OpenAI finanzia Merge Labs, la startup di Altman: il conflitto di interessi è servito

da | 17 Gen 2026 | Business

Tempo di lettura: 3 minuti

OpenAI ha scritto l’assegno più consistente nel round seed da 250 milioni di dollari di Merge Labs, startup dedicata alle interfacce cervello-computer fondata dal suo stesso CEO Sam Altman. La valutazione tocca gli 850 milioni.

La notizia, emersa con l’uscita dalla fase stealth della società, cristallizza un modello ormai ricorrente nell’ecosistema Altman: l’OpenAI Startup Fund ha infatti già investito in diverse realtà collegate al suo amministratore delegato.

OpenAI intrattiene così accordi commerciali con aziende di cui Altman è personalmente proprietario o presidente, tra cui la startup di fusione nucleare Helion Energy e l’azienda di fissione Oklo. La circolarità insomma non è un difetto del sistema, è il sistema

Merge Labs si definisce un “laboratorio di ricerca” dedicato a “collegare l’intelligenza biologica e quella artificiale per massimizzare le capacità umane”.

Tra i co-fondatori figurano Alex Blania e Sandro Herbig, già rispettivamente CEO e responsabile prodotto di Tools for Humanity, l’azienda dietro le sfere World per la scansione dell’iride. Anche quella, naturalmente, sostenuta da Altman. Entrambi manterranno il doppio incarico.

Merge Labs: molecole contro elettrodi

L’approccio tecnologico di Merge Labs si distingue per una promessa ben precisa: niente bisturi.

Dove Neuralink di Elon Musk richiede un intervento chirurgico invasivo, con un robot che rimuove una porzione di cranio e inserisce fili di elettrodi ultrasottili nel cervello, Merge Labs punta su “tecnologie completamente nuove che si connettono ai neuroni usando molecole invece di elettrodi” per “trasmettere e ricevere informazioni usando modalità a penetrazione profonda come gli ultrasuoni”.

La differenza non è solo tecnica, è strategica. Neuralink si concentra su applicazioni mediche per pazienti con paralisi grave, un mercato definito ma circoscritto.

Merge Labs guarda altrove: “Se riuscissimo a interfacciarci con questi neuroni su larga scala, potremmo ripristinare abilità perdute, supportare stati cerebrali più sani, approfondire la nostra connessione reciproca (la resistenza sarà inutile?, ndR) ed espandere ciò che possiamo immaginare e creare insieme all’IA avanzata”.

Il target, insomma, non è il paziente. È l’utente.

Altman contro Musk, dal software al cervello

La competizione tra i due imprenditori si estende ormai su più fronti: modelli linguistici, accesso ai capitali, visione del futuro. Le interfacce neurali rappresentano l’ultimo terreno di scontro.

Musk ha un vantaggio temporale e finanziario (Neuralink ha raccolto 650 milioni in Serie E nel giugno 2025, con una valutazione di 9 miliardi di dollari), ma Altman gioca una carta diversa: l’integrazione verticale con l’ecosistema OpenAI.

Come parte dell’accordo, OpenAI collaborerà infatti con Merge Labs su “modelli scientifici di base e altri strumenti di frontiera”. Nel suo blog, l’azienda ha chiarito che le interfacce beneficeranno di sistemi operativi IA capaci di “interpretare l’intento, adattarsi agli individui e operare in modo affidabile con segnali limitati e rumorosi”.

Come un telecomando controlla la televisione, l’interfaccia cervello-computer controllerebbe l’IA: comandi mentali invece che vocali o testuali. OpenAI lo dice esplicitamente nel suo blog: le BCI (Brain-Computer Interface) “creeranno un modo naturale e centrato sull’uomo per chiunque di interagire senza soluzione di continuità con l’IA”.

Merge Labs potrebbe diventare allora la porta d’ingresso fisica ai servizi OpenAI, con comandi mentali invece che prompt testuali. Se funzionerà, porterà utenti. Se porterà utenti, giustificherà l’investimento. Se giustificherà l’investimento, aumenterà il valore di una startup che Altman possiede.

La filosofia del “merge”

Dietro l’operazione c’è una visione fantascientifica che Altman coltiva da anni. Nel 2017 pubblicò un post ipotizzando che il merge, ossia la fusione tra umani e macchine, avverrà tra il 2025 e il 2075, assumendo forme diverse: “collegare elettroni ai nostri cervelli” o “diventare davvero buoni amici con un chatbot”.

Per Altman, il merge è “lo scenario migliore” per l’umanità di fronte a un’IA superintelligente che descrive come “una specie separata in conflitto con gli umani”.

“Sebbene la fusione sia già iniziata, diventerà molto più strana”, scriveva. “Saremo la prima specie a progettare i propri discendenti. La mia ipotesi è che possiamo essere o il bootloader biologico per l’intelligenza digitale per poi svanire in un ramo dell’albero evolutivo, oppure possiamo capire come appare una fusione di successo”.

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Con Merge Labs, Altman non sta solo investendo in una tecnologia. Sta costruendo l’infrastruttura per la sua profezia. Una visione che però non tutti nella Silicon Valley condividono. Peter Thiel, cofondatore di PayPal e tra i venture capitalist più influenti del settore, ha tenuto un ciclo di conferenze a San Francisco in cui descrive l’Anticristo come una figura carismatica che promette pace e sicurezza ma instaura un regime totalitario, presentandosi come soluzione ai rischi generati dalla tecnologia stessa.

“L’Anticristo probabilmente si presenta come un grande umanitario, redistributivo, un filantropo straordinario come un altruista efficace”, ha dichiarato. Non è chiaro se pensasse a qualcuno in particolare ma nella Silicon Valley, di questi tempi, i profeti non mancano.

Fonte: TechCrunch

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