Inflection, traducibile in Italiano in “punto di flesso”, a volte chiamato punto di svolta, flesso, inflessione o punto di rendimenti decrescenti, è il punto in cui un grafico cambia curvatura, da concavo a convesso o viceversa.
Nel contesto della tecnologia e del business, col termine Inflection ci si riferisce a un punto critico o a un momento di svolta in cui si verifica un cambiamento significativo nel modo in cui le aziende operano, nei modelli di business, nella tecnologia o nel comportamento dei consumatori. Questo termine è spesso utilizzato per descrivere momenti in cui l’adozione di nuove tecnologie o cambiamenti nel panorama competitivo costringono le aziende a rivedere e adattare le loro strategie per mantenere o migliorare la loro posizione sul mercato.
Fatta questa premessa, appare più semplice capire perché Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn, e Mustafa Suleyman, co-fondatore di DeepMind, hanno deciso di chiamare Inflection AI la loro startup nel campo dell’intelligenza artificiale. La cui mission è di sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale avanzate per migliorare la comunicazione e l’interazione tra umani e computer, rendendo queste interazioni più naturali, intuitive e produttive.
Il progetto principale di Inflection AI è un assistente digitale di nome Pi, che mira a rivoluzionare il modo in cui interagiamo con le macchine. Pi è progettato per comprendere e interpretare il linguaggio umano in modo più profondo ed efficiente rispetto agli attuali assistenti virtuali. Dev’essere per questa ragione che l’azienda ha finora raccolto oltre a 225 milioni nella metà del 2022 e 1,3 miliardi di dollari appena nove mesi fa.
Siamo quindi di fronte all’ennesima storia di successo riguardante le IA? Al contrario, quella che ci apprestiamo a dare è la notizia di una (probabile) morte annunciata. Perché Microsoft ha in sostanza cannibalizzato Inflection.
Mustafa Suleyman (in foto) e Karén Simonyan, i co-fondatori di Inflection, passeranno a Microsoft. Suleyman presiederà la nascente divisione AI dell’azienda, portando con sé “alcuni membri” del suo gruppo, come ha sottolineato Microsoft. O, secondo quanto riportato da Bloomberg, “quasi tutto il personale”. Reid Hoffman, invece, rimarrà a gestire le operazioni con il nuovo CEO Sean White, cercando di mettere in salvo quel che resta dell’azienda.
Inflection aveva l’ambizione di creare un’intelligenza artificiale conversazionale, utilizzabile attraverso diverse piattaforme, capace di riconoscere gli utenti e memorizzare le conversazioni passate per offrire un’esperienza più personalizzata e utile.
Sebbene l’idea fosse intrigante, non ha mai realmente preso piede. E nonostante gli ingenti finanziamenti ricevuti, Inflection non è mai riuscita a competere coi progressi velocissimi nel campo dell’AI realizzati da OpenAI (anch’essa finanziata da Microsoft), Google con Gemini e Anthropic.
Forse il progetto era destinato a non realizzarsi e forse Pi è un’idea che sarebbe comunque stata destinata a soccombere. Ma come ricorda mirabilmente Devin Coldewey su TechCrunch, nei fatti che ci troviamo a commentare c’è l’essenza di Microsoft. La cui strategia sembra riflettere il solito approccio noto da decenni: abbracciare, espandersi e infine stritolare.
Sia chiaro: Microsoft in questa occasione può sembrare il classico giocatore d’azzardo che sulla roulette scommette sia sul rosso, sia sul nero, pronto a capitalizzare sul primo che inciampa prima di tagliare il traguardo. Allo stesso tempo, può proporsi come il salvatore della patria, capace di dare una seconda vita a un team talentuoso che diversamente avrebbe fallito.
Ma nel commentare notizie come questa, nel guardare il quadro generale dell’IA, nel vedere chi sono i nomi dietro le principali intelligenze artificiali, la sensazione è che le grandi corporazioni tecnologiche abbiano già fagocitato le IA.
Passano gli anni e siamo ancora a parlare di Microsoft e Google. Con la prima che, nei giorni scorsi, è pure andata a denunciare la seconda all’Unione Europea per un eccesso di posizione dominante nelle IA. Fingendo di non ricordare che OpenAI è cosa sua, e che ora lo è anche il cuore di Inflection AI.


