Il nuovo linguaggio di LinkedIn: meno CV, più autenticità

by | 24 Mar 2025 | Tecnologia

Jean Kang è seguita da oltre 180mila persone su LinkedIn. | Foto: Jean King
Tempo di lettura: 2 minuti

Un tempo, LinkedIn è stato il luogo digitale dove le persone pubblicavano congratulazioni per i nuovi impieghi, anniversari lavorativi e aggiornamenti di curriculum.

Un tono sobrio, spesso impersonale, pensato per rafforzare la propria immagine professionale senza mai esporsi troppo. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato, e in modo profondo.

Oggi LinkedIn è diventato il palcoscenico dove lavoro e vita si intrecciano, dove si raccontano insuccessi, paure, cambiamenti e riflessioni personali. E quel tono, un tempo così formale, si è fatto più umano.

Il nuovo stile della credibilità

Il fenomeno è legato a una trasformazione più ampia del concetto di autorevolezza online.

Se prima la professionalità si misurava in titoli e certificazioni, oggi passa sempre più attraverso l’autenticità, la trasparenza e la capacità di condividere il proprio vissuto.

Su LinkedIn, questo si traduce in post dove si parla di burnout, di licenziamenti, di cambi di rotta ma anche di speranze e piccoli traguardi quotidiani. L’autopromozione si fa meno patinata e più reale, e proprio per questo più efficace.

Non si tratta semplicemente di una “TikTok-izzazione” del tono: i contenuti restano saldamente ancorati alla dimensione professionale, ma assumono sfumature che un tempo sarebbero apparse fuori luogo.

Il dietro le quinte di una presentazione andata male, le emozioni nel lasciare un lavoro, le riflessioni su cosa significhi “avere successo” oggi: sono questi i nuovi contenuti che funzionano su LinkedIn.

Si tratta di un mix di personale e professionale che crea connessioni più profonde rispetto a un banale aggiornamento del titolo in bacheca.

LinkedIn, una piattaforma che si adatta

LinkedIn ha colto il cambiamento e lo ha favorito. L’introduzione della “creator mode”, di funzionalità video più evolute e di strumenti di analisi per chi pubblica, ha reso la piattaforma più simile, nei meccanismi, ai social network tradizionali.

Ma con una differenza chiave: qui il pubblico non cerca intrattenimento, ma ispirazione, idee, opportunità. Chi crea contenuti non punta solo alla visibilità, ma a costruire relazioni professionali, trovare clienti, lanciare progetti.

Un altro elemento che distingue LinkedIn è la durata dei contenuti nel feed.

A differenza di Instagram o TikTok, dove tutto è fugace, su LinkedIn i post continuano a circolare per giorni – a volte settimane – ogni volta che qualcuno mette un like o lascia un commento.

Questo meccanismo favorisce la scoperta lenta e approfondita, premiando chi ha qualcosa da dire più che chi grida più forte.

Quello che emerge è un linguaggio nuovo, ibrido, a metà strada tra il diario personale e il memo aziendale. Merito anche del fatto che, secondo la società di ricerca Emarketer, nel 2025 gli utenti mensili appartenenti alla Gen Z raggiungeranno quota 23,1 milioni, in crescita rispetto ai 21,1 milioni registrati l’anno precedente.

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Il nuovo tone of voice di LinkedIn riflette allora le trasformazioni profonde del mondo del lavoro: la precarietà, la ricerca di senso, il desiderio di autenticità.

In questo contesto, LinkedIn non è più solo una piattaforma per trovare lavoro ma un luogo dove costruire una reputazione, una rete e – magari – una vera e propria attività.

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