Jensen Huang, Nvidia e il duello di Washington con la Cina

da | 4 Feb 2025 | Politica, Tech War

Jensen Huang, CEO di Nvidia | FOTO GENERATA CON GROK
Tempo di lettura: 4 minuti

Jensen Huang non è un politico ma da anni si trova al centro di uno dei fronti più caldi della geopolitica tecnologica: i rapporti tra Stati Uniti e Cina nel settore dell’intelligenza artificiale.

Fondatore e CEO di Nvidia, Huang ha sempre cercato di mantenere un equilibrio tra innovazione, affari e diplomazia, con una visione opposta a quella dell’amministrazione Biden.

Se Washington vede la Cina come un avversario da isolare, Huang ritiene invece che il futuro dell’intelligenza artificiale passi inevitabilmente per un rapporto meno conflittuale con Pechino.

Huang e la Cina: una visione strategica

Fin dall’insediamento dell’amministrazione Biden, Nvidia ha dovuto affrontare un’escalation di restrizioni sulle esportazioni di chip avanzati verso la Cina.

Eppure, invece di ritirarsi da un mercato cruciale, Huang ha preferito adattarsi, trovando modi per aggirare i limiti imposti da Washington senza violarli formalmente.

Essendo la principale potenza manifatturiera globale, la Cina ha il potenziale per guidare settori chiave dell’intelligenza artificiale, come la robotica e i veicoli a guida autonoma. Secondo i dirigenti di Nvidia, mantenere una presenza solida in Cina è dunque essenziale per restare competitivi, dato che molte tecnologie basate sull’IA vengono integrate in dispositivi di uso quotidiano prodotti proprio in quel paese.

A testimonianza dell’importanza attribuita al mercato cinese, Nvidia si è finora impegnata a trattenere i suoi 4.000 dipendenti nel paese, nonostante la forte concorrenza locale per attrarre talenti.

Come quella di Xie Weide, un recruiter cinese che ha rivelato al Wall Street Journal che diverse aziende hanno offerto stipendi raddoppiati per convincere gli ingegneri e i responsabili marketing di Nvidia a cambiare impiego.

Per mesi, Xie ha frequentato una caffetteria vicino alla sede di Shanghai dell’azienda, cercando di avvicinare i dipendenti per proporre loro opportunità lavorative presso Huawei e un’altra impresa tecnologica cinese.

Nvidia: “Vincere attraverso l’innovazione”

Al di là di questi episodi, per Jensen Huang tagliare fuori la Cina sarebbe un errore strategico: meglio continuare a vendere chip meno avanzati, mantenendo i clienti cinesi dipendenti dalla tecnologia americana, piuttosto che spingerli a sviluppare alternative locali.

“L’America vince attraverso l’innovazione, la competizione e la condivisione delle nostre tecnologie con il mondo, non ritirandosi dietro un muro di ingerenza governativa”, ha affermato non a caso Ned Finkle, vicepresidente per gli affari governativi di Nvidia.

La visione di Huang, però, si scontra con quella della Casa Bianca, dove la sicurezza nazionale viene prima degli interessi economici.

Biden ha imposto restrizioni sempre più severe, temendo che i chip AI possano essere utilizzati per scopi militari. Ma Huang ha continuato a muoversi su un terreno sottile, bilanciando business e diplomazia.

Il gioco del gatto e del topo con le restrizioni di Biden

La battaglia tra Nvidia e Washington è diventata così una corsa all’innovazione forzata. Ogni nuova restrizione ha spinto l’azienda a sviluppare chip che rientrassero nei limiti imposti dalle autorità statunitensi, garantendo comunque prestazioni competitive per il mercato cinese.

Nel 2022, quando gli Stati Uniti hanno bloccato le esportazioni del chip A100, Nvidia ha risposto con l’A800, una versione modificata che rientrava nei parametri consentiti.

Poco dopo, quando anche l’A800 è stato limitato, è arrivato l’H800, un adattamento del potente H100 ma con specifiche ridotte per aggirare le nuove norme.

L’ultimo capitolo di questa partita è l’H20, un versione depotenziata dell’H100 progettata appositamente per la Cina dopo che anche l’H800 è finito sotto restrizione. Secondo gli esperti, l’H20 riesce comunque a garantire prestazioni notevoli, grazie a una memoria ottimizzata che ne compensa i limiti.

Il risultato è che, pur rispettando le regole, Nvidia è riuscita a mantenere la propria presenza sul mercato cinese, alimentando però le preoccupazioni di Washington.

Le contromisure cinesi: tra alternative locali e triangolazioni

Pechino non è rimasta a guardare. Da un lato, le aziende cinesi hanno cercato di sviluppare chip autonomi per ridurre la dipendenza da Nvidia, con Huawei in prima linea. Dall’altro, DeepSeek ha dimostrato che anche chip meno avanzati possono essere utilizzati per costruire modelli di IA competitivi.

Ma la sfida più grande resta la produzione su larga scala: nessun produttore cinese è ancora in grado di eguagliare Nvidia in termini di efficienza e quantità.

Nel frattempo, le aziende cinesi hanno trovato modi alternativi per ottenere i chip vietati, ricorrendo a triangolazioni commerciali attraverso paesi terzi o accedendo alla potenza di calcolo in cloud da server esteri.

Ciò ha reso ancora più complesso il compito delle autorità americane nel limitare la diffusione della tecnologia AI avanzata.

L’amministrazione Trump e il futuro di Nvidia

Con l’elezione di Trump, il futuro delle restrizioni su Nvidia è ancora incerto. Da un lato, Trump ha sempre adottato una linea dura nei confronti della Cina, e il nuovo Segretario al Commercio Howard Lutnick ha già dichiarato che vuole impedire che la tecnologia americana aiuti lo sviluppo cinese.

“I chip di Nvidia guidano il loro modello DeepSeek. Tutto ciò deve finire”, ha tuonato settimana scorso nel corso di un’udienza. Parole queste che paiono confermare quelle del consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Waltz.

Il quale, in un libro pubblicato l’anno scorso, scriveva: “La nostra società aperta supererà sempre in termini di innovazione lo stato di sorveglianza rigida imposto dal PCC (Partito Comunista Cinese, ndR), ma se continuiamo a permettergli di rubare le nostre idee e le nostre innovazioni tecnologiche, sarà difficile il mantenimento del nostro vantaggio”.

D’altro canto, la filosofia economica di Trump potrebbe portare a un maggiore pragmatismo, spingendo per un allentamento delle restrizioni per favorire le esportazioni americane.

Huang, dal canto suo, continuerà a giocare la sua partita, cercando di convincere Washington che il modo migliore per mantenere la supremazia tecnologica è vendere, non chiudere le porte.

Ma con l’arrivo di DeepSeek e una Cina sempre più determinata ad affermarsi come superpotenza tecnologica, la corsa agli armamenti nel campo dell’intelligenza artificiale pare appena iniziata.

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