OpenAI e Microsoft definiscono cos’è l’AGI (ed è deludente)

by | 29 Dic 2024 | IA

Tempo di lettura: 4 minuti

Nel mondo dell’intelligenza artificiale, l’AGI, ossia intelligenza artificiale generale, rappresenta la frontiera più ambiziosa da raggiungere. Si tratta infatti di una macchina in grado di superare l’essere umano in un ampio ventaglio di compiti.

Fino ad oggi, il concetto di AGI è stato una nebulosa promessa, un’idea avvolta da interrogativi sul suo effettivo significato e sulla sua realizzabilità.

Recentemente, però, grazie alla pubblicazione di documenti trapelati da The Information, è emersa una definizione chiara e sorprendentemente pragmatica, fornita proprio dai giganti della tecnologia, OpenAI e Microsoft.

Secondo quanto rivelato, l’AGI non sarà tale finché OpenAI non riuscirà a sviluppare un sistema di intelligenza artificiale capace di generare profitti pari a 100 miliardi di dollari.

L’AGI e la nuova era dell’Intelligenza Artificiale

Ma perché questa definizione è così importante, sia per OpenAI che per Microsoft?

La risposta va ben oltre il semplice progresso tecnologico e si intreccia con interessi economicie strategici che potrebbero ridefinire l’intero panorama della tecnologia globale.

La definizione di AGI da parte di OpenAI e Microsoft segna infatti una svolta rispetto alle concezioni tradizionali.

L’AGI, innanzitutto, cessa di essere una sorta di entità filosofica o teorica e diviene un obiettivo misurabile, legato in modo esplicito alla generazione di profitti.

Questo approccio è indicativo di una visione pragmatica che considera l’AGI non solo come un’avanzata frontiera tecnologica ma come un asset economico fondamentale.

La cifra di 100 miliardi di dollari di profitti non è casuale, ma riflette la portata dell’innovazione economica che le aziende si aspettano di ottenere una volta che l’AGI sarà raggiunta.

La realizzazione di questa intelligenza artificiale, in grado di superare l’uomo in competenze trasversali, promette non solo di migliorare l’efficienza, come avviene già ora, ma di rivoluzionare interi settori industriali, aumentando enormemente la produttività.

OpenAI e Microsoft: un rapporto a tempo

La chiara definizione di AGI non riguarda solo il progresso tecnico: è anche una questione di potere e controllo.

Microsoft, che ha investito oltre 13 miliardi di dollari in OpenAI, ha stipulato un contratto che prevede che, una volta raggiunto l’obiettivo dell’AGI, OpenAI interromperà l’accesso di Microsoft a qualsiasi nuova tecnologia sviluppata.

Ciò significa che Microsoft, pur avendo investito massicciamente in Sam Altman, da un certo punto in poi non potrà più fare affidamento su OpenAI e sfruttarne liberamente le scoperte.

Si capisce come la definizione di AGI sia anche legata a una strategia di contenimento del potere del colosso di Redmond, che sulla carta vorrebbe evitare che una sola entità tecnologica accumuli troppo controllo sulle risorse intellettuali globali.

OpenAI e la trasformazione in for-profit

Una volta che l’AGI sarà raggiunta, OpenAI, che è stata fondata come organizzazione no-profit, avrà completato la sua transizione verso un modello di business for-profit, pur mantenendo l’ambiziosa missione di “beneficiare tutta l’umanità”.

Questo passaggio, che farà inarcare il sopracciglio a molti, noi inclusi, segna un cambiamento radicale nella visione e nelle operazioni della compagnia.

Come rivelato dai documenti trapelati, OpenAI sta negoziando modifiche sostanziali agli accordi con Microsoft, che includono la possibilità di cessare il legame con l’infrastruttura cloud di Microsoft e abbandonare la condivisione dei profitti, optando invece per l’emissione di equity.

Ciò riflette un desiderio di indipendenza strategica, con OpenAI pronta a diventare una competitrice diretta di Microsoft sul mercato delle intelligenze artificiali.

Il passo verso il profitto peraltro è quasi obbligato per OpenAI, che, per sopravvivere e crescere nel competitivo mercato tecnologico, ha bisogno di enormi investimenti.

La struttura no-profit limita la capacità di raccogliere il capitale necessario per mantenere il passo con i colossi tecnologici.

E in un contesto economico in cui le risorse finanziare determinano il successo, il passaggio a un modello for-profit è l’unica opzione realistica per rimanere competitivi.

Microsoft, voglia di indipendenza

Anche per Microsoft la definizione di AGI assume un’enorme importanza strategica.

Il gigante di Redmond ha bisogno di diventare autosufficiente nell’ambito dell’intelligenza artificiale, soprattutto per rafforzare la sua posizione nel mercato della produttività.

Microsoft non può più dipendere da OpenAI per la fornitura di tecnologie simili a quelle sviluppate internamente.

Inoltre, l’introduzione dei modelli di IA di terze parti da parte di Microsoft, come nel caso di 365 Copilot, è un chiaro segnale della sua volontà di non essere subordinata a una tecnologia di una sola compagnia.

Con l’AGI ormai divenuta una realtà tangibile, Microsoft deve fare in modo che la propria strategia di crescita e innovazione non dipenda più da un partner esterno, ma si basi su soluzioni proprie.

Il terreno di battaglia dell’AGI

Il percorso verso l’AGI non è certo e potrebbe ancora richiedere molti anni prima di raggiungere il traguardo dei 100 miliardi di dollari di profitti. Ma il vero impatto della definizione di AGI è la sua capacità di creare un campo di battaglia globale.

Mentre OpenAI e Microsoft si preparano a diventare concorrenti, altre aziende come Google e Amazon potrebbero cercare di sfruttare questo scenario per accrescere la loro influenza nel mercato.

La questione dell’AGI, peraltro, non riguarda solo la competizione tra giganti tecnologici ma anche il controllo delle risorse intellettuali e della potenza economica futura delle nazioni.

In questo contesto, il tentativo di Elon Musk di fermare la trasformazione di OpenAI in un’entità a scopo di lucro non è solo una mossa legale, ma una dichiarazione implicita sulla rilevanza dell’AGI in un mondo dominato dalle logiche economiche.

Lungi dall’essere un concetto astratto, l’AGI è ora un obiettivo misurabile, un punto di arrivo che potrebbe riscrivere le regole del gioco economico e geopolitico, una pietra miliare che disegna nuovi equilibri di potere nel mondo della tecnologia.

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