È di queste ore la notizia che Elon Musk avrebbe tentato un colpo di scena che, se fosse riuscito, avrebbe probabilmente cambiato la geografia del potere nell’intelligenza artificiale.
Secondo nuovi documenti giudiziari, il miliardario fondatore di Tesla e proprietario di X avrebbe cercato l’appoggio di Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, per portare avanti la sua offerta da 97,4 miliardi di dollari per acquisire il controllo di OpenAI. Si sarebbe trattato della più clamorosa alleanza tra due figure da sempre in conflitto.
La manovra, come ricorderete, risale a febbraio, quando un consorzio di investitori guidato da Musk ha messo sul tavolo l’offerta per comprare la no-profit che governa OpenAI, struttura che detiene il controllo della società commerciale dietro ChatGPT. L’iniziativa si inseriva nella battaglia legale che Musk porta avanti da mesi contro l’azienda che lui stesso ha contribuito a fondare nel 2015 insieme a Sam Altman.
Musk-Zuckerberg, una rivalità pop
Il dettaglio più sorprendente della vicenda è che Musk abbia provato a coinvolgere proprio Zuckerberg, il suo rivale per eccellenza. I due infatti non hanno mai nascosto l’ostilità reciproca, fatta di frecciate pubbliche e contrasti su intelligenza artificiale e altri temi tecnologici.
Le tensioni si sono intensificate dopo l’acquisizione di Twitter nel 2022 e la sua trasformazione in X, ma la vera scintilla esplose l’estate successiva con il lancio di Threads, la risposta di Meta al social di Musk. In quell’occasione Musk ironizzò dicendo che “il mondo non vede l’ora di finire sotto il pollice di Zuck senza alternative”, un commento che suonava come un’accusa neanche troppo velatamente sarcastica di monopolio.
Quando poi un utente ricordò che Zuckerberg pratica jiu-jitsu (della serie, stai attento a non farlo arrabbiare), Musk replicò con la battuta diventata subito virale: “I’m up for a cage match if he is lol”.
La risposta di Zuckerberg arrivò con una storia su Instagram (della quale non è rimasta che l’immagine che trovate qui sotto), nella quale Zuckerberg rispose lapidariamente “Send me location”. Della serie, ditemi solo dove a quando.

Poteva Musk non avere l’ultima parola? Ovviamente no, ed eccolo quindi uscirsene con “Ho questa mossa fantastica che chiamo “Il tricheco”, in cui mi sdraio semplicemente sopra l’avversario e non faccio nulla”.
I have this great move that I call “The Walrus”, where I just lie on top of my opponent & do nothing
— Elon Musk (@elonmusk) June 22, 2023
Quello scambio, tra il serio e il faceto, catturò l’immaginazione collettiva e trasformò la rivalità fra i due miliardari in una saga pop. Anche perché, secondo Wired, si era arrivati a immaginare un match nientemeno che al Colosseo, con Musk che avrebbe avuto un colloquio con la Meloni e il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che gli avrebbero concesso l’uso dell’anfiteatro Flavio come sede dello scontro.
Nonostante il coinvolgimento nella vicenda persino del presidente della UFC, Dana White, il match non si è mai concretizzato e un po’, lo ammettiamo, ci dispiace. Ma il fatto che Musk abbia poi aperto un canale proprio con il CEO di Meta per discutere “potenziali accordi di finanziamento o investimenti” in OpenAI, rende l’episodio ancora più paradossale e conferma quanto alta sia la posta in gioco nella corsa all’intelligenza artificiale.
Dallo scontro con OpenAI all’attacco ad Apple
La battaglia di Musk contro Altman peraltro si sta allargando. Come abbiamo scritto all’inizio di agosto, il patron di Tesla ha puntato il dito anche contro Apple, accusando il colosso di Cupertino di favorire OpenAI. In particolare, Musk ha denunciato il fatto che ChatGPT venga promosso nell’App Store mentre Grok, il chatbot sviluppato da xAI, venga penalizzato nei ranking.
In un post sui social Musk ha parlato di una “inequivocabile violazione antitrust” e minacciato “azioni legali immediate”. Apple ha liquidato le accuse come infondate, respingendo qualsiasi sospetto di favoritismi.
La mossa evidenzia come Musk stia cercando di trasformare la contesa con OpenAI in una partita più ampia contro l’intero ecosistema tecnologico che ruota intorno all’intelligenza artificiale. Un segnale della volontà di non limitarsi a una battaglia di principio, ma di giocare fino in fondo sul piano industriale e competitivo.
Sul fondo, comunque, resta la struttura particolare di OpenAI, governata da una no-profit che controlla la società a scopo di lucro. Una formula ibrida che continua a suscitare critiche e malumori, soprattutto tra chi, come Musk, ritiene che la missione originaria sia ormai ampiamente snaturata (e questo lo pensiamo anche noi).
Che Musk riesca o meno a portare avanti la sua crociata, la vicenda dimostra come il controllo delle aziende simbolo dell’IA generativa sia ormai diventato un terreno di scontro politico, economico e personale. E l’idea di un’alleanza tra due rivali storici come Musk e Zuckerberg resta una suggestione che racconta meglio di ogni altra l’intensità della competizione in atto.


