L’investimento di Microsoft in OpenAI è stato fin dall’inizio oggetto di dibattito. Con oltre 13 miliardi di dollari versati nella startup, il colosso di Redmond si è indubbiamente assicurato un accesso privilegiato alle tecnologie di intelligenza artificiale più avanzate, tra cui ChatGPT e i modelli della serie GPT.
Questo legame stretto ha sollevato interrogativi tra i regolatori di tutto il mondo, preoccupati che Microsoft possa esercitare un’influenza eccessiva su OpenAI, soffocando la concorrenza e consolidando il proprio dominio nel settore dell’IA generativa.
Il caso ha attirato l’attenzione delle autorità antitrust sia negli Stati Uniti che in Europa, con indagini mirate a stabilire se la collaborazione tra le due aziende possa configurarsi come una fusione di fatto.
L’indagine della CMA su Microsoft
Tre queste c’era quella della Competition and Markets Authority (CMA) britannica, che aveva iniziato a investigare nel dicembre 2023 per determinare se la collaborazione tra le due aziende potesse configurarsi come una fusione di fatto, con il rischio di limitare la concorrenza nel Paese.
L’autorità ha però appena concluso che Microsoft non ha acquisito un controllo stabile su OpenAI e ha quindi optato per non avviare un’indagine più approfondita. La decisione, inutile dirlo, rappresenta un passo avanti per il colosso di Redmond, i cui miliardi di dollari hanno oggettivamente contribuito al suo sviluppo e alla diffusione di ChatGPT.
Secondo Joel Bamford, direttore esecutivo per le fusioni della CMA, Microsoft ha “acquisito un’influenza materiale su OpenAI nel 2019”, ma non ha mai assunto un controllo effettivo della società.
“Poiché questo cambiamento di controllo non è avvenuto, la partnership nella sua forma attuale non rientra nel regime di controllo delle fusioni del Regno Unito”, ha spiegato Bamford.
“La nostra collaborazione con OpenAI e la sua continua evoluzione favoriscono la concorrenza, l’innovazione e lo sviluppo responsabile dell’IA, e accogliamo con favore la conclusione della CMA”, ha dichiarato un portavoce di Microsoft.
Anche OpenAI ha espresso soddisfazione per l’esito dell’indagine, sottolineando l’importanza di operare in un settore “altamente competitivo e in rapida evoluzione”.
La decisione arriva in un momento cruciale per l’azienda di Sam Altman, che si sta preparando a diventare una società a scopo di lucro dopo aver operato per anni con una struttura ibrida.
Le altre indagini
Anche a Bruxelles l’accordo tra Microsoft e OpenAI è stato esaminato, ma l’Unione Europea ha concluso che il gigante di Redmond non esercita un controllo duraturo sulla startup. I regolatori europei hanno però avvertito che continueranno a monitorare il rapporto tra le due aziende.
Negli Stati Uniti, invece, la Federal Trade Commission (FTC) ha avviato un’indagine più ampia sulle partnership nel settore dell’intelligenza artificiale generativa, coinvolgendo anche Google, Amazon e Anthropic, oltre a Microsoft e OpenAI.
L’agenzia ha chiesto alle aziende di fornire dettagli sui loro investimenti nelle startup di IA, segno di una crescente attenzione dei regolatori su un mercato in rapida espansione.
La pressione dei regolatori ha comunque già portato a qualche aggiustamento negli accordi tra Microsoft e OpenAI.
Lo scorso anno, infatti, Microsoft ha rinunciato al proprio seggio come osservatore nel consiglio di amministrazione della startup, nel tentativo di rassicurare le autorità antitrust.
Ma con investimenti sempre più consistenti nel settore dell’intelligenza artificiale, il dibattito sul controllo e sull’influenza delle big tech è destinato a rimanere aperto.


