L’Europa prepara il bando dei fornitori cinesi dalle infrastrutture critiche

by | 18 Gen 2026 | Politica, Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

Martedì la Commissione Europea presenterà la proposta per rendere obbligatoria l’eliminazione di Huawei e ZTE dalle infrastrutture critiche dei Paesi membri.

Lo riporta Reuters, confermando quanto anticipato lo scorso novembre: le raccomandazioni del 2020 sui fornitori “ad alto rischio”, finora volontarie, diventeranno vincolanti.

È il cambio di passo che la vicepresidente Henna Virkkunen aveva annunciato, e che ora prende forma concreta.

Non solo 5G: il perimetro si allarga

La novità più rilevante riguarda l’estensione del divieto. Oltre alle reti di telecomunicazione mobili e fisse, la proposta includerebbe anche i sistemi di energia solare: un segnale chiaro che la sicurezza delle reti non riguarda più solo i dati, ma anche l’approvvigionamento energetico.

Le tempistiche per l’eliminazione graduale dipenderanno dai rischi specifici di ciascun settore e terranno conto dei costi e della disponibilità di fornitori alternativi.

Un dettaglio non secondario, visto che sostituire le apparecchiature cinesi ha un prezzo e non tutti i Paesi membri sono pronti a pagarlo.

Le resistenze interne

L’Europa, del resto, non è un blocco monolitico. Alcuni operatori di telecomunicazioni in mercati importanti come Spagna e Germania hanno finora resistito all’implementazione di misure simili, sostenendo che le tecnologie cinesi siano più economiche e, in alcuni casi, tecnicamente superiori alle alternative.

Per questo Bruxelles sta valutando leve finanziarie: secondo indiscrezioni, i progetti che impiegano apparecchiature Huawei potrebbero essere esclusi dai fondi del programma Global Gateway, dedicato allo sviluppo di infrastrutture digitali e connettività globale. Una pressione indiretta ma efficace, che potrebbe convincere anche i più riluttanti.

Intanto Huawei sembra prepararsi al peggio. Secondo quanto riportato da Reuters, l’azienda cinese starebbe valutando il futuro di uno stabilimento recentemente completato nella Francia orientale: un segnale che Pechino considera ormai il mercato europeo un terreno sempre più ostile.

Se la proposta di Virkkunen verrà approvata, Nokia ed Ericsson saranno i principali beneficiari: i due fornitori europei avevano già visto salire i titoli in borsa dopo le prime indiscrezioni di novembre, e la partita per il controllo delle reti europee si sposta ormai definitivamente su un terreno continentale.

La solitudine dell’Europa

Resta però una domanda di fondo, che la proposta di martedì non risolverà. Gli Stati Uniti spingono da anni per l’esclusione di Huawei dalle reti occidentali, e l’Europa si muove finalmente nella stessa direzione.

È però un allineamento tardivo: le raccomandazioni del 2020 erano una risposta alle pressioni americane, ma Bruxelles ha impiegato cinque anni per trasformarle in obbligo. Il problema è che nel frattempo il quadro transatlantico è cambiato radicalmente.

Le tensioni sulla Groenlandia, la minaccia di nuovi dazi, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump verso gli alleati: l’Europa chiude una porta alla Cina proprio mentre i rapporti con Washington si deteriorano.

E allora la domanda sorge spontanea: se Bruxelles completa un percorso avviato in nome della solidarietà atlantica in un momento in cui quella solidarietà vacilla, verso quale orizzonte strategico si muove? Sono domande cui il bando di Huawei non darà risposta.

Bruxelles ha deciso da chi non vuole dipendere: capire su chi potrà contare, è un altro discorso.

Fonti: Reuters

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