Meta incassa un altro colpo nella battaglia legale sulla presunta dipendenza che i suoi social genererebbero nei minori. La giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, del distretto della California settentrionale, ha respinto la richiesta dell’azienda di Mark Zuckerberg di archiviare la causa promossa da 29 procuratori generali statunitensi, che accusano Facebook e Instagram di essere stati progettati per creare dipendenza nei ragazzi e di aver nascosto consapevolmente i danni al pubblico. A poche ore di distanza è arrivata una notizia di segno opposto per un concorrente di Meta: TikTok sta per chiudere un accordo riservato che le eviterà il processo con giuria fissato per luglio a Los Angeles.
Cosa ha deciso la giudice
Nella sentenza di 38 pagine rese note lunedì sera, Gonzalez Rogers ha respinto la mozione di archiviazione di Meta sulle accuse di inganno, pratiche commerciali sleali e violazione del Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA), la legge federale che tutela la privacy dei minori online. La giudice ha anche stabilito che Meta non ha rispettato gli obblighi di notifica e di consenso dei genitori previsti dalla stessa norma, accogliendo su questo punto la richiesta di giudizio sommario presentata dagli stati.
Nel testo della decisione, Gonzalez Rogers scrive che i procuratori generali offrono “un’interpretazione ragionevole” delle dichiarazioni di Meta secondo cui Facebook e Instagram non sarebbero progettati per spingere gli adolescenti a un uso compulsivo. Se le prove portate dagli stati dimostrassero il contrario, aggiunge, una giuria potrebbe ragionevolmente concludere che quelle dichiarazioni erano false agli occhi di un consumatore medio.
La difesa di Meta e i dubbi rimasti aperti
Gli stati sostengono che l’uso di Facebook e Instagram da parte dei minori sia collegato a depressione, ansia, insonnia, difficoltà scolastiche e comportamenti autolesionistici, inclusi i casi di suicidio. Meta ha replicato di non aver mai ingannato il pubblico sulla presunta natura compulsiva delle proprie piattaforme, comprese le dichiarazioni rese al Congresso dall’amministratore delegato Mark Zuckerberg, perché la dipendenza da social media non è una condizione psichiatrica riconosciuta: di conseguenza, secondo l’azienda, le affermazioni sulla non dipendenza non potrebbero nemmeno essere considerate false. Sul fronte COPPA, Meta ha sostenuto di non aver violato la legge perché Facebook e Instagram sono rivolti a un pubblico generico e non specificamente a bambini sotto i tredici anni.
Gonzalez Rogers ha comunque individuato dispute fattuali rilevanti su tre punti: se le piattaforme di Meta siano effettivamente progettate per creare dipendenza, se l’azienda abbia falsamente negato di averle progettate in quel modo, e se i social fossero “parzialmente” indirizzati anche ai minori. In una nota, Meta ha dichiarato di essere “in totale disaccordo con queste accuse” e di essere certa che le prove dimostreranno “il proprio impegno di lunga data nel sostenere i giovani”. Non è la prima volta che un tribunale arriva a conclusioni simili su Meta: a inizio anno una giuria della stessa zona aveva già condannato l’azienda insieme a YouTube in un caso analogo. Il processo sulle richieste di California, Colorado, Kentucky e New Jersey è fissato per il 18 agosto.
TikTok evita l’aula, Meta resta sola
Mentre Meta si prepara a tornare davanti a una giuria, TikTok ha scelto la strada opposta. Secondo persone vicine al dossier citate da Bloomberg, la piattaforma di ByteDance sta per definire un accordo riservato che le permetterà di evitare il processo con giuria atteso per luglio in un tribunale di Los Angeles. L’importo del patteggiamento non è stato reso noto. Nella stessa causa, promossa da un giovane identificato con le iniziali R.K.C., restano imputate Meta e Snap, mentre YouTube ha già raggiunto un accordo con la ricorrente a giugno.
Non è la prima volta che TikTok sceglie questa strategia. A gennaio, in un altro processo legato alla stessa ondata di cause, sia TikTok sia Snap avevano patteggiato poco prima dell’apertura del dibattimento, lasciando Meta e YouTube sole davanti alla giuria per il caso di un’altra ricorrente, identificata come K.G.M. Quel processo aveva acceso i riflettori su pratiche interne come lo scroll infinito, le notifiche continue e gli algoritmi di raccomandazione, accusati di rendere le app difficili da abbandonare per i più giovani.
Una causa che assomiglia sempre più a quella del tabacco
Gonzalez Rogers segue anche un procedimento collettivo più ampio, che riunisce le richieste di oltre 2.600 tra privati, distretti scolastici ed enti locali contro Facebook, Instagram, Google, YouTube, Snapchat e TikTok. Gli osservatori legali hanno paragonato più volte questa ondata di cause alla battaglia giudiziaria contro le multinazionali del tabacco degli anni Novanta, quando si scoprì che i produttori di sigarette conoscevano da tempo i rischi per la salute dei loro prodotti e li avevano tenuti nascosti.
Per le aziende coinvolte la posta in gioco non è solo economica. Se i ricorrenti dovessero prevalere in aula, le piattaforme social potrebbero essere costrette a modificare il modo in cui sono progettate, oltre a pagare eventuali risarcimenti. Per ora, però, Meta ha scelto di andare fino in fondo, mentre TikTok, come già successo a gennaio, preferisce chiudere la partita fuori dal tribunale.


