Netflix abbraccia l’IA generativa

da | 23 Ott 2025 | IA

Ted Sarandos, CEO di Netflix. | Foto: heute.at/creative commons

Mentre l’industria dell’intrattenimento resta divisa su come e quando integrare l’intelligenza artificiale nelle produzioni cinematografiche, Netflix ha deciso di andare controcorrente.

Nel suo ultimo rapporto trimestrale, la piattaforma ha infatti dichiarato di trovarsi “in una posizione molto favorevole per sfruttare efficacemente i progressi continui dell’IA”, segnalando un cambio di passo deciso nel rapporto fra creatività e tecnologia.

Il CEO Ted Sarandos ha chiarito che la strategia del gruppo non punta a sostituire le persone con algoritmi, ma a potenziare gli strumenti di chi crea.

“Ci vuole un grande artista per creare qualcosa di grande,” ha spiegato durante la call con gli investitori. “L’IA può fornire ai creativi strumenti migliori per migliorare l’esperienza complessiva di film e serie per i nostri abbonati, ma non ti trasforma automaticamente in un grande narratore se non lo sei già.”

Dal crollo di El Eternauta ai set virtuali

La prima sperimentazione è arrivata proprio dall’Argentina, con El Eternauta: una scena che mostra il crollo di un edificio è stata creata grazie all’IA generativa.

Da lì, la tecnologia ha iniziato a entrare anche in altri progetti: Happy Gilmore 2 ha usato l’IA per ringiovanire i personaggi nella scena iniziale, mentre i produttori di Billionaires’ Bunker l’hanno impiegata per progettare costumi e scenografie nella fase di pre-produzione.

“Siamo convinti che l’IA ci aiuterà, e che aiuterà i nostri partner creativi a raccontare storie in modo migliore, più rapido e in forme nuove”, ha aggiunto Sarandos. “Ci crediamo fino in fondo, non inseguiamo la novità solo per il gusto di farlo.”

Da Hollywood a Tilly Norwood

Il tema resta però esplosivo. Dopo gli scioperi del 2023 e 2024, che avevano portato a nuovi limiti sull’uso dell’IA nei set, Hollywood si è trovata nuovamente spaccata.

Le polemiche sono riesplose con la comparsa di Tilly Norwood, la prima “attrice virtuale” creata dallo studio londinese Particle6, che ha scatenato reazioni durissime da parte del sindacato SAG-AFTRA e di star come Emily Blunt e Whoopi Goldberg.

La preoccupazione è che la tecnologia, se usata senza regole, possa mettere in pericolo posti di lavoro e diritti d’immagine. Gli studios, Netflix compreso, sembrano invece puntare sull’IA per ottimizzare gli effetti visivi e la post-produzione, più che per sostituire gli interpreti in carne e ossa.

Deepfake e nuovi rischi dopo Sora 2

La tensione è aumentata dopo la presentazione di Sora 2, il modello di generazione video e audio di OpenAI. Lo strumento permette di creare filmati realistici a partire da semplici comandi testuali, anche con le sembianze di attori esistenti.

Proprio per questo il sindacato SAG-AFTRA e l’attore Bryan Cranston hanno chiesto a OpenAI di introdurre regole più rigide contro i deepfake, denunciando il rischio di “furto di identità creativa”.

Interpellato sull’impatto che Sora 2 potrebbe avere su Netflix, Sarandos ha minimizzato: “Ha senso pensare che i creatori possano essere influenzati, ma non siamo preoccupati che l’IA sostituisca la creatività.”

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Netflix: innovazione, con equilibrio

Nel frattempo, Netflix ha registrato un aumento dei ricavi del 17% su base annua, raggiungendo gli 11,5 miliardi di dollari. Ma più del dato finanziario, a colpire è la direzione strategica: l’azienda sembra voler trasformare l’IA da minaccia in alleata, evitando la trappola dell’automazione integrale.

Un approccio pragmatico, fedele alla filosofia che ha reso Netflix un laboratorio d’innovazione capace di cambiare il modo in cui si produce e si guarda l’intrattenimento.

In un’industria che ancora si divide fra paura e fascinazione, la piattaforma di Los Gatos sembra propendere per la via più difficile: quella dell’equilibrio.

Fonte: TechCrunch

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