Nvidia: “il problema dell’acqua dell’IA è risolto”

by | 27 Giu 2026 | Tecnologia

Josh Parker, chief sustainability officer di Nvidia. | Foto: Semafor
Riassunto IA
  • Nvidia dichiara «in gran parte risolto» il consumo idrico dei data center con un raffreddamento a liquido fino a 45 gradi.
  • Il fornitore dei chip ammette che l’efficienza serve a sostenere più crescita, non a tagliare i consumi complessivi.
  • In Lombardia, primo polo italiano con 67 impianti attivi, il vincolo non è l’acqua ma una rete elettrica a forte dipendenza dal gas.
Tempo di lettura: 2 minuti

“La sfida del consumo d’acqua per i data center è in gran parte risolta”. A pronunciare la frase, alla London Climate Week, è Josh Parker, chief sustainability officer di Nvidia.

Il punto è chi la pronuncia. Nvidia non gestisce data center: vende i chip che li riempiono, e quei chip alimentano la domanda di calcolo all’origine del problema idrico. Il produttore dominante del settore dichiara così chiuso un capitolo che ha contribuito ad aprire.

L’annuncio arriva mentre Google e Amazon difendono le proprie pratiche di consumo d’acqua davanti a un’opposizione locale crescente, e le aziende tecnologiche ripetono che i guadagni di efficienza basteranno ad attenuare l’impatto ambientale della corsa all’IA.

Nvidia va oltre e sostiene che i sistemi di prossima generazione possano cambiare del tutto l’equazione del raffreddamento.

Come funziona il raffreddamento di Nvidia

Il meccanismo ha basi concrete. Il refrigerante di Nvidia è una miscela ricircolata di acqua e glicole propilenico, simile all’antigelo delle automobili, capace di funzionare fino a 45 gradi.

Operando a temperature più alte rispetto ai sistemi precedenti, permette ai data center di ridurre il ricorso agli impianti di refrigerazione che divorano energia e acqua, oppure di eliminarli del tutto.

Il merito tecnico esiste, e lo riconosce un osservatore interno al settore. “Sarebbe un grande risultato per tutti se riuscissimo a far funzionare così tutti i chip”, ha dichiarato Steve Solomon, vicepresidente dell’ingegneria dei data center di Microsoft.

Secondo Solomon, la tecnologia potrebbe rendere superfluo qualsiasi refrigeratore meccanico nella maggior parte dei climi e per gran parte dell’anno, anche in luoghi caldi come l’Arizona.

Il verbo, però, resta al condizionale perché tra la promessa e i fatti, si frappongono alcune incognite. I nuovi sistemi impiegheranno anni a diffondersi, mentre la maggior parte dei data center esistenti continuerà a girare con tecnologie di raffreddamento più vecchie.

Nvidia ha inoltre rifiutato di indicare i costi dei propri impianti, e il ritmo di adozione dipenderà dalla convenienza economica delle strutture progettate per il raffreddamento interamente a liquido. Il “risolto” è quindi coniugato al presente ma la realtà che descrive appartiene a un futuro che non si sa quanto prossimo.

A chi conviene dichiarare chiuso il dibattito

Presentare il problema idrico come “in gran parte risolto”, serve a disinnescare l’opposizione che blocca permessi e autorizzazioni. Negli Stati Uniti la resistenza locale ai data center è ormai un fattore industriale a tutti gli effetti, con oltre duecento organizzazioni che hanno chiesto al Congresso di fermare le nuove autorizzazioni, come abbiamo scritto.

E il tema tocca anche l’Italia. La Lombardia ospita già 67 dei 168 data center attivi nel Paese e raccoglie il 63% delle nuove richieste di autorizzazione, con una decina di impianti in costruzione e oltre venti in valutazione nella sola area milanese. La domanda riguarda l’energia: la regione consuma più elettricità di quanta ne produca e dipende ancora in larga parte dal gas. Resta dunque da capire con quale corrente verrebbero alimentati i nuovi centri di calcolo, come abbiamo raccontato.

L’innovazione di Nvidia può ridurre davvero l’acqua e l’energia per ogni sistema IA. Ma gli stessi guadagni accelerano la costruzione di nuove infrastrutture, allargando l’impronta complessiva del settore. Il consumo per i chip quindi potrà anche scende, ma il numero di data center è destinato a salira. La somma resta dunque ancora da quantificare.

Fonte: Axios

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