Elon Musk tenta la conquista di OpenAI con un’offerta da $97 miliardi

by | 11 Feb 2025 | IA, Business

Elon Musk affronta simbolicamente Sam Altman per il controllo di OpenAI | Foto: xAI
Tempo di lettura: 3 minuti

Elon Musk e Sam Altman, un tempo collaboratori nella fondazione di OpenAI nel 2015, come ban sappiamo sono protagonisti di una disputa sempre più accesa riguardante il futuro dell’intelligenza artificiale.

Nel 2018, infatti, Musk ha lasciato il consiglio di amministrazione di OpenAI, citando potenziali conflitti di interesse con il suo ruolo in Tesla.

Successivamente, però, ha criticato la trasformazione di OpenAI da organizzazione no-profit a entità a scopo di lucro, accusando Altman di aver tradito la missione originaria dell’organizzazione.

Il risultato è che, lo scorso febbraio, Musk ha intentato una causa legale contro OpenAI, Altman e il presidente Greg Brockman, sostenendo che l’azienda avesse abbandonato i suoi principi fondativi privilegiando il profitto rispetto al beneficio dell’umanità.

Non bastasse, lo scorso agosto Musk ha esteso la causa includendo Microsoft, partner strategico di OpenAI, accusandola di aver cospirato per eliminare la concorrenza nel settore dell’IA.

L’offerta di Musk e chi c’è dietro

Le schermaglie di Elon Musk, però, non hanno impensierito Sam Altman, che nel frattempo è andato avanti a raccogliere miliardi di dollari attraverso round di finanziamento. Così fruttuosi, che ora OpenAI è la seconda startup di maggior valore al mondo. La prima, guarda caso, è SpaceX, di Elon Musk.

E siccome il miliardario sudafricano ha dimostrato in più di un’occasione di possedere una determinazione feroce (e di non saper accettare le sconfitte), ecco la notizia deflagrante di oggi.

Secondo la quale Elon Musk ha messo insieme un gruppo di investitori per avanzare un’offerta da 97,4 miliardi di dollari per acquistare il controllo della no-profit che governa OpenAI.

La prima testata a darne notizia è stata il Wall Street Journal, secondo cui il consorzio comprende Vy Capital, xAI (la sua compagnia di IA di Musk) e l’influente uomo d’affari di Hollywood, Ari Emanuel.

L’obiettivo è chiaro: colpire OpenAI nel suo punto più vulnerabile e destabilizzare il controllo che Altman e i suoi alleati hanno costruito nel tempo.

Sam Altman, ovviamente, non l’ha presa bene. E ha subito respinto l’offerta con una battuta su X: «No grazie, ma possiamo comprare Twitter per 9,74 miliardi di dollari se vuoi». Battuta alla quale Musk ha replicato con un secco: «Truffatore».

 

Lo strano assetto societario di OpenAI

OpenAI ha una struttura aziendale atipica: è governata da una piccola no-profit, che ha il controllo legale sulla società a scopo di lucro.

Il consiglio di amministrazione della no-profit ha solo due dipendenti e 22 milioni di dollari di asset, ma detiene il potere decisionale su OpenAI, che oggi vale centinaia di miliardi di dollari.

Musk ha individuato questa anomalia come il punto debole da attaccare.

Per separarsi dalla no-profit, cosa che ha in mente di fare, Sam Altman dovrebbe compensarla economicamente. Con la sua offerta, Musk non solo punta a prendere il controllo, ma fissa anche un prezzo altissimo per la separazione, rendendo più costoso per Altman ottenere piena autonomia sul ramo for-profit.

Le ripercussioni sull’accordo da 40 miliardi di OpenAI

La mossa di Musk, inoltre, arriva proprio mentre OpenAI sta cercando di chiudere un nuovo round di finanziamenti da 40 miliardi di dollari, guidato da SoftBank, che porterebbe la valutazione della società a 300 miliardi.

Se l’offerta di Musk venisse presa in considerazione, l’intero piano di raccolta fondi potrebbe essere messo in discussione, perché la no-profit che governa OpenAI avrebbe l’obbligo legale di valutare qualsiasi offerta al giusto valore di mercato.

Accettare una cifra inferiore significherebbe dover giustificare la decisione davanti alle autorità di regolamentazione.

Insomma, la proposta di Musk è un ostacolo enorme per Altman, che rischia di dover pagare molto di più per consolidare il suo controllo su OpenAI.

La battaglia per il futuro dell’intelligenza artificiale è appena entrata in una nuova fase e noi non resta che attendere, con una certa curiosità, di assistere a ulteriori sviluppi.

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