La Cina ha annunciato nuove misure contro aziende statunitensi, tra cui Google, PVH Corp e Illumina, in risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti cinesi.
La decisione arriva poche ore dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe volute dall’amministrazione americana e segna un ulteriore inasprimento delle tensioni tra le due maggiori economie del mondo.
Oltre a introdurre tariffe su carbone, petrolio e alcune automobili, Pechino ha avviato un’indagine su Google per presunte violazioni della legge antimonopolio.
Il governo cinese non ha fornito dettagli specifici sulle accuse ma la mossa è stata interpretata come una risposta alle restrizioni imposte dagli USA alle aziende tecnologiche cinesi.
Google e il nodo del mercato cinese
Google è da tempo soggetta a limitazioni in Cina: il suo motore di ricerca e molti altri servizi sono bloccati, e il fatturato che l’azienda genera nel Paese è inferiore all’1% del totale globale.
Nel 2017, Google aveva avviato un piccolo centro di ricerca sull’intelligenza artificiale a Pechino, chiuso però due anni dopo.
L’azienda non ha rilasciato commenti sulla nuova indagine antitrust ma è da sottolineare che, nonostante le limitazioni appena esposte, la società ha continuato a collaborare in questi anni con partner cinesi nel settore pubblicitario.
PVH e Illumina inserite nella lista nera
Il Ministero del Commercio cinese ha anche aggiunto PVH Corp. Un nome che a molti dirà poco, cui però fanno capo marchi come Calvin Klein e Tommy Hilfiger.
Insieme alla società di biotecnologie Illumina, le due aziende sono ora elencate nella “lista delle entità inaffidabili”.
Secondo Pechino, infatti, entrambe le aziende avrebbero adottato “misure discriminatorie contro imprese cinesi” danneggiando i diritti e gli interessi delle aziende locali.
L’inserimento nella blacklist comporta potenziali sanzioni, incluse multe, restrizioni commerciali e revoca dei permessi di lavoro per il personale straniero.
PVH ha espresso sorpresa e delusione per la decisione, dichiarando di rispettare tutte le normative e di voler collaborare con le autorità cinesi per risolvere la questione. Illumina, invece, non ha commentato.
I mercati hanno subito reagito: le azioni di PVH e Illumina hanno perso quasi il 4% nel pre-market di Wall Street, mentre la casa madre di Google, Alphabet, ha registrato un lieve rialzo dell’1%.
Tesla e i dazi sui macchinari agricoli
Pechino ha colpito anche il settore industriale e automobilistico, imponendo un dazio del 10% sulle importazioni di macchinari agricoli dagli Stati Uniti. Il provvedimento interessa colossi come Caterpillar, Deere & Co e AGCO.
Anche alcune auto di grossa cilindrata e camion rientrano nelle nuove tariffe. Tra queste potrebbe esserci la Cybertruck di Tesla, che l’azienda di Elon Musk sta promuovendo in Cina in attesa delle autorizzazioni per la vendita.
A dicembre, il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese aveva inizialmente classificato la Cybertruck come “autovettura”, per poi cancellare rapidamente il riferimento.
Se il veicolo venisse considerato un camion elettrico, Tesla dovrebbe pagare il 10% di dazi sulle importazioni dal suo stabilimento in Texas. L’azienda non ha rilasciato commenti sulla questione.
La guerra commerciale USA-CINA si intensifica
Le nuove tariffe cinesi entreranno in vigore il 10 febbraio, alimentando il confronto economico con Washington.
L’amministrazione Biden aveva già inasprito le restrizioni tecnologiche per limitare l’accesso di Pechino ai semiconduttori avanzati. A dicembre, la Cina aveva risposto aprendo un’indagine antitrust su Nvidia, interpretata come una ritorsione per le misure statunitensi.
Anche Intel è stata coinvolta in una revisione di sicurezza per i suoi prodotti venduti in Cina.
Secondo un’analisi di Capital Economics, interpellata da Reuters, “queste mosse sono un avvertimento che la Cina intende colpire gli interessi statunitensi se necessario, ma lasciandosi la possibilità di fare marcia indietro”.
L’istituto sottolinea che “i dazi potrebbero essere posticipati o cancellati prima della loro entrata in vigore” e che l’indagine su Google potrebbe concludersi senza conseguenze.
Ma il segnale inviato da Pechino è chiaro e la battaglia commerciale tra USA e Cina è ancora in pieno corso.


