Uno dei vantaggi di scegliere fonti di qualità è che poi difficilmente si sbagliano le previsioni. E la news che ci apprestiamo conferma quanto abbiamo scritto lo scorso 27 marzo (trovate il link qui sotto).
Google ha dichiarato ieri di aver firmato il primo accordo aziendale al mondo per acquistare energia da piccoli reattori nucleari modulari per soddisfare la domanda di elettricità legata all’intelligenza artificiale.
La carica degli SMR
Gli SMR sono reattori nucleari di nuova generazione, progettati per essere più compatti e costruiti con componenti prefabbricati, riducendo tempi e costi di realizzazione rispetto ai reattori tradizionali dove tutto viene costruito in loco.
Utilizzano un sistema di raffreddamento che impiega sali liquidi per trasferire il calore, offrendo maggiore efficienza termica e una sicurezza superiore.
Questo tipo di raffreddamento riduce il rischio di surriscaldamento, mantenendo stabilità a temperature elevate. Gli SMR garantiscono inoltre una produzione costante di energia.
L’accordo di Google con Kairos Power mira a mettere in funzione il primo SMR entro il 2030, seguito da ulteriori aggiunte entro il 2035. Le aziende non hanno rivelato i dettagli finanziari dell’accordo né dove negli Stati Uniti verranno costruite le centrali.
Google ha però affermato di aver accettato di acquistare un totale di 500 megawatt di energia da sei o sette reattori. “Pensiamo che il nucleare possa svolgere un ruolo importante per aiutarci a soddisfare la nostra domanda … in modo pulito e continuo”, ha detto Michael Terrell, direttore senior per l’energia e il clima di Google, ai giornalisti in una chiamata.
Google e il trend nucleare
Alle esorbitanti richieste energetiche dell’intelligenza artificiale abbiamo dedicato più di un articolo. E, come avete potuto modo di vedere, le soluzioni sono sempre le stesse: o le centrali a carbone o quelle nucleari.
Relativamente a quest’ultima opzione, va ricordato che quest’anno le aziende tecnologiche hanno firmato diversi accordi con società del settore nucleare.
A marzo, Amazon ha acquistato un data center alimentato da energia nucleare da Talen Energy. Lo scorso mese, invece, abbiamo scritto di Microsoft e Constellation Energy, che hanno firmato un accordo per riattivare una unità della centrale di Three Mile Island in Pennsylvania, il sito del peggior incidente nucleare degli Stati Uniti nel 1979.
D’altronde si prevede che il consumo energetico dei data center negli Stati Uniti triplicherà tra il 2023 e il 2030, richiedendo la generazione di ulteriori 47 gigawatt di energia. Ad affermarlo è Goldman Sachs, che ipotizza che gas naturale, eolico e solare colmeranno l’eventuale divario.
Google ha dichiarato che impegnandosi in un quadro di impegno a lungo termine con Kairos, invece di acquistare un reattore alla volta, sta inviando un segnale di domanda al mercato e facendo un investimento nel lungo periodo per accelerare lo sviluppo degli SMR.
“Siamo fiduciosi che questo approccio innovativo migliorerà le prospettive di realizzazione dei nostri progetti rispettando i costi e le tempistiche”, ha affermato Mike Laufer, CEO e co-fondatore di Kairos.
L’iter burocratico
Kairos adesso dovrà ottenere i permessi di costruzione e progettazione completi dalla Commissione Regolatrice del Nucleare degli Stati Uniti (NRC), nonché i permessi dalle agenzie locali, un processo che può richiedere anni.
Ma alla fine dello scorso anno Kairos ha già ottenuto un permesso di costruzione dall’NRC per realizzare un reattore dimostrativo nel Tennessee. “L’NRC è pronta a esaminare in modo efficiente e appropriato le richieste per nuovi reattori”, ha affermato Scott Burnell, portavoce dell’ente regolatore.
I piccoli reattori modulari, come abbiamo scritto, hanno degli indubbi vantaggi rispetto a quelli tradizionali. Tuttavia, i critici affermano che gli SMR saranno costosi poiché potrebbero non raggiungere l’economia di scala delle centrali più grandi. Inoltre, produrranno anch’essi scorie nucleari, per le quali il Paese dovrà costruire nuovi depositi.
Ma la produzione di energia nucleare non aumenta l’impronta di carbonio, e quindi Google, Microsoft & Co. potranno con soddisfazione vantarsi di aver raggiunto i loro obiettivi ESG (Environmental, Social, and Governance) di responsabilità sociale.


