Greg Peters, co-amministratore delegato di Netflix, ha demolito la proposta rivale di Paramount per l’acquisto di Warner Bros Discovery, definendola un’operazione che “non supera la prova dell’olfatto”.
Per superare l’impasse e convincere gli azionisti dubbiosi, Netflix ha virato verso un’offerta interamente in contanti da 82,7 miliardi di dollari, puntando a chiudere l’accordo entro aprile e portare sotto il proprio controllo il catalogo di HBO e gli studi Warner Bros.
La strategia di Peters è chiara: mostrare che Netflix possiede i mezzi per un’acquisizione pulita, priva delle incognite strutturali che affliggono la proposta concorrente. Paramount invece ha presentato un’offerta ostile da 108 miliardi per l’intera società, ma il consenso tra i soci di Warner appare lontano: solo una piccolissima parte delle azioni è stata finora conferita a suo sostegno.
Il debito e l’ingegneria finanziaria di Paramount
La critica più dura di Netflix riguarda l’enorme leva finanziaria necessaria per sostenere l’operazione rivale: 55 miliardi di dollari di nuovo debito, una cifra che Peters ha definito “piuttosto folle”.
La reazione di Paramount non si è fatta attendere. Gerry Cardinale, fondatore di RedBird Capital e proprietario del Milan, ha definito la proposta Netflix “l’accordo Harry Houdini”: l’accusa è che il colosso dello streaming voglia acquisire gli asset migliori lasciando che i miliardi di passività finiscano su una nuova entità, Discovery Global, creata per isolare debito e rami meno redditizi della TV tradizionale.
Questa guerra di cifre nasconde una divergenza filosofica. Netflix punta sulla propria capacità di generare cassa; Paramount si basa su un modello ormai superato di fusioni pesanti e indebitamento oltre misura. Il rigetto iniziale del board di Warner nei confronti di Paramount sembra confermare la visione di Peters.
Larry Ellison, ultimo baluardo di Paramount
In questo scontro, la figura di Larry Ellison emerge come elemento di rottura. Il co-fondatore di Oracle ha accettato di garantire personalmente i 40 miliardi di finanziamento azionario a sostegno dell’offerta del figlio David. Senza questo intervento, secondo Peters, Paramount non avrebbe “alcuna possibilità” di chiudere l’operazione.
Il ruolo di Ellison senior non è solo finanziario. I suoi storici legami con Donald Trump rappresentano un potenziale vantaggio nel labirinto regolatorio di Washington, dove l’amministrazione guarda con sospetto alla concentrazione di potere nelle Big Tech, soprattutto quelle a orientamento democratico come Netflix.
La quale respinge l’idea che il legame Ellison-Trump possa essere decisivo. Peters ha infatti ribadito che l’accordo con Warner è allineato con gli obiettivi nazionali di successo per le aziende americane: un campione forte nello streaming sarebbe la migliore difesa contro l’avanzata delle piattaforme estere.
Alla prova dell’antitrust
Il capitolo finale si scriverà comunque negli uffici della Federal Trade Commission. La combinazione Netflix-HBO Max porterebbe la nuova entità oltre il 30% del mercato statunitense, la soglia oltre cui la concorrenza viene ritenuta compromessa. Insieme, le due realtà vanterebbero oltre 420 milioni di abbonati.
Peters cerca di minimizzare: la stragrande maggioranza degli abbonati HBO possiede già un account Netflix. Inoltre, la sua difesa si basa su una definizione più ampia di concorrenza che include YouTube, Amazon e Apple. Citando i dati Nielsen, Netflix in questo caso rappresenterebbe meno del 10% delle ore di visione televisiva in molti mercati.
Nonostante il nervosismo degli investitori (la capitalizzazione è calata di circa 70 miliardi dall’inizio delle trattative), Netflix sembra determinata a proseguire.
La strategia per il grande schermo
Per vincere questa guerra, Netflix sta rinnegando uno dei suoi dogmi storici: l’avversione per la distribuzione cinematografica tradizionale. I vertici hanno infatti promesso di rispettare le finestre di uscita di Warner Bros, garantendo almeno 45 giorni di esclusiva nelle sale prima dell’approdo in streaming.
Questo dietrofront è necessario per placare un’Hollywood nervosa. Registi come James Cameron e i principali sindacati temono che l’egemonia Netflix possa distruggere l’ecosistema delle sale. L’accordo da 7 miliardi con Sony per i diritti esclusivi di streaming dopo il passaggio in sala conferma questa nuova “pace armata”.
Peters ha ammesso che la discussione sulla costruzione di un business cinematografico tradizionale è stata affrontata internamente decine di volte negli ultimi quindici anni. Oggi, però, l’opportunità di acquisire asset maturi ha spinto la società a virare: non si tratta più di distruggere il vecchio mondo ma di diventarne i nuovi proprietari.
Fonte: Financial Times


