Elon Musk ha reso Neuralink il volto pubblico delle interfacce cervello-computer, con impianti che aprono letteralmente il cranio per restituire funzioni a chi le ha perse a causa di lesioni o malattie neurodegenerative. BrainCo, azienda di Hangzhou, scommette invece sulla strada opposta: leggere i segnali cerebrali dall’esterno, con sensori indossabili al posto del bisturi. Una scommessa tecnologica ambiziosa, sostenuta finora da 287 milioni di dollari di finanziamenti e da una quotazione a Hong Kong ormai alle porte.
Un sensore a secco al posto del chirurgo
BrainCo nasce nel 2015 dagli Harvard Innovation Labs e ha scelto fin da subito il campo non invasivo delle interfacce cervello-computer (BCI). La sfida tecnica, spiega la partner e vicepresidente senior Nyx He, sta nel catturare segnali deboli e disturbati quando vengono letti da fuori il cranio: l’azienda ha sviluppato un elettrodo a secco per acquisirli e un algoritmo di intelligenza artificiale per decodificarli.
Il primo prodotto di BrainCo è una mano bionica, approvata dalla FDA statunitense, che legge i segnali neurali e muscolari di chi ha subito un’amputazione e li traduce in movimenti delle dita. Tra i dispositivi indossabili c’è anche un accessorio per il sonno che userebbe impulsi elettrici a bassa intensità per stimolare le sostanze chimiche cerebrali legate al rilassamento.
He descrive una roadmap a tappe: prima chi ha più bisogno della tecnologia, come gli amputati coperti da assicurazione sanitaria, poi condizioni come ADHD e depressione, infine il mercato di massa dell’elettronica di consumo. Il passo successivo, secondo i piani dell’azienda, sarebbe dare in licenza la propria piattaforma BCI ad altre aziende: una linea di business che He si aspetta diventi la principale fonte di ricavi di BrainCo.
Capitali freschi e una IPO in vista a Hong Kong
Il round da 2 miliardi di yuan, circa 287 milioni di dollari, è stato guidato da IDG Capital e Walden International, il fondo fondato da Lip-Bu Tan, oggi amministratore delegato di Intel. Tra gli investitori figurano anche il fornitore di componenti Lens Technology e la società di semiconduttori Omnivision Integrated Circuits Group.
BrainCo fa parte delle cosiddette “Hangzhou Six”, il gruppo di startup tecnologiche della città cinese che comprende anche DeepSeek. A gennaio l’azienda ha presentato in forma riservata la richiesta per una IPO a Hong Kong, con l’obiettivo di raccogliere alcune centinaia di milioni di dollari attraverso i collocatori CICC e UBS.
Pechino tratta le interfacce cerebrali come un’industria di Stato
Il governo cinese ha inserito le BCI tra le industrie strategiche del proprio ultimo Piano Quinquennale. Ad agosto sette ministeri hanno pubblicato un piano attuativo con traguardi tecnici fissati al 2027, mentre a giugno la provincia dell’Anhui ha varato un proprio programma per accelerare ricerca, produzione e industrializzazione del settore.
Le autorità sanitarie cinesi hanno inoltre creato l’anno scorso una categoria assicurativa dedicata alle BCI, una mossa che secondo gli analisti aiuta a portare la tecnologia di BrainCo su scala più ampia. A Shanghai, ospedali come lo Huashan collaborano direttamente con le startup del settore, allargando l’accesso a pazienti e neurochirurghi.
Su questo terreno si inserisce anche l’approvazione, da parte dei regolatori cinesi, del primo dispositivo BCI minimamente invasivo al mondo per uso commerciale, sviluppato da Neuracle Medical Technology per restituire parte della funzionalità della mano a pazienti con lesioni al midollo spinale.
Invasivo o non invasivo, il settore si divide
Non tutte le aziende scommettono sulla stessa tecnologia. Realtà come StairMed e NeuroXess proseguono sulla strada degli impianti, mentre il campo non invasivo guadagna terreno anche fuori dalla Cina, con Merge Labs, sostenuta da Sam Altman, e la cinese Gestala, entrambe orientate su approcci a ultrasuoni. Negli Stati Uniti anche Apple ha scelto una via meno invasiva di quella di Musk, collaborando con Synchron sul dispositivo Stentrode.
Alex Zhavoronkov, amministratore delegato della società di biotecnologie Insilico Medicine, resta scettico sul non invasivo, che paragona al tentativo di “catturare la luce di galassie lontane”. Di parere diverso Thomas Tsao, cofondatore del fondo Gobi Partners che ha investito in Gestala, secondo cui gli ultrasuoni offrono una visione più completa dell’attività cerebrale senza i rischi di un intervento chirurgico.
Un report di Jefferies dell’8 luglio indica negli impianti invasivi e negli approcci a ultrasuoni le frontiere più promettenti del settore, notando che i sistemi non invasivi tradizionali restano limitati dalla qualità dei segnali che riescono a catturare. La banca riconosce comunque a BrainCo un vantaggio legato ai sensori proprietari, all’algoritmo di decodifica e alla presenza già consolidata sul mercato.
Segnali cerebrali e nuove tensioni geopolitiche
Se negli Stati Uniti il settore si muove sui capitali di singoli miliardari come Musk e Altman, in Cina il modello passa dal sostegno diretto dello Stato, dai piani ministeriali alle filiere industriali coordinate dal governo. Paul Triolo, partner della società di consulenza DGA-Albright Stonebridge Group, descrive un approccio che non guarda a una singola tecnologia ma all’intera catena produttiva, dalla riabilitazione post-ictus alle protesi fino alla valutazione cognitiva.
Restano aperte le questioni legate ai dati raccolti da questi dispositivi, tra i più delicati che un apparecchio possa registrare: segnali cerebrali, pattern cognitivi, stati emotivi. He assicura che BrainCo non raccoglie i dati dei propri utenti, conservati sui dispositivi e cancellati dopo ogni utilizzo anziché trasmessi al cloud.
Alla domanda sulle tensioni tra le due potenze tecnologiche, He ha preferito lasciare da parte la politica: l’obiettivo di BrainCo, ha detto, è offrire soluzioni a chi ne ha bisogno, in Cina come negli Stati Uniti, senza fermarsi ai confini.
Fonte: CNBC


