OpenAI ha annunciato un cambiamento epocale nella sua struttura organizzativa, delineando i piani per trasformarsi in una Public Benefit Corporation (PBC), ovvero una società for-profit orientata al bene comune.
La decisione, resa pubblica attraverso un post sul blog ufficiale della compagnia, vedrà il braccio profit di OpenAI assumere il controllo operativo e decisionale, lasciando al segmento no-profit un ruolo marginale nella governance.
Secondo quanto comunicato, il nuovo assetto permetterà a OpenAI di raccogliere i capitali necessari per portare avanti il suo ambizioso obiettivo di sviluppare un’intelligenza artificiale generale (AGI), garantendo al contempo il supporto a iniziative benefiche nei settori della sanità, dell’istruzione e della scienza.
La parte no-profit, pur mantenendo una partecipazione azionaria nell’azienda, opererà con una leadership e un team indipendenti.
OpenAI: un cambiamento per competere
Questa trasformazione risponde a esigenze pratiche: l’intensa competizione nel settore dell’intelligenza artificiale e l’enorme fabbisogno di capitali.
Con concorrenti come Anthropic e xAI di Elon Musk già strutturati come PBC, OpenAI mira a posizionarsi meglio per attirare investitori, offrendo loro modelli di partecipazione più tradizionali, come sottolineato dal consiglio d’amministrazione.
“La scala dei capitali richiesti per continuare a perseguire la nostra missione supera di gran lunga quanto avevamo immaginato,” ha scritto il board. “Gli investitori sono pronti a sostenerci ma necessitano di strumenti di equity convenzionali e di una struttura meno personalizzata.”
Il passaggio a una PBC non è comunque esente da controversie. Per informazioni chiedere a Elon Musk, che a metà novembre ha allargato la causa intentata contro OpenAI e Sam Altman coinvolgendo nientemeno che Microsoft.
E al CEO di Meta, Mark Zuckerberg, che ha chiesto al procuratore generale della California, Rob Bonta, di intervenire, unendo le proprie forze a quelle di Musk per cercare di bloccare il tentativo di OpenAI di trasformarsi in un’azienda a scopo di lucro.
Le sfide della governance
La riorganizzazione riporta alla luce le tensioni interne che hanno caratterizzato OpenAI negli ultimi anni.
Lo scorso anno, l’allontanamento temporaneo del CEO Sam Altman da parte del consiglio d’amministrazione no-profit ha scatenato una crisi che si è conclusa con la sua reintegrazione.
Altman potrebbe ottenere un ruolo di primo piano nella nuova struttura: secondo Bloomberg, il CEO riceverebbe una partecipazione azionaria pari al 7% della compagnia, una notizia che Altman ha smentito.
Il consiglio ha specificato che il valore delle quote assegnate alla componente no-profit sarà stabilito da consulenti finanziari indipendenti, con l’obiettivo di garantire una valutazione equa e trasparente.
Con questa mossa, OpenAI spera di bilanciare l’ambizione tecnologica con un impegno per il bene comune, cercando di diventare una delle organizzazioni no-profit meglio finanziate nella storia.
Tuttavia, il passaggio a una struttura for-profit potrebbe rivelarsi complesso, con potenziali implicazioni sia per la missione originaria dell’azienda sia per il panorama competitivo dell’intelligenza artificiale.


