Ricavi a 81,3 miliardi di dollari, utile netto a 38,5 miliardi, stime degli analisti polverizzate su tutta la linea. Eppure, a mercati chiusi, il titolo Microsoft è crollato del 6%.
Il paradosso della trimestrale perfetta è ben esemplificato da Microsoft. Nell’era in cui viviamo, infatti, battere le aspettative non basta più se a Wall Street resta il dubbio che la corsa all’intelligenza artificiale stia bruciando più denaro di quanto ne possa generare.
Il cuore del problema non sono i profitti di oggi ma la sostenibilità di domani: nel trimestre appena concluso, Microsoft ha infatti speso 37,5 miliardi di dollari in infrastrutture (data center, chip, capacità di calcolo), con un balzo del 66% rispetto a un anno fa.
E i costi crescono più velocemente dei ricavi: +19% contro +17%. Una forbice sottile ma che agli investitori evidentemente toglie il sonno.
I numeri che contano (e quelli che preoccupano)
Azure, il motore cloud dell’azienda, è cresciuto del 39%, in linea con le attese ma in leggero rallentamento rispetto al trimestre precedente.
La CFO Amy Hood ha spiegato agli analisti che la disponibilità limitata di hardware per l’IA sta ponendo un tetto alla crescita: la domanda supera l’offerta, il che significa che Microsoft non riesce a monetizzarne tutto il potenziale.
Per il trimestre in corso, l’azienda prevede un’ulteriore frenata, con la crescita di Azure attesa tra il 37% e il 38%. Sul fronte degli utili, 7,6 miliardi arrivano direttamente da OpenAI, grazie alla quota del 27% che Microsoft detiene nella startup dopo la ristrutturazione di ottobre.
Senza quel contributo, i conti sarebbero comunque sopra le previsioni ma il peso di un singolo partner solleva interrogativi sulla diversificazione.
Microsoft, la dipendenza da OpenAI è un rischio
Per la prima volta, Microsoft ha rivelato un dato che gli investitori chiedevano da tempo: il 45% del suo portafoglio ordini cloud, ovvero il valore dei contratti già firmati ma non ancora eseguiti (una metrica chiave per valutare i ricavi futuri), proviene da un solo cliente, OpenAI.
In termini assoluti, il portafoglio ordini è più che raddoppiato a 625 miliardi di dollari, ma quasi la metà dipende da una startup che ha promesso investimenti per 1.400 miliardi senza spiegare come intenda finanziarli.
C’è poi un’altra complicazione: la ristrutturazione che ha dato a Microsoft quella quota azionaria ha anche liberato OpenAI di cercare altri fornitori cloud, potenzialmente riducendo la dipendenza reciproca.
Escludendo OpenAI, il portafoglio ordini di Microsoft è cresciuto del 28%. È un dato solido, che include anche i 30 miliardi dell’accordo con Anthropic, ma che racconta una storia diversa dalla narrativa trionfale.
La concorrenza si sveglia, Nadella lancia l’allarme
Il vantaggio competitivo di Microsoft, ovvero l’essere arrivata prima nella corsa all’IA grazie alla scommessa su OpenAI, si sta assottigliando.
Gemini di Google sta conquistando clienti di peso, inclusa Apple. Anthropic ha lanciato agenti autonomi come Claude Cowork che minacciano direttamente l’ecosistema Microsoft. La stessa Redmond sta diversificando, integrando modelli Anthropic in Copilot per la programmazione e nelle suite di produttività 365.
A proposito di Copilot: Satya Nadella ha rivelato che l’assistente IA da 30 dollari al mese conta ora 15 milioni di utenti annuali, un numero che supera i 3 milioni di abbonati business di ChatGPT Enterprise, ma che impallidisce di fronte agli 800 milioni di utenti settimanali che OpenAI vanta sul mercato consumer.
E proprio Nadella, la settimana scorsa a Davos, ha lanciato un avvertimento che suona quasi come un’autocritica: “Un segnale rivelatore che siamo in una bolla sarebbe se parlassimo solo delle aziende tech”, ha detto al CEO di BlackRock Larry Fink. “Se i benefici dell’IA non si diffonderanno in modo più uniforme, per definizione sarà una bolla”.
La pazienza di Wall Street ha un limite
Dall’inizio dell’anno fiscale 2024, Microsoft ha speso oltre 200 miliardi di dollari in tecnologia IA. Quest’anno, le quattro grandi (Microsoft, Google, Meta e Amazon), bruceranno collettivamente oltre 500 miliardi. La domanda che nessuno riesce ancora a rispondere è quando questi investimenti si trasformeranno in ritorni proporzionati.
Microsoft sta costruendo quelle che chiama “super fabbriche” per l’IA, data center interconnessi progettati specificamente per l’addestramento dei modelli. E lunedì ha presentato Maia 200, un nuovo chip per l’inferenza che promette di essere più economico e veloce dei concorrenti.
Ma gli investitori, per ora, guardano altrove: negli ultimi sei mesi, il titolo ha perso oltre il 6%. La trimestrale perfetta, a quanto pare, non esiste più.
Fonti: The Wall Street Journal, Reuters


