BMW scommette con Toyota sull’idrogeno

da | 27 Set 2024 | Automotive

BMW sa che il mercato dei veicoli elettrici, che fino a poco tempo fa sembrava destinato a una crescita inarrestabile, sta affrontando da mesi una fase di rallentamento.

Le difficoltà legate ai costi delle batterie, la complessità di creare una rete di infrastrutture di ricarica sufficientemente capillare e il peso che queste nuove tecnologie stanno esercitando sulla rete elettrica in molte parti del mondo, hanno portato a un ripensamento all’interno dell’industria automobilistica.

La risposta potrebbe arrivare da una tecnologia finora considerata secondaria ma che alcune case automobilistiche ritengono cruciale: l’idrogeno.

BMW e l’idrogeno, una lunga storia

BMW non è nuova a scommesse sull’idrogeno. La casa tedesca lavora infatti da anni su questa tecnologia come alternativa alla mobilità elettrica tradizionale. Già nei primi anni 2000, BMW aveva presentato una versione a idrogeno della sua Serie 7, il modello Hydrogen 7, che utilizzava un motore a combustione interna alimentato a idrogeno liquido.

Sebbene il progetto non abbia avuto un seguito commerciale rilevante, fu un segnale chiaro delle intenzioni dell’azienda di esplorare soluzioni diverse per ridurre le emissioni nel settore automobilistico.

Negli ultimi anni BMW ha intensificato i suoi investimenti nella tecnologia a celle a combustibile. Nel 2015, ha annunciato una collaborazione con Toyota per lo sviluppo congiunto di sistemi di alimentazione a idrogeno.

Questo partenariato ha portato alla creazione di prototipi, come la BMW i Hydrogen NEXT che potete vedere qui sopra, un SUV basato sulla X5, che è stato utilizzato per testare la tecnologia e valutarne l’applicazione su larga scala.

Il rilancio sull’idrogeno di BMW

Ma torniamo al presente. Toyota ha recentemente annunciato una nuova collaborazione con BMW per sviluppare entro il 2028 un veicolo a celle a combustibile di idrogeno destinato al grande pubblico.

È una mossa che va controcorrente rispetto all’attuale narrazione, tutta focalizzata sui veicoli elettrici a batteria (o BEV, acronimo di Battery Electric Vehicle). Eppure, per BMW e altri esperti del settore, è una scelta obbligata se si vuole raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni.

Secondo Juergen Guldner, responsabile dei progetti di tecnologia dell’idrogeno di BMW, l’idrogeno rappresenta una valida alternativa per rispondere alle esigenze di quei clienti che non possono o non vogliono ricaricare le proprie auto come un telefono. “Se vogliamo cambiare il comportamento delle persone, offrire una scelta è sempre la strada migliore”, ha dichiarato Guldner durante un evento organizzato da BMW alla Climate Week di New York.

La visione di BMW non si limita solo alla tecnologia ma punta a creare un intero ecosistema che coinvolga produzione, distribuzione e uso finale. L’obiettivo è quello di costruire un’infrastruttura che permetta ai veicoli a idrogeno di competere con i BEV sul piano dell’efficienza e della praticità.

Se, da una parte, le stazioni di rifornimento di idrogeno sono oggi poche, dall’altra BMW sta cercando di stimolare la domanda attraverso collaborazioni con flotte commerciali e progetti pilota in oltre 20 paesi. I primi risultati, secondo Guldner, sono incoraggianti.

A sostenere questa visione c’è anche Jason Munster, fondatore della società di consulenza CleanEpic, specializzata in idrogeno. Munster sottolinea come una combinazione di BEV e veicoli a celle a combustibile a idrogeno non solo sia più sostenibile a lungo termine, ma anche economicamente più vantaggiosa.

L’aumento dei veicoli elettrici sta infatti mettendo sotto pressione le reti elettriche esistenti, e ogni nuovo BEV aggiunto alla rete comporta un costo marginale sempre più elevato. L’idrogeno potrebbe rappresentare una via di fuga da questo sovraccarico.

Certo, costruire un’infrastruttura per l’idrogeno richiede investimenti importanti e una pianificazione di lungo termine. Tuttavia, gli incentivi fiscali introdotti negli ultimi anni a sostegno dell’idrogeno green, potrebbero dare l’impulso necessario a far decollare il settore.

La chiave per il successo, secondo Munster e Guldner, sta nella collaborazione tra i diversi attori della filiera, dai produttori ai distributori di energia, fino ai costruttori di veicoli.

Futuro ibrido?

Il futuro della mobilità, dunque, potrebbe non essere necessariamente tutto elettrico. Come dimostra la scelta di BMW, una combinazione di soluzioni tecnologiche potrebbe essere l’unica via per superare le sfide poste da una transizione troppo rapida e unidirezionale.

Se il mercato dell’elettrico ha rallentato, forse è giunto il momento di guardare oltre, e di considerare l’idrogeno non più come una semplice alternativa ma come un protagonista della mobilità sostenibile di domani. Anche in Italia, dove il tema della mobilità sostenibile è al centro del dibattito pubblico, l’idrogeno potrebbe rappresentare un’alternativa valida per accelerare la transizione verso un futuro a zero emissioni.

Le infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici restano ancora un nodo critico, soprattutto fuori dai grandi centri urbani, e la capacità delle reti elettriche potrebbe non essere sufficiente a gestire un futuro fatto solo di BEV.

In tale contesto, l’idrogeno potrebbe rivelarsi una scelta strategica, capace di offrire la stessa praticità di rifornimento delle auto tradizionali e di garantire, al contempo, emissioni zero.

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