Il mondo galoppa, l’Europa trotta. Non stupisce allora che la Commissione Europea ieri abbia annunciato una riduzione degli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità per le aziende, con l’obiettivo di alleggerire la burocrazia e rilanciare la competitività economica del continente.
La proposta, che esenta circa l’80% delle imprese attualmente soggette alla normativa, arriva in un contesto di crescente pressione economica e di preoccupazione per il divario con Stati Uniti e Cina.
La presa di coscienza dell’Europa
Ieri la Commissione ha presentato una revisione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), limitando l’obbligo di rendicontazione solo alle aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore ai 50 milioni di euro.
Inoltre, è stato proposto un rinvio di due anni per le aziende che avrebbero dovuto presentare i loro report quest’anno e il prossimo.
Secondo le stime della Commissione, queste modifiche permetteranno alle imprese di risparmiare circa 6 miliardi di euro all’anno in costi amministrativi.
La decisione arriva in un momento delicato per l’Unione Europea, sempre più preoccupata per la perdita di competitività rispetto ai principali concorrenti globali.
La pressione è aumentata con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il cui approccio fortemente deregolamentatore rischia di ampliare il divario normativo tra Europa e Stati Uniti.
“Il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi”, ha dichiarato Valdis Dombrovskis, commissario europeo per l’economia, facendo riferimento anche alle tensioni geopolitiche, come l’opposizione degli Stati Uniti a una risoluzione ONU contro l’aggressione russa in Ucraina.
“Non possiamo sperare di competere con successo in un mondo pericoloso con una mano legata dietro la schiena”.
Macron e la “pausa regolatoria”
Tra i sostenitori della semplificazione c’è Emmanuel Macron, che già il mese scorso aveva invocato una “massiccia pausa regolatoria” per evitare che l’Europa soffocasse sotto il peso delle proprie norme.
L’Unione Europea, infatti, negli ultimi cinque anni ha messo in atto una serie di politiche ambientali e di sostenibilità all’avanguardia, ma oggi la Commissione riconosce che il carico normativo è diventato eccessivo.
L’obiettivo dichiarato da Bruxelles non è quello di abbandonare il Green Deal, ma di renderlo più sostenibile per le imprese.
“Semplificazione non significa deregolamentazione”, ha sottolineato Maria Luís Albuquerque, commissaria per i servizi finanziari, aggiungendo che molte aziende continueranno a seguire le linee guida sulla sostenibilità per impegni interni o per esigenze legate alle catene di fornitura.
Il Clean Industrial Deal e il futuro dell’energia
Oltre alla revisione della CSRD, la Commissione ha presentato un nuovo piano, il Clean Industrial Deal, volto a decarbonizzare l’economia europea.
Tuttavia, proprio mentre l’UE annuncia questa iniziativa, il colosso energetico BP ha dichiarato che aumenterà gli investimenti in petrolio e gas, riducendo drasticamente quelli nelle energie rinnovabili. Un segnale di quanto il settore industriale sia ancora in bilico tra sostenibilità e necessità economiche.
Ora, la proposta della Commissione dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo prima di diventare effettiva.
La direzione sembra chiara: meno vincoli burocratici per le imprese, nel tentativo di rilanciare la competitività dell’Europa senza sacrificare del tutto gli obiettivi ambientali.
Ma nel 1993, anno dell’istituzione del mercato unico europeo, l’Unione Europea rappresentava oltre il 20% del PIL mondiale. Oggi la sua quota è scesa al 13,3% e il dubbio è che il risveglio dell’Europa sia alquanto tardivo.


