La giuria condanna Apple: 634 milioni a Masimo per l’Apple Watch

by | 16 Nov 2025 | Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

In queste ore il tema più caldo quando si parla di smartwatch non è un nuovo sensore o una funzionalità rivoluzionaria, ma una disputa legale che rischia di riscrivere gli equilibri del mercato degli smartwatch.

Come riportato da TechCrunch, una giuria federale in California ha infatti stabilito che Apple dovrà versare 634 milioni di dollari a Masimo per la violazione di un brevetto. Si tratta però di un brevetto diverso rispetto a quelli al centro della disputa sulla pulsossimetria di cui abbiamo scritto l’anno scorso.

In questo caso, la giuria ha riconosciuto che alcune funzioni dell’Apple Watch, tra cui la modalità allenamento e le notifiche della frequenza cardiaca, hanno infranto la proprietà intellettuale dell’azienda biomedicale. Non si fa riferimento diretto alla misurazione dell’ossigeno nel sangue, dunque, ma a tecniche di monitoraggio ottico e algoritmi che secondo Masimo rientrano nella sua tecnologia brevettata.

Masimo ha definito la sentenza “una vittoria significativa” nel tentativo di proteggere le proprie innovazioni, cuore di una tecnologia che negli Stati Uniti è ampiamente utilizzata anche in ambito clinico. Apple ha annunciato che farà appello, sostenendo che il brevetto contestato “è scaduto nel 2022 ed è relativo a tecnologia storica di monitoraggio dei pazienti risalente a decenni fa”.

La pulsossimetria come terreno di scontro

Parallelamente, però, prosegue il secondo e più conosciuto capitolo della disputa: quello relativo alla pulsossimetria. Masimo accusa da tempo Apple di aver assunto sue figure chiave, incluso il chief medical officer, e di aver utilizzato competenze e brevetti per sviluppare la propria tecnologia SpO₂.

In questo caso la contesa ruota attorno alla misurazione della saturazione dell’ossigeno nel sangue tramite un sensore ottico, una funzione che per Apple rappresenta un tassello fondamentale nella progressiva medicalizzazione dei suoi indossabili, mentre per Masimo è il nucleo stesso del suo business.

Per questo, nel 2023 la U.S. International Trade Commission (ITC) ha dato ragione a Masimo, bloccando l’importazione degli Apple Watch Series 9 e Ultra 2 dotati di monitoraggio dell’ossigeno. La ITC è uno dei pochi organismi americani in grado di imporre un divieto di importazione immediatamente esecutivo, motivo per cui Apple ha rimosso la funzione dai modelli distribuiti negli Stati Uniti pur di mantenerli in commercio.

Secondo Reuters, la commissione ha ora aperto un nuovo procedimento per verificare se la versione “aggirata” della funzione SpO₂, introdotta da Apple lo scorso agosto, violi ancora i brevetti Masimo.

Il redesign sposta la misurazione dal Watch all’iPhone abbinato, in modo da rientrare tecnicamente al di fuori del perimetro del divieto. Masimo ritiene che la modifica sia solo cosmetica e ha citato in giudizio la U.S. Customs and Border Protection per aver autorizzato l’importazione dei modelli aggiornati.

L’import ban come arma regolatoria

La decisione della ITC di riaprire il caso segna una svolta nella battaglia legale. Se dovesse stabilire che anche la nuova implementazione viola i brevetti Masimo, Apple potrebbe affrontare un ulteriore divieto di importazione, con impatti profondi sul mercato americano degli Apple Watch, storicamente gli smartwatch più venduti al mondo.

Apple, dal canto suo, sostiene che Masimo stia utilizzando il contenzioso per ostacolare la funzione di monitoraggio dell’ossigeno dei suoi dispositivi e, come riporta Reuters, accusa l’azienda biomedicale di aver ripreso elementi del design dell’Apple Watch per supportare la propria denuncia. Dichiarazioni che mostrano l’alto livello di frizione tra le due realtà, impegnate ormai su più fronti processuali.

La complessità della vicenda conferma che la SpO₂ è diventata molto più di una funzionalità accessoria: è un elemento strategico. Per i produttori di smartwatch, rappresenta un vantaggio competitivo e un passo verso la certificazione di future funzioni mediche avanzate. Per i produttori biomedicali, è una tecnologia salvavita protetta da anni di ricerca.

Apple e il futuro degli smartwatch

La disputa Apple–Masimo mostra cosa accade quando due industrie ad altissima intensità tecnologica si incontrano sullo stesso terreno. Da una parte una big tech che punta a trasformare l’orologio in un dispositivo paramedico sempre più sofisticato; dall’altra un’azienda specializzata che difende un patrimonio industriale costruito su ricerca clinica e proprietà intellettuale.

Il verdetto da 634 milioni, il precedente import ban, le nuove indagini della ITC e i workaround software di Apple sono tasselli di un’unica storia: la corsa alla prossima generazione di smartwatch, sempre più simili a strumenti di monitoraggio clinico.

Ma quanto potranno spingersi i colossi tech nella medicalizzazione dei propri prodotti prima di scontrarsi definitivamente con chi, quel terreno, lo presidia da decenni?

Fonti: ReutersTechCrunch

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