La rivalità tra Cina ed Europa scalda il Paris Motor Show

by | 15 Ott 2024 | Automotive

Tempo di lettura: 4 minuti

Il settore automobilistico globale si trova al centro di una crescente tensione economica che vede da una parte l‘Europa e Stati Uniti, e dall’altra la Cina. Questa tensione che sta trovando la sua massima espressione al Paris Motor Show.

Le auto elettriche sono al centro di questa battaglia commerciale, che vede l’Occidente pronto a imporre dazi sui veicoli elettrici cinesi, in un momento in cui le case automobilistiche europee devono affrontare sfide notevoli in termini di domanda e competitività.

La guerra commerciale delle auto

Le tensioni tra Cina e Stati Uniti nel settore automobilistico non sono nuove. Washington ha imposto dazi sui veicoli cinesi già nel 2018, durante la presidenza Trump, come parte di una più ampia guerra commerciale tra le due potenze.

La logica era proteggere l’industria americana dalla concorrenza sleale dei produttori cinesi, i quali (questa è l’accusa che gli viene mossa) godrebbero dei massicci sussidi statali di Pechino. Grazie ad essi, possono vendere le loro auto a prezzi inferiori rispetto ai concorrenti statunitensi.

Oggi, la stessa logica si sta ripetendo in Europa. La Commissione Europea, col sostegno di vari stati membri, ha recentemente deciso di introdurre dazi fino al 45% sui veicoli elettrici importati dalla Cina.

Bruxelles accusa Pechino di inondare il mercato europeo con veicoli elettrici sovvenzionati, che non riflettono i costi reali di produzione, penalizzando i produttori locali già alle prese con una transizione difficile verso l’elettrificazione.

I sussidi di Stato cinesi e la crescita delle EV

Il governo cinese ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo del proprio settore automobilistico, in particolare quello delle auto elettriche.

I sussidi diretti e indiretti, insieme a politiche di agevolazione fiscale e di credito, hanno permesso a marchi come BYD, Leapmotor e Nio di emergere e competere su scala globale.

Questa strategia ha funzionato: oggi la Cina è il più grande mercato al mondo per le auto elettriche ed è un attore in rapida crescita nei mercati esteri. A differenza degli Stati Uniti, dove l’industria automobilistica è protetta da barriere tariffarie, l’Europa è diventata un obiettivo più agevole per i produttori cinesi di EV.

La risposta europea ai sussidi cinesi arriva in un momento delicato per i produttori locali. Marchi storici come Volkswagen, Stellantis e Renault devono affrontare una duplice sfida.

Da un lato troviamo la transizione forzata verso i veicoli elettrici, con ingenti investimenti necessari per convertire la produzione e mantenere standard di emissioni sempre più stringenti; dall’altro una domanda in calo, soprattutto nei segmenti dei veicoli elettrici, considerati troppo costosi per gran parte dei consumatori. A maggior ragione se non ci sono sussidi statali (stavolta nostri) a gonfiare la domanda.

Le case automobilistiche europee, nonostante anni di leadership tecnologica, stanno perdendo terreno rispetto ai concorrenti cinesi, soprattutto sul fronte dei prezzi.

I produttori cinesi di EV sono in grado di offrire veicoli più economici, grazie a una produzione più snella e a costi ridotti, dovuti a loro volta all’internalizzazione, in alcuni casi, dell’intera filiera produttiva (si veda BYD) e al fatto che le terre rare sono pressoché in mano cinese.

Se a questo uniamo i sussidi di stato, si capisce come ne risulti una situazione che ha messo in difficoltà i produttori del Vecchio Continente, che non solo devono confrontarsi con il problema dei margini ridotti, ma anche con un eccesso di capacità produttiva che sta spingendo alcune aziende a chiudere gli stabilimenti.

Il benemerito Carlos Tavares (siamo ironici, sia chiaro), CEO di Stellantis, ha recentemente avvertito che i dazi europei potrebbero indurre i produttori cinesi a stabilire impianti di produzione in Europa.

Se ciò dovesse accadere, l’eccesso di capacità produttiva peggiorerebbe, portando a ulteriori chiusure di fabbriche locali. E i dazi stavolta non sarebbero più applicabili.

L’ironica situazione della Germania

L’imposizione dei dazi europei potrebbe poi portare a un effetto collaterale, ossia la maggiorazione dei prezzi delle auto tedesche.

Molte case automobilistiche teutoniche, come Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, producono infatti veicoli in Cina, non solo per il mercato locale ma anche per riportarli poi in Europa. E rivenderli a prezzi “europei”, ovviamente.

Se però l’Unione Europea introducesse dazi sui veicoli prodotti in Cina, questo potrebbe colpire anche i veicoli tedeschi assemblati in Cina. E sia chiaro, dopo anni di globalizzazione per beneficiare di costi di manodopera inferiori, e di conseguente deindustrializzazione di alcune eccellenze continentali, non è che la cosa ci dispiacerebbe troppo.

Non fosse che un’industria automobilistica tedesca in crisi, affosserebbe ulteriormente una Germania che ha vissuto momenti migliori. Con ripercussioni sull’intero economia europea.

@corrieredellasera Potremmo chiamarlo lo strano caso dei dazi europei contro le automobili tedesche. Strano davvero che il protezionismo di Bruxelles colpisca la Germania che fa parte dell’Unione Europea. Ne parla Federico Rampini nella sua rubrica «Oriente Occidente» #autotedesche #dazi #dazieuropei #federicorampini #rampini #orienteoccidente ♬ suono originale – Corriere della Sera

Il Paris Motor Show, la sfida dei prezzi e la lotta per il mercato europeo

Mentre i produttori cinesi come BYD cercano di conquistare una fetta di mercato europeo, la questione dei prezzi rimane centrale. La concorrenza sui costi, soprattutto per quanto riguarda i veicoli elettrici, è feroce.

Le case automobilistiche europee presenti al Paris Motor Show stanno lottando per mantenere i prezzi competitivi ma il divario con le auto a benzina rimane ampio. Nonostante gli incentivi governativi e le politiche di sostegno, molti consumatori europei continuano a percepire le auto elettriche come troppo costose e poco accessibili.

In questo contesto, i dazi dell’UE potrebbero servire a rallentare l’ingresso massiccio dei veicoli cinesi, ma rischiano di creare una reazione a catena di effetti negativi.

Se, come sostengono alcuni esperti, tali dazi comporteranno un aumento dei prezzi per i consumatori, il rischio è di frenare ulteriormente la già debole domanda di veicoli elettrici in Europa, ostacolando la transizione verde che le stesse istituzioni europee stanno promuovendo.

In conclusione, la rivalità tra Cina ed Europa nel settore delle auto elettriche sta trasformando il mercato globale in uno scenario sempre più complesso. Da una parte, i dazi europei cercano di difendere un’industria automobilistica in difficoltà; dall’altra, i produttori cinesi, forti di sussidi e prezzi competitivi, continuano a guadagnare terreno.

La questione centrale rimane come l’Europa intenderà proteggere la sua industria, promuovere la transizione ecologica e, al contempo, garantire che i consumatori non siano schiacciati da prezzi troppo elevati.

E il timore è che nessuno abbia una risposta.

POTREBBE INTERESSARTI

Border Pikyrent

Pikyrent, il robo-sharing parla italiano

Pikyrent è un progetto che ha coinvolto il Politecnico di Milano e la software house italiana Auriga. E potrebbe ridefinire i paradigmi del settore. Ecco come...
volvo

Volvo e Stellantis frenano Bruxelles: “Sulla sovranità a perderci sarebbe l’Europa”

Mentre l’UE prova a costruire alternative europee, chi fabbrica auto ricorda quanto cloud, chip e IA di Washington siano ormai dentro ogni veicolo.

Elon Musk SpaceX

SpaceX più Tesla: “Elon, Inc.” varrebbe 4.000 miliardi

Razzi, auto, batterie e data center orbitali in un solo conglomerato. Per Charles Elson, Musk “in pratica è arrivato al punto in cui può fare quasi tutto ciò che...
Tesla FSD

Tesla avrebbe presentato dati di sicurezza fuorvianti sulla “Full Self-Driving” ai regolatori europei

Secondo Reuters, per ottenere l’omologazione in Svezia e Paesi Bassi, Tesla ha presentato statistiche costruite in casa su confronti che gli esperti di sicurezza...
Ferrari Luce

La Ferrari Luce è inutilmente brutta

Con il nuovo modello elettrico, Maranello spezza il legame col suo passato meccanico. Ma ora sono più belle le supercar cinesi.

Porsche Macan GTS 2026

Porsche chiude Cellforce e taglia 500 posti

L’automaker tedesco, in ritirata silenziosa dall’elettrico, abbandona le filiali su batterie, e-bike e software.

BlackBerry QNX

BlackBerry è dentro 275 milioni di auto e nessuno lo sa

QNX, la divisione ignorata per anni, oggi vale metà del fatturato dell’azienda canadese. E opera nei veicoli, negli ospedali e nelle fabbriche, senza mai mostrare...
uber

La nuova scommessa di Uber: vendere dati del mondo reale alle aziende di auto autonome

Con il programma AV Labs, Uber punta a diventare il principale fornitore di dati di addestramento per l’industria dei veicoli autonomi, e non solo

waymo

Waymo ammette: dietro i robotaxi “autonomi” ci sono (anche) operatori nelle Filippine

Durante un’audizione al Senato sono emersi i limiti reali della guida autonoma e la dipendenza dal lavoro umano a basso costo.

Apple Car Play

Apple Car Play: presto potremo conversare coi chatbot mentre guidiamo

Per la prima volta Apple permetterà ai conducenti di parlare mentre guidano coi chatbot di terze parti, come ChatGPT e Gemini.

Share This