La Cina punta a dominare il mercato delle interfacce neurali

by | 23 Feb 2026 | Tecnologia

Immagine: NC State University
Riassunto IA
  • La Cina ha costruito un ecosistema strutturato per le interfacce cervello-computer, con supporto statale coordinato, copertura sanitaria nazionale e oltre 50 sperimentazioni cliniche completate entro metà 2025.
  • Il modello cinese supera quello americano sul piano della commercializzazione: l’approvazione statale è sufficiente per l’accesso al mercato, senza il filtro delle assicurazioni private.
  • Il mercato BCI cinese è atteso a oltre 120 miliardi di yuan entro il 2040; la sovranità sui dati cerebrali si profila come il prossimo fronte della competizione tecnologica tra Cina e Stati Uniti.
Tempo di lettura: 3 minuti

Neuralink, lo sappiamo, è una pioniera delle interfacce cervello-computer. In Cina, però, almeno una dozzina di aziende (NeuroXess, Neuracle, NeuralMatrix, BrainCo, Gestala, Bo Rui Kang Tech, Aoyi Tech, Brainland Tech, Zhiran Medical, e altre ancora), stanno già portando questa tecnologia fuori dai laboratori e dentro i sistemi sanitari regionali.

La differenza non è solo numerica. È strutturale. E Phoenix Peng conosce bene entrambi i fronti: è cofondatore di NeuroXess, che produce impianti cerebrali, e fondatore e CEO di Gestala, startup che sviluppa BCI (brain-computer interface) non invasive basate sugli ultrasuoni.

La sua lettura del vantaggio cinese non parte dai brevetti né dai talenti ma da qualcosa di più prosaico: le province di Sichuan, Hubei e Zhejiang hanno già fissato i prezzi dei servizi medici per le BCI, aprendo la strada alla copertura del sistema sanitario nazionale.

In Cina, quando lo Stato approva un dispositivo medico, la commercializzazione può partire subito. Negli Stati Uniti, l’approvazione della FDA è solo il primo ostacolo: ogni assicuratore privato deve poi fare la propria valutazione, uno per uno.

Un piano industriale, non una scommessa

Nell’agosto 2025, il ministero dell’industria cinese e altri sei enti governativi hanno pubblicato una tabella di marcia nazionale per le BCI: traguardi tecnici entro il 2027, standard condivisi e filiera completa entro il 2030. Non è una dichiarazione d’intenti. È un piano con scadenze.

A dicembre, all’Expo BCI di Shenzhen, la Cina ha annunciato un fondo da 11,6 miliardi di yuan (circa 1,6 miliardi di dollari) per sostenere le aziende del settore dalla ricerca alla commercializzazione. E il risultato si vede già nei numeri clinici.

Le aziende cinesi hanno infatti completato oltre 50 sperimentazioni cliniche di impianti flessibili entro la metà del 2025, con progressi documentati nella decodifica motoria e linguistica, nella ricostruzione del midollo spinale e nella riabilitazione post-ictus.

A questo si aggiunge il primo trial cinese con una BCI completamente impiantata e wireless, il secondo al mondo dopo Neuralink, che ha permesso a un paziente paralizzato di controllare dispositivi senza alcun hardware esterno.

Due strade per le connessioni neurali

Le BCI si dividono in due grandi famiglie. Ci sono quelle invasive, come NeuroXess e Neuralink, che impiantano elettrodi direttamente nel tessuto cerebrale per ottenere segnali ad alta precisione a livello di singolo neurone, ma richiedono un intervento chirurgico.

E poi ci sono le soluzioni non invasive, come quelle di BrainCo o NeuroSky, leggono l’attività elettrica attraverso il cranio con cuffie o fasce. Sono meno precise ma più accessibili e prive di rischi operatori.

Il campo si sta però ampliando ad approcci emergenti come gli ultrasuoni, la magnetoencefalografia, la stimolazione magnetica transcranica e le BCI ibride, tecnologie che stanno aprendo nuove possibilità per leggere e influenzare l’attività cerebrale.

Gestala, ad esempio, punta proprio sugli ultrasuoni per condizioni ad alta prevalenza come il dolore cronico, l’ictus e la depressione. I primi risultati clinici mostrano una riduzione del 50% dei punteggi del dolore in una singola sessione, con effetti che persistono una-due settimane.

Il primo prodotto è atteso entro il terzo trimestre del 2025. Merge Labs, sostenuta da OpenAI, lavora su una traiettoria analoga.

Capitali, IPO e la selezione naturale del mercato

Gli investitori si stanno muovendo, ma con cautela. StairMed Technology ha chiuso un round Serie B da 48 milioni di dollari (350 milioni di yuan) a febbraio 2025. BrainCo, dopo aver raccolto 287 milioni di dollari (2 miliardi di yuan), ha presentato istanza per una IPO a Hong Kong.

Gestala è in trattative per chiudere il suo primo round di investimento. HSG, ex Sequoia China, ha puntato su Zhiran Medical, specializzata in elettrodi flessibili ad alta densità per ridurre l’infiammazione nei pazienti con impianti a lungo termine.

“Alcune tecnologie possono sembrare all’avanguardia ma restare lontane dall’applicazione pratica”, ha scritto Yang Yunxia, partner di HSG. La sostenibilità del modello di business, più che la sofisticazione tecnica, è il vero discrimine per chi investe.

Il mercato cinese delle BCI valeva 3,8 miliardi di yuan (circa 530 milioni di dollari) nel 2025. Le proiezioni lo portano a oltre 120 miliardi di yuan entro il 2040.

La posta in gioco: dati cerebrali e geopolitica

Peng usa una formula ambiziosa: “Le neuroscienze e l’IA sono due facce della stessa medaglia.” Non è solo una visione, è la direzione verso cui si orienta la roadmap cinese, che nei prossimi anni punterà alla decodifica e codifica dell’intero cervello, integrando approcci neurali e intelligenza artificiale in sistemi sempre più sofisticati.

Sullo sfondo, però, si affacciano questioni che nessun piano industriale risolve da solo. I dati generati dalle BCI (segnali cerebrali, pattern cognitivi, stati emotivi), sono tra le informazioni più sensibili che un dispositivo possa raccogliere.

Ecco perché le autorità cinesi si preparano a inasprire la supervisione sui dispositivi invasivi e sui flussi di dati neurali, mentre allentano i vincoli per le tecnologie non invasive.

La questione della sovranità su questi dati, in un settore dove competono aziende americane e cinesi, è destinata a diventare uno dei prossimi grandi nodi della tech-policy mondiale.

Fonte: TechCrunch

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