La Cina ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella nel sostegno pubblico all’innovazione tecnologica, lanciando un fondo nazionale di venture capital affiancato da tre grandi veicoli regionali.
Non si tratta di un intervento simbolico: l’obiettivo dichiarato è creare le condizioni per far crescere campioni tecnologici domestici, migliorando al tempo stesso l’efficienza con cui lo Stato indirizza le proprie risorse.
Il nuovo National Startup Investment Guidance Fund si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento industriale, in un momento in cui Pechino sta accelerando sul fronte delle tecnologie critiche, dai semiconduttori all’intelligenza artificiale, all’interno di una competizione sempre più serrata con gli Stati Uniti.
Cina: capitale pubblico, orizzonte lungo
Il fondo nazionale parte con una dotazione iniziale di 100 miliardi di yuan, pari a circa 13 miliardi di euro, messi a disposizione dal Ministero delle Finanze attraverso l’emissione di titoli di Stato a lunghissima scadenza.
È soprattutto questa modalità di finanziamento a qualificare l’operazione: lo Stato raccoglie risorse su un arco temporale esteso per investirle in tecnologie che, per loro natura, richiedono anni prima di arrivare a maturazione industriale.
Il fondo avrà una durata complessiva di 20 anni, articolata in due fasi distinte. Nei primi dieci anni le risorse verranno impiegate per investire nelle imprese selezionate, entrando nel loro capitale quando sono ancora in una fase iniziale di sviluppo.
I dieci anni successivi saranno invece dedicati alle cosiddette dismissioni, cioè al momento in cui il fondo vende le proprie partecipazioni, ad esempio attraverso una quotazione in Borsa o la vendita a un altro investitore.
Questa struttura consentirà allo Stato di sostenere la crescita delle aziende senza chiedere risultati rapidi o profitti immediati, lasciando il tempo necessario perché tecnologie complesse e ad alta intensità di ricerca raggiungano una maturità industriale e di mercato.
Accanto al veicolo nazionale, sono stati attivati tre grandi fondi regionali, ciascuno destinato a superare i 50 miliardi di yuan, poco più di 6,5 miliardi di euro. Saranno dedicati alle aree di Pechino-Tianjin-Hebei, del delta del fiume Yangtze e della Greater Bay Area.
Nel disegno di Pechino, il capitale pubblico deve funzionare da leva, con l’obiettivo di mobilitare risorse molto più ampie provenienti da fondi locali e investitori privati.
Disciplina e selettività dopo gli anni dell’espansione
La novità non è solo nella scala dell’intervento ma anche nel modo in cui Pechino dichiara di voler investire. Almeno il 70% delle risorse sarà destinato a imprese nelle fasi seed e startup, cioè nelle primissime fasi di vita di una società, quando il prodotto è ancora in sviluppo e i ricavi sono assenti o molto limitati.
Il fondo investirà solo in aziende con valutazioni inferiori ai 500 milioni di yuan, poco più di 65 milioni di euro, e con un limite massimo di 50 milioni di yuan, circa 6,5 milioni di euro, per ogni singola operazione.
È una scelta che punta a evitare le distorsioni viste in passato, quando grandi quantità di capitale pubblico finivano su aziende già mature, spesso gonfiandone artificialmente il valore.
In questo caso, invece, l’obiettivo è intervenire dove il capitale privato tende a essere più cauto o assente: progetti tecnologici ad alto rischio, con tempi lunghi di sviluppo, ma potenzialmente decisivi per il futuro industriale del Paese.
Non è un caso che, nel motivare l’iniziativa, i funzionari cinesi abbiano richiamato la necessità di sviluppare “capitale paziente” per colmare il divario di investimenti che ancora penalizza le industrie emergenti e future.
Priorità ai “little giants”
Il fondo avrà una missione esplicita: far crescere i cosiddetti “little giants”, aziende di dimensioni ancora contenute ma strategiche per le priorità tecnologiche del Paese, insieme a nuovi unicorni.
I settori individuati riflettono chiaramente le ambizioni industriali di Pechino: circuiti integrati, tecnologie quantistiche, biomedicina, interfacce cervello-computer e aerospazio.
È un elenco che racconta più di molte dichiarazioni ufficiali. In un contesto di risorse fiscali più limitate e di crescente pressione esterna, la Cina sta cercando di rendere più mirato e disciplinato il proprio intervento pubblico.
Il nuovo fondo non promette scorciatoie ma un percorso lungo e strutturato per trasformare l’innovazione in capacità industriale.
Fonte: Bloomberg


