Purtroppo ci avevamo visto giusto. Lo scorso 19 giugno anticipavamo su queste pagine che il colosso di Redmond avrebbe presto avviato una nuova e massiccia ondata di licenziamenti.
Oggi, secondo quanto riportato dal Seattle Times, l’azienda avrebbe deciso di tagliare il 4% della sua forza lavoro globale, pari a circa 9.100 dipendenti.
Il più grande taglio degli ultimi due anni
Microsoft contava, a giugno 2024, circa 228.000 dipendenti in tutto il mondo, e i dati suggeriscono che si tratta della più ampia riduzione di personale dal 2023.
Questo nuovo ridimensionamento supera anche quello dello scorso maggio, quando furono annunciati circa 6.000 esuberi, e quello di gennaio, che aveva coinvolto 1.900 lavoratori nelle divisioni Activision Blizzard e Xbox.
Sebbene l’azienda non abbia ancora rilasciato commenti ufficiali, quella in corso pare essere una manovra su vasta scala, destinata a impattare trasversalmente su più settori interni.
Licenziamenti strategici, non emergenziali
A differenza di quanto avviene in altre aziende, dove i tagli sono spesso la conseguenza diretta di problemi finanziari, quelli in casa Microsoft si collocano dentro un più ampio piano di ristrutturazione strategica.
Il gruppo sta infatti investendo oltre 80 miliardi di dollari nello sviluppo di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, e questo comporta un riorientamento delle risorse e delle priorità.
Nella nostra precedente news segnalavamo che le divisioni maggiormente colpite dovrebbero essere Xbox, vendite, supporto clienti e back-office. Si tratta di reparti in cui Microsoft punta a introdurre automazioni avanzate proprio grazie alla sua spinta sull’IA.
Microsoft e il (triste) trend dell’IA
Da Microsoft ad Amazon fino a Intel, negli ultimi anni abbiamo assistito a una pioggia di licenziamenti nelle big tech: oltre a Microsoft, Amazon ha annunciato che sostituirà molti lavoratori con l’IA e Intel prevede addirittura tagli fino al 20 % della sua forza lavoro.
A queste si aggiungono decine di migliaia di esuberi confermati in Meta, Google, Salesforce, CrowdStrike, TomTom e molti altri.
Da gennaio a oggi, stando al sito layoffs.fyi, oltre 63.800 persone hanno perso il lavoro dall’inizio dell’anno nei soli Stati Uniti. Numeri drammatici, cui vanno aggiunti i 61.296 impiegati governativi tagliati, a loro volta parte dei 171,843 licenziamenti di lavoratori federali.
Negli ultimi anni, tutti i colossi tech ci hanno spiegato che l’IA ci libererà del lavoro ripetitivo e ci permetterà di investire sulla vera creatività. Il problema? Questa retorica sta diventando sempre più logora, a tratti ipocrita.
I numeri qui sopra non solo colo colpa dell’IA, sia chiaro, ma quel che è certo è che da quando l’intelligenza artificiale ha preso piede, nessuno ha assunto tanto quanto ha licenziato.
Le assunzioni, soprattutto ai livelli iniziali, stanno nettamente calando: le big tech hanno ridotto del 25% le assunzioni di neolaureati rispetto al 2023. per quanto riguarda invece le startup, il calo, seppure più contenuto, è comunque dell’11%. Chi dovrebbe guidare le rivoluzioni del futuro, ossia i giovani talenti, sono sempre più tagliati fuori.
Un domani, ci auguriamo, l’intelligenza artificiale sarà un nuovo Rinascimento. A oggi, però, è principalmente un’ecatombe di posti di lavoro, senza particolari proposte concrete per realizzare il futuro promesso.


