Lunedì sera il presidente Trump ha anticipato su Truth Social quello che sarebbe diventato l’annuncio di ieri di Microsoft: “Non voglio che gli americani paghino bollette più alte a causa dei data center”.
A stretto giro di posta, il colosso di Seattle ha risposto con un piano in cinque punti pensato per disinnescare le crescenti tensioni tra Big Tech e le comunità locali.
La tempistica non è casuale. Con le elezioni di midterm all’orizzonte, l’amministrazione Trump sta cercando di intestarsi la battaglia contro il caro-vita, e i data center (infrastruttura fondamentale per la corsa all’intelligenza artificiale) sono finiti nel mirino.
“Le grandi aziende tecnologiche devono pagare di tasca propria”, ha scritto il presidente, annunciando che la sua squadra sta lavorando con Microsoft e che altre tech company seguiranno nelle prossime settimane.
Cinque impegni per tranquillizzare le comunità
Il piano di Microsoft affronta punto per punto le obiezioni più frequenti sollevate dai territori che ospitano queste strutture.
L’azienda si impegna a pagare la propria quota di elettricità, chiedendo alle autorità locali di fissare tariffe sufficientemente alte da coprire sia i costi infrastrutturali sia le operazioni correnti, senza scaricare nulla sui residenti.
Promette inoltre di minimizzare il consumo idrico e di reintegrare più acqua di quanta ne utilizzino i suoi impianti. Sul fronte occupazionale, Microsoft si impegna a creare posti di lavoro destinati alla comunità locale, formando i residenti per i ruoli operativi nei data center.
L’azienda garantisce infine di non chiedere né accettare sgravi fiscali, contribuendo così alla base imponibile locale a beneficio di scuole, sanità e infrastrutture pubbliche. A completare il pacchetto troviamo investimenti in formazione sull’AI e sostegno al no-profit del territorio.
Microsoft e il fantasma di Caledonia
Dietro questo cambio di passo c’è una lezione che la lasciato il segno. Nel 2024 Microsoft aveva proposto la costruzione di un grande data center a Caledonia, piccola cittadina del Wisconsin. I residenti si sono mobilitati contro il progetto, preoccupati per l’impatto sulle bollette elettriche e sull’ambiente.
Il risultato? Bocciatura secca da parte delle autorità locali. “È stato bocciato sul nascere per l’opposizione della comunità”, ha ammesso Brad Smith, presidente di Microsoft, in un’intervista ad Axios.
Il caso Caledonia non è isolato: un numero crescente di comunità americane si oppone ai data center, sostenendo che i pochi posti di lavoro creati non compensano l’aumento delle tariffe e il costo ambientale. Alcuni politici locali chiedono ormai una moratoria sulle nuove costruzioni fino a quando non saranno stabilite linee guida per uno sviluppo responsabile.
La convergenza bipartisan e la scommessa di Smith
Sul tema delle bollette, la politica americana sta trovando un raro momento di accordo trasversale.
Lunedì, poche ore prima dell’annuncio di Microsoft, la governatrice democratica di New York Kathy Hochul ha chiesto alle aziende tech che vogliono costruire data center nel suo Stato di garantire che non faranno aumentare le tariffe. “Dobbiamo crescere responsabilmente, assicurando che l’accessibilità venga prima e che chi trae profitto paghi il dovuto”, ha dichiarato.
Una posizione che riprende quasi alla lettera quella di Trump, segno che la questione ha smesso di essere terreno di scontro partitico per diventare un tema su cui nessuno vuole apparire dalla parte sbagliata.
Il presidente di Microsoft inquadra la questione in una prospettiva storica. “Ogni tecnologia che ha richiesto una grande espansione infrastrutturale ha comportato esattamente il tipo di domande che stiamo affrontando oggi”, ha detto ad Axios. “Le aziende private non possono risolvere tutto da sole, ma possono facilitare le cose quando scelgono la strada giusta”.
Smith respinge l’idea che Microsoft stia chiedendo sussidi: “Non chiediamo ai contribuenti di sovvenzionare i nostri costi elettrici, e non chiediamo ai consumatori di pagare la nostra elettricità attraverso le loro bollette. È una responsabilità fondamentale che dobbiamo assumerci”.
La scommessa è chiara: dimostrare che i data center possono essere un volano di sviluppo per tutti, non un privilegio estrattivo per pochi. Se Microsoft riuscirà a mantenere le promesse, potrebbe dettare lo standard per l’intero settore.
In caso contrario, il fantasma di Caledonia continuerà ad aleggiare su ogni nuovo progetto.
Fonte: Axios


