Lo avevamo anticipato lo scorso 30 aprile e così è stato: Apple ha scelto Google per alimentare il futuro della sua intelligenza artificiale, Siri compresa.
L’annuncio ufficiale è arrivato con un comunicato congiunto che non lascia spazio a interpretazioni: “Dopo un’attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia di Google fornisce la base più solida per gli Apple Foundation Models e siamo entusiasti delle nuove esperienze innovative che questo consentirà ai nostri utenti”.
La partnership pluriennale prevede l’utilizzo dei modelli Gemini e dell’infrastruttura cloud di Mountain View per i futuri modelli fondazionali di Cupertino.
L’accordo non è esclusivo, precisano fonti vicine alla trattativa, ma la portata strategica resta enorme. Secondo le indiscrezioni, Apple verserà a Google circa un miliardo di dollari per l’accesso alla tecnologia.Una cifra che racconta quanto Cupertino consideri questa alleanza decisiva per recuperare terreno nella corsa all’AI generativa.
Per Apple si tratta di un cambio di paradigma storico. L’azienda che ha costruito il proprio impero sul controllo totale della filiera (hardware, software, servizi), conferma se mai ce n’era ancora bisogno di non poter competere da sola sul fronte dell’intelligenza artificiale.
Prima di stringere l’accordo con Google, Apple ha testato le tecnologie di concorrenti come OpenAI e Anthropic. Alla fine, però, ha prevalso il rapporto consolidato con Mountain View, partner di lunga data nonostante la rivalità su altri fronti.
Siri, il grande ritardo da colmare
L’assistente vocale di Apple è diventato negli anni il simbolo più visibile del gap accumulato rispetto alla concorrenza.
Mentre ChatGPT e Gemini conquistavano l’immaginario collettivo, l’assistente vocale di Cupertino è rimasto ancorato a un’esperienza utente datata. Le critiche pubbliche si sono moltiplicate, mettendo pressione su un’azienda poco abituata a inseguire.
Apple ha rinviato più volte il lancio della versione “più personalizzata” di Siri. Un portavoce ha però confermato a TechCrunch che un aggiornamento importante arriverà nel corso dell’anno, con il debutto previsto in primavera.
La partnership con Google potrebbe finalmente fornire le fondamenta tecnologiche per quel salto di qualità atteso da tempo.
Privacy e cloud: una questione di architettura
Nel 2024 Apple ha presentato le prime versioni di Apple Intelligence, il sistema che integra funzionalità IA nelle operazioni quotidiane del sistema operativo. Tra le novità c’era anche l’integrazione di ChatGPT, che già allora aveva sollevato preoccupazioni sulla privacy legate all’elaborazione delle query sui server di OpenAI.
L’approccio di Apple è stato comunque volutamente discreto, con gran parte dell’elaborazione che avviene direttamente sul dispositivo o attraverso un’infrastruttura strettamente controllata.
Il risultato è una forma di intelligenza artificiale sottile, talvolta invisibile, che non punta sull’effetto wow di un chatbot ma sull’integrazione silenziosa nell’esperienza utente. Con Gemini a bordo, questa strategia potrebbe evolvere verso funzionalità più ambiziose.
Con Google, però, il quadro si fa più complesso. ChatGPT era un’opzione esterna a cui l’utente poteva rivolgersi per task specifici. Gemini invece andrà a costituire le fondamenta stesse degli Apple Foundation Models, i modelli proprietari su cui Cupertino intende costruire il futuro della sua intelligenza artificiale: un’integrazione a livello profondo dell’architettura.
Che fine farà allora la partnership con OpenAI? L’accordo con Google non è esclusivo, e i due servizi operano su piani diversi. Una convivenza resta possibile ma il baricentro dell’IA di Cupertino pare essersi chiaramente spostato verso Mountain View.
C’è poi la natura di Google, azienda il cui business principale ruota attorno alla raccolta e monetizzazione dei dati attraverso la pubblicità. Un profilo diverso da quello di OpenAI, che solleva interrogativi più stringenti.
Apple assicura che manterrà i propri standard di protezione anche all’interno della partnership, ma la relazione economica tra i due colossi è già profondamente intrecciata: tra il 2021 e il 2022, Google ha versato a Cupertino circa 38 miliardi di dollari per il posizionamento come motore di ricerca predefinito. Con l’AI, questa interdipendenza si accentuerà ulteriormente.
Fonte: TechCrunch


