EA passa a PIF, Silver Lake e Affinity Partners per 55 miliardi di dollari

by | 29 Set 2025 | Business, Videogames

Tempo di lettura: 3 minuti
Aggiornamento – 30 settembre

Electronic Arts ha raggiunto un accordo per la vendita al fondo sovrano saudita PIF insieme a Silver Lake e Affinity Partners, in un’operazione da 55 miliardi di dollari, il più grande leveraged buyout mai registrato.

Il consorzio pagherà 210 dollari per azione in contanti, con un premio del 25% rispetto ai livelli pre-annuncio. J.P. Morgan Chase metterà sul piatto 20 miliardi di debito, record assoluto per un buyout.


News originale – 27 settembre

Avevamo pensato di titolare “EA verso il delisting con un buyout da record”, ma ci era sembrato poco intellegibile. Abbiamo quindi preferito per il titolo che trovate qui sopra, che però non cambia il fatto che Electronic Arts, stando al Wall Street Journal, si sta preparando a scrivere una nuova pagina della storia. Sua e dei videogiochi.

Il publisher californiano, noto in tutto il mondo per franchise come FIFA/FC, Madden NFL e The Sims, sarebbe infatti in trattative avanzate per uscire dal mercato azionario con un’operazione che potrebbe raggiungere i 50 miliardi di dollari.

Sarebbe il più grande leveraged buyout mai realizzato, un’operazione capace di superare anche i giganti della finanza che avevano dominato la scena prima della crisi del 2008.

Cos’è il leveraged buyout

Il Leveraged Buyout (LBO) è una strategia finanziaria utilizzata principalmente dai fondi di private equity per acquisire un’azienda. Il meccanismo è tanto semplice quanto ad alto rischio: gli investitori comprano una società usando una quota minima di capitale proprio e finanziando la maggior parte dell’operazione con debito (prestiti bancari o obbligazioni).

In pratica, è l’azienda stessa a farsi carico dei prestiti contratti per la propria acquisizione, dato che i debiti verranno ripagati con i suoi flussi di cassa generati o dalla vendita di asset non strategici. Questa tattica permette di rilevare colossi con capitali iniziali relativamente contenuti, massimizzando il potenziale rendimento sull’investimento.

È chiaro però che espone l’azienda a una vulnerabilità sistemica elevatissima: l’enorme indebitamento la rende estremamente fragile in caso di crisi economica o di rallentamento settoriale, con il rischio concreto di default, trasformando il guadagno finanziario di breve termine in un potenziale problema strategico e occupazionale.

Un’operazione da 50 miliardi

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, a guidare l’operazione ci sarebbe un consorzio che riunisce Silver Lake, uno dei principali fondi di private equity a livello globale, il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita (PIF) e Affinity Partners, la società di investimento fondata da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. Una combinazione che mette insieme capitali sovrani, know-how finanziario e relazioni politiche di primo livello.

Il piano prevede il delisting di EA con una valutazione che potrebbe spingersi fino a 50 miliardi di dollari. Si tratterebbe del leveraged buyout più grande mai visto, almeno al netto dell’inflazione, superando il primato del 2007, quando un gruppo di fondi rilevò la texana TXU per circa 32 miliardi di dollari.

EA, dalla Silicon Valley al picco in Borsa

Electronic Arts è stata fondata nei primi anni ’80 dall’ex dipendente Apple Trip Hawkins ed è cresciuta col sostegno di venture capitalist come Kleiner Perkins e Sequoia. Il suo modello originario parlava di “software artists”, riconoscendo sviluppatori e programmatori come creatori d’arte digitale.

Oggi la società vale oltre 48 miliardi di dollari dopo il balzo in Borsa seguito alla notizia delle trattative. Venerdì il titolo ha chiuso a 193,35 dollari, massimo storico, con un rialzo del 15% in una sola seduta. Un risultato che ha galvanizzato Wall Street, segnalando quanto il mercato creda nelle prospettive dell’operazione.

Negli ultimi cinque anni, però, il titolo EA era cresciuto del 27%, ben lontano dal +97% fatto registrare nello stesso periodo dall’indice S&P 500. Una performance che ha alimentato pressioni sugli azionisti e reso più appetibile l’ipotesi di una cessione a privati con capitali freschi.

Sport, sparatutto e il peso del calcio

Il motore economico di EA resta legato ai giochi sportivi. FC e Madden NFL continuano a trainare le vendite, mentre la comunità dei fan attende il lancio di Battlefield 6, chiamato a risollevare una saga che negli ultimi anni ha deluso le aspettative.

Nonostante l’hype, le difficoltà non sono mancate: a inizio anno le azioni erano crollate del 16,7% in un solo giorno, il peggior ribasso in quasi 17 anni, dopo l’allarme sull’andamento delle prenotazioni nette annuali, penalizzate soprattutto dai problemi della divisione Global Football e del servizio online Ultimate Team.

Il mondo dei videogiochi, dopo il boom legato alla pandemia, sta comunque attraversando una fase di contrazione: troppi titoli sul mercato, spese dei consumatori in calo e costi di sviluppo sempre più alti. Un contesto che spinge verso il consolidamento e che rende plausibile un’operazione di buyout di queste dimensioni.

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