Il memecoin di Donald Trump è crollato del 94% rispetto al suo picco di un anno fa.
Chi ha comprato $TRUMP a 75 dollari, si ritrova oggi con un token che vale meno di 5 dollari. Chi ha puntato sul memecoin di Melania Trump sta anche peggio: il crollo è del 99%, da 13,73 dollari a 0,15 dollari.
Lanciati lo scorso gennaio, pochi giorni prima dell’insediamento presidenziale, i due token hanno seguito traiettorie identiche: esplosione speculativa immediata, poi naufragio progressivo.
A un anno di distanza, gli investitori che hanno comprato al picco si ritrovano con perdite devastanti, mentre il dibattito sui conflitti di interesse della famiglia presidenziale si fa sempre più aspro.
Speculazione senza valore
I memecoin sono token che chiunque può lanciare online, senza alcun valore fondamentale, modello di business o flusso di cassa. La loro quotazione dipende esclusivamente dalla popolarità della figura o del momento virale a cui sono legati.
Nel 2024 l’entusiasmo speculativo per questi strumenti ha raggiunto livelli febbrili, trascinando migliaia di investitori retail in un mercato dove la volatilità è estrema e le perdite frequenti.
$TRUMP è partito da 1,20 dollari e in poche ore è schizzato a 75,35 dollari, trascinato dall’hype attorno all’insediamento presidenziale. Un paio di giorni dopo, Melania Trump ha lanciato il suo memecoin, con dinamiche simili.
Nonostante il crollo, $TRUMP rimane il quinto memecoin più grande per capitalizzazione di mercato. Ma dietro questa posizione apparentemente solida c’è una realtà fatta di investitori bruciati e di un modello che non genera alcun valore se non per chi lo ha emesso.
I memecoin della famiglia Trump hanno prodotto oltre un miliardo di dollari di profitti al lordo delle imposte, secondo un’indagine del Financial Times. Le sole vendite e commissioni di trading hanno generato circa 427 milioni di dollari, anche se la divisione precisa dei profitti tra le due entità non è chiara.
Se il presidente vende token
Le critiche a $TRUMP e $MELANIA sono arrivate da più fronti: dall’industria crypto, dagli esperti di governance, dai Democratici. Il punto non è solo l’arricchimento personale ma il conflitto di interesse strutturale.
Dal ritorno alla Casa Bianca, Trump ha sostenuto l’industria nominando regolatori favorevoli alle criptovalute e concedendo grazie presidenziali a figure controverse del settore.
Pensiamo a Ross Ulbricht, fondatore del marketplace dark web Silk Road condannato all’ergastolo per traffico di droga; o a Changpeng Zhao, ex CEO di Binance che si era dichiarato colpevole di violazioni delle leggi antiriciclaggio.
Ma c’è un aspetto ancora più delicato. Analisti ed esperti di governance hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che l’acquisto massiccio di $TRUMP da parte di soggetti interessati a influenzare il presidente possa rappresentare un canale opaco per trasferimenti di valore.
In sostanza, una forma moderna di mazzetta che non lascia tracce nei registri tradizionali di lobbying o donazioni politiche. Comprare grandi quantità di un token controllato dalla famiglia presidenziale può far salire il prezzo e arricchire direttamente Trump, senza che questo sia formalmente classificabile come corruzione.
Le richieste di guardrail
Gruppi come Democracy Defenders Action e il Project on Government Oversight hanno scritto al Senato la scorsa settimana, chiedendo che le nuove regole sulla struttura del mercato crypto statunitense includano divieti espliciti per il presidente e altri alti funzionari.
La richiesta è semplice: vietare loro di possedere o scambiare criptovalute durante il mandato. Altrimenti, hanno scritto, il sistema “può essere sfruttato da coloro che sono al potere, esponendo gli investitori comuni a frode, manipolazione e abuso”.
Le regole che stanno prendendo forma a Washington rappresentano un’occasione storica per definire guardrail stringenti contro i conflitti di interesse. Ma la resistenza è forte, soprattutto in un’amministrazione che ha fatto della deregulation crypto uno dei suoi cavalli di battaglia.
La contraddizione è palese: Trump promuove l’industria crypto mentre ne trae profitti diretti, lasciando gli investitori retail a fare i conti con perdite che, nel caso dei suoi memecoin, hanno spazzato via fino al 99% del capitale.
Avanti il prossimo: Trump Media lancerà un nuovo token
Le aziende Trump, nel frattempo, sono già passate ad altro. Trump Media & Technology Group, che gestisce la piattaforma Truth Social ed è controllata dalla famiglia del presidente, sta pianificando di emettere un nuovo token crypto agli azionisti il 2 febbraio, nell’ambito di un accordo con un exchange.
La strategia è chiara: diversificare continuamente l’ecosistema crypto, sfruttando la visibilità presidenziale per alimentare cicli speculativi sempre nuovi.
Mentre $TRUMP e $MELANIA affondano, la macchina è già in moto per il prossimo capitolo. Gli investitori che hanno perso tutto nei memecoin precedenti dovranno decidere se fidarsi ancora.
La storia recente suggerirebbe di starne alla larga. Ma se c’è una cosa che i memecoin hanno dimostrato, è che la memoria degli investitori retail è spesso più corta del ciclo speculativo.
Fonte: Financial Times


