Warner Bros. Discovery è diventata il nuovo trofeo nel mirino della Silicon Valley. Secondo Bloomberg, Netflix, Amazon e Apple avrebbero espresso interesse ad acquistare l’intera società o parti di essa, comprese le sue preziose librerie di contenuti.
Ma la prima mossa ufficiale è arrivata da Paramount Skydance, la nuova creatura di David Ellison, che ha presentato un’offerta da 20 dollari per azione, respinta dal consiglio d’amministrazione di Warner.
Dietro quella cifra si nasconde però una partita molto più grande: il tentativo di ridefinire il confine tra tecnologia e intrattenimento.
David Ellison, l’uomo che vuole unire Silicon Valley e Hollywood
Figlio di Larry Ellison, fondatore di Oracle e tra gli uomini più ricchi del mondo, David Ellison si è trasformato da produttore cinematografico a magnate dei media.
Dopo aver investito nei franchise più rischiosi e costosi di Hollywood, ha fuso la sua Skydance con Paramount Global in un affare da otto miliardi di dollari. Oggi guida un gruppo che possiede Paramount Pictures, numerosi canali televisivi e la piattaforma di streaming Paramount Plus. Il suo obiettivo dichiarato è “riportare al loro antico splendore” i grandi nomi dell’intrattenimento, ma con una mentalità più giovane e tecnologica.
Ellison sta cercando di costruire un ponte tra due mondi che fino a poco tempo fa si guardavano con sospetto: la Silicon Valley e Hollywood. Un’alleanza che, nelle sue parole, potrebbe restituire alla creatività il peso che oggi hanno gli algoritmi.
Nella pratica, però, significherebbe concentrare ancora più potere mediatico nelle mani di pochi gruppi, in un settore già segnato da fusioni, cessioni e riduzioni di personale.
Warner Bros. Discovery e il rischio di un nuovo mega-consolidamento
Warner Bros. Discovery, che controlla HBO, CNN e il celebre studio cinematografico di Burbank, stava già ragionando su una scissione tra l’attività via cavo, in declino, e quella dello streaming, più redditizia. Le offerte ricevute da Paramount Skydance e l’interesse di Netflix e Comcast, l’hanno però spinta a valutare “una vasta gamma di opzioni strategiche”.
L’offerta di Ellison, pari a 20 dollari per azione, è stata ritenuta troppo bassa, ma ha aperto un nuovo fronte nella corsa alle acquisizioni. Alcuni suoi consiglieri lo hanno invitato a temporeggiare, convinti che il valore di Warner calerà ancora. Però la finestra politica è favorevole: la famiglia Ellison mantiene rapporti privilegiati con l’amministrazione Trump, un elemento che potrebbe agevolare un’operazione la cui portata finirebbe per finire nel mirino dei regolatori anti trust.
Secondo Bloomberg, Ellison vorrebbe mantenere separati gli studi cinematografici per evitare la reazione negativa di Hollywood, ma avrebbe intenzione di fondere i servizi di streaming Paramount Plus e HBO Max. L’obiettivo sarebbe semplificare un ecosistema sovraccarico e tornare a competere con Netflix e Disney. Dietro la promessa di efficienza si nasconde però un rischio concreto: meno produzioni, meno posti di lavoro e un’industria ancora più concentrata.
Le Big Tech entrano in scena
Il fatto che anche Netflix, Amazon e Apple siano interessate a Warner Bros. Discovery, è un segnale preciso. Le aziende tecnologiche che hanno rivoluzionato la distribuzione dei contenuti ora vogliono possederne anche la produzione.
È la stessa logica che, negli anni, ha spinto Amazon a fondare i propri studi o Apple a finanziare film vincitori di Oscar. Ma la differenza, oggi, è nella scala dell’operazione: non si tratta più di sfidare Hollywood, bensì di inglobarla.
In tale contesto, la partita si gioca anche sulla capacità di attrarre i nuovi pubblici globali. Se Warner Bros. e Paramount unissero le forze, spiega Bloomberg, la loro quota di visione televisiva sarebbe comunque inferiore a quella di YouTube.
La piattaforma di Google, da sola, domina più del tempo di visione aggregato dei grandi studi statunitensi. È un dato che ridimensiona la retorica della concentrazione dei media tradizionali e sposta il baricentro del potere verso i colossi tecnologici.
Un’industria che si restringe
Hollywood vive ormai in un costante stato di allerta. Ogni nuova fusione si traduce in tagli, riduzioni di catalogo e incertezza per migliaia di professionisti.
“Le persone non temono tanto la dimensione dei nuovi conglomerati, quanto la scomparsa di un altro studio”, spiega Lucas Shaw di Bloomberg. “Meno acquirenti significa meno progetti, e un’industria che si restringe.”
Eppure, dietro il pessimismo, molti dipendenti di Warner Bros. Discovery sperano in un cambiamento. Dopo la gestione di AT&T e di David Zaslav, l’arrivo di Ellison potrebbe rappresentare una svolta.
Resta però una domanda più grande: quanto a lungo potrà resistere il modello hollywoodiano tradizionale in un mondo dove la cultura popolare scorre sempre più attraverso gli algoritmi dei social network?
Fonte: Bloomberg


