promesse, in particolare sui servizi digitali.

Sul tavolo ci sarebbero pressioni americane per allentare gli standard di sicurezza alimentare britannici e una crescente frustrazione per le regole sulla sicurezza online e per le tasse sui servizi digitali applicate alle aziende statunitensi.

In questo quadro, lo scontro con l’Europa appare meno come un episodio isolato e più come l’espressione di una strategia più ampia: usare il commercio e l’accesso al mercato come leva politica contro le regolazioni digitali considerate ostili agli interessi delle Big Tech americane.

Fonte: The New York Times

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