La “bromance” tra Microsoft e OpenAI sta finendo

by | 20 Ott 2024 | Business, IA

Tempo di lettura: 4 minuti

Per anni, la partnership tra Microsoft e OpenAI è stata celebrata come un esempio di collaborazione innovativa nel settore tecnologico.

Descritta da Sam Altman come “la migliore bromance nel mondo tech,” questa alleanza ha portato alla creazione di tecnologie rivoluzionarie, tra cui il celebre ChatGPT.

Tuttavia, secondo una approfondita inchiesta del New York Times, sotto la superficie emergono i primi segnali di crisi.

La relazione tra i due giganti sembra sempre più tesa, mentre Microsoft comincia a diversificare la sua scommessa sull’intelligenza artificiale. E dopo che avrete letto questo articolo, alcuni accadimenti degli scorsi mesi avranno molto più senso.

Soprattutto la news che abbiamo pubblicato lo scorso agosto, e che trovate qui sotto.

Le ripercussioni della “crisi” di OpenAI

Lo scorso autunno, Sam Altman si era rivolto al CEO di Microsoft, Satya Nadella, chiedendo ulteriori miliardi di dollari di investimenti per sostenere lo sviluppo delle tecnologie AI di OpenAI.

Microsoft aveva già versato 13 miliardi di dollari nella start-up, e inizialmente Nadella sembrava disposto a continuare.

Tuttavia, la drammatica estromissione di Altman da parte del consiglio di OpenAI lo scorso novembre, anche se breve, ha fatto riflettere Microsoft. Preoccupata per la stabilità della start-up e i crescenti costi, l’azienda ha iniziato a riconsiderare il suo impegno finanziario.

OpenAI, che prevede perdite per 5 miliardi di dollari solo quest’anno, ha continuato a spingere per ulteriori investimenti e risorse di calcolo, necessari per sviluppare i suoi sofisticati sistemi di intelligenza artificiale.

La pressione finanziaria, unita alle divergenze strategiche tra i dipendenti delle due società, ha fatto emergere crepe in una partnership che sembrava invulnerabile.

Secondo fonti interne, il rapporto è stato messo a dura prova da questioni di gestione e protocolli, con accuse reciproche tra i team di ingegneri.

Microsoft e la alternativa a OpenAI

 Se da un lato Microsoft resta il maggiore investitore di capitale nella casa di ChatGPT, dall’altro l’azienda ha iniziato a esplorare strade alternative per ridurre la propria dipendenza dalla start-up.

Un segnale chiave di questo cambiamento è stato l’investimento di 650 milioni di dollari per assumere la maggior parte del personale di Inflection, un concorrente di OpenAI.

Mustafa Suleyman, ex CEO di Inflection, è ora a capo di un nuovo gruppo in Microsoft, incaricato di sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale che potrebbero, in futuro, sostituire quelle attualmente fornite da Sam Altman.

Questa mossa ha suscitato irritazione all’interno di OpenAI, con dirigenti e dipendenti preoccupati per il crescente coinvolgimento di Suleyman nelle dinamiche tra le due aziende.

Secondo due fonti informate sulla vicenda, Suleyman avrebbe gridato contro un dipendente di OpenAI durante una recente videochiamata, accusando la start-up di non fornire nuove tecnologie a Microsoft con la velocità richiesta.

Inoltre, altre tensioni sono emerse quando gli ingegneri di Microsoft hanno scaricato software critico di OpenAI senza rispettare i protocolli concordati tra le due aziende, causando ulteriori malumori.

Le difficoltà di OpenAI e la ricerca di nuovi alleati

 Oltre alle tensioni interne, Sam Altman ha dovuto affrontare il rifiuto di Microsoft di fornire ulteriori finanziamenti, lasciando la start-up in una situazione difficile.

Alla ricerca di risorse, OpenAI ha rinegoziato il proprio accordo esclusivo con Microsoft, ottenendo il permesso di siglare un contratto di 10 miliardi di dollari con Oracle per accedere a risorse di calcolo aggiuntive.

Questa mossa ha segnato un’importante svolta per la casa di ChatGPT, che cerca di allentare la propria dipendenza dal colosso di Redmond.

Parallelamente, OpenAI ha accelerato la sua strategia di diversificazione degli investitori. L’azienda ha cercato di coinvolgere nuovi partner strategici come Apple, Nvidia e la società di investimenti MGX degli Emirati Arabi Uniti.

Sebbene Apple non abbia partecipato direttamente al recente round di finanziamenti da 6,6 miliardi di dollari, l’interesse del colosso di Cupertino per l’integrazione di ChatGPT sui suoi dispositivi evidenzia la crescente influenza di OpenAI nell’ecosistema tecnologico globale.

 La clausola sull’AGI nell’accordo con Microsoft

Nonostante gli sforzi per ridurre la dipendenza da Microsoft, OpenAI rimane legata a Satya Nadella per quanto riguarda le risorse di calcolo.

Tuttavia, una clausola nell’accordo tra le due aziende potrebbe rivelarsi decisiva: se OpenAI riuscisse a sviluppare una vera intelligenza artificiale generale (AGI), in grado di eguagliare la potenza del cervello umano, Microsoft perderebbe l’accesso esclusivo alle sue tecnologie.

Questa clausola, originariamente pensata per prevenire l’abuso di una tecnologia così potente da parte di un colosso tecnologico (OpenAI, lo ricordiamo, nasce con un codice etico ben preciso), oggi rappresenta una possibile via d’uscita per OpenAI, che potrebbe utilizzarla per negoziare un accordo più vantaggioso.

La definizione di AGI, infatti, rimane nelle mani del Consiglio di amministrazione di OpenAI, che potrebbe decidere quando e se questa tecnologia rivoluzionaria sarà stata raggiunta. E, quindi, il momento in cui troncare con Microsoft.

 Microsoft guarda al futuro con distacco

 Mentre OpenAI continua a lottare con la pressione finanziaria e la ricerca di risorse, Microsoft sembra prendere le distanze pubblicamente. Durante una recente conferenza sull’intelligenza artificiale a Seattle, i dirigenti di Microsoft hanno dedicato poco spazio a OpenAI, enfatizzando invece l’indipendenza e la varietà delle loro offerte tecnologiche.

“Siamo convinti di offrire una scelta,” ha dichiarato Asha Sharma, dirigente responsabile dei prodotti AI di Microsoft.

Una frase che potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo per Microsoft, sempre più autonoma e meno dipendente dalla partnership con OpenAI, mentre la corsa all’intelligenza artificiale continua senza sosta.

Il corto guinzaglio di Big Tech

Se quindi OpenAI ha da un lato tratto enormi benefici dal sostegno di Microsoft, dall’altro la necessità di diversificare e trovare nuove fonti di risorse sta mettendo alla prova i legami che un tempo sembravano indissolubili.

Quello che però si impara da tutta questa vicenda è la sfida enorme che devono affrontare le start-up dell’intelligenza artificiale: ossia sopravvivere alla loro dipendenza dai colossi tecnologici per i finanziamenti e la potenza di calcolo.

Sono infatti i grandi player (Microsoft, Google e Amazon) a detenere i vasti sistemi di cloud computing, indispensabili per lo sviluppo delle tecnologie AI. Ed è con essi che tengono al guinzaglio le startup di intelligenza artificiale

Il futuro della partnership tra i due giganti resta incerto, ma una cosa appare chiara. E cioè che OpenAI, nonostante sia il chatbot di maggior successo al mondo, ci mostra che la corsa all’intelligenza artificiale, con l’attuale modello di business, non è sostenibile.

Il futuro ci dirà se lo diventerà grazie all’abbassamento dei costi o se si scaricherà tutto sulle spalle degli utenti, che si troveranno a rimpiangere i tempi in cui l’abbonamento a ChatGPT costava “solo” 20 dollari al mese.

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