PoliHub e Bocconi for Innovation (B4i), i due hub che negli ultimi anni hanno generato quasi tutto il valore imprenditoriale accademico del Paese, confluiscono in Tech Europe Foundation.
L’annuncio segna un passaggio importante per l’innovazione made in Italy: i due atenei milanesi non gestiranno più direttamente le loro strutture di incubazione e accelerazione, ma le trasferiranno a una fondazione no-profit che ambisce a trasformare Milano in uno dei principali poli tecnologici europei.
I numeri giustificano l’operazione: secondo i dati Dealroom, quasi la metà dei fondatori di startup italiane proviene da Politecnico e Bocconi, e gli imprenditori usciti dai due atenei hanno raccolto negli ultimi anni circa il 92% del capitale totale ottenuto da laureati delle università italiane, ossia 5,9 miliardi di euro.
PoliHub, dal canto suo, ha contribuito ad attrarre oltre 6,5 miliardi di investimenti complessivi, mentre B4i ha aiutato 68 startup a raccogliere più di 70 milioni.
Due modelli complementari
Per comprendere la portata della fusione, vale la pena chiarire cosa fanno esattamente queste strutture. Un incubatore accoglie startup nelle fasi iniziali, spesso quando sono ancora un’idea o un prototipo, offrendo spazi, mentorship, servizi di base e accesso a reti di contatti; l’incubazione dura tipicamente uno-tre anni, in un ambiente protetto.
Un acceleratore, invece, interviene su startup già costituite con programmi intensivi di tre-sei mesi, formazione sul business model, e spesso con un investimento seed in cambio di equity. Il termine “hub”, più generico, indica un ecosistema che può includere entrambe le funzioni più laboratori, fondi e servizi di open innovation.
PoliHub è principalmente un incubatore con vocazione deep-tech, forte della ricerca accademica del Politecnico in settori come hardware, biotech, materiali ed energia. B4i è più orientato all’accelerazione e dispone di un proprio fondo di venture capital, il B4i Fund, che investe direttamente nelle startup del programma. Unendoli sotto TEF si copre l’intera filiera: dalla ricerca di base al finanziamento.
Chi c’è dietro TEF
TEF non è la creatura di un singolo soggetto ma una fondazione no-profit con quattro soci fondatori paritari: Fondazione Politecnico di Milano, Università Bocconi, ION e FSI.
ION è il gruppo fintech globale fondato da Andrea Pignataro, imprenditore italiano basato a Londra che ha costruito un colosso dei software e dati per i mercati finanziari, con acquisizioni rilevanti anche in Italia come Cerved e Cedacri.
FSI, il Fondo Strategico Italiano guidato da Maurizio Tamagnini, è il principale operatore di private equity del Paese. La Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi ha contribuito come primo sponsor con 50 milioni di euro.
La governance riflette l’anima accademica: presidente è Ferruccio Resta, ex rettore del Politecnico, vicepresidente Alberto Grando della Bocconi. La dotazione iniziale supera i 100 milioni di euro, ma l’obiettivo dichiarato è raggiungere un miliardo entro il 2030.
Un esperimento di politica industriale
La sede di TEF sarà al Parco dei Gasometri, nel quartiere Bovisa di Milano, oggetto di un intervento di rigenerazione urbana progettato da Renzo Piano. A regime, la fondazione punta a ospitare mille startup all’anno, concentrandosi su settori come intelligenza artificiale, biotecnologie, microelettronica, aerospazio ed energie rinnovabili.
“L’obiettivo è dotare il Paese di un’infrastruttura capace di aiutare nuove generazioni di giovani imprenditori a trasformare ricerca scientifica e innovazione tecnologica in impresa”, ha dichiarato Resta. “Abbiamo pensato a TEF come a un progetto generazionale di lungo termine, con l’ambizione di far nascere migliaia di nuove startup tecnologiche per contrastare il problema demografico cronico delle imprese italiane”, ha aggiunto Tamagnini di FSI.
Pignataro ha invece sottolineato il ruolo centrale delle università nel “fornire conoscenze avanzate e talenti specializzati che aiutano le aziende a ridurre i costi di sviluppo e accelerare l’innovazione”.
Un modello per l’Italia, una sfida per l’Europa
L’operazione rappresenta un esperimento inedito di collaborazione pubblico-privato nell’innovazione italiana: accademia, fintech e private equity siedono allo stesso tavolo, con l’esplicita ambizione di competere con hub europei come Parigi, Berlino e Amsterdam.
Tra le startup già passate per B4i c’è Rilemo, una medtech che utilizza intelligenza artificiale per offrire imaging cerebrale in tempo reale quando una scansione ospedaliera non è disponibile, ossia il tipo di innovazione deep-tech su cui TEF vuole scommettere.
Il modello milanese, se funzionerà, potrebbe indicare una strada anche per altre città italiane. Ma la vera sfida sarà dimostrare che una fondazione può fare ciò che la politica industriale pubblica non è riuscita a costruire: un ecosistema capace di trattenere talenti e capitali in Italia, anziché vederli migrare verso altri Paesi.
Fonte: Reuters


