Abbiamo scritto tante volte che, agli occhi del mercato, Apple ha perso il treno dell’intelligenza artificiale. Recupererà, senz’altro, ma a oggi non si va molto oltre le dichiarazioni d’intenti.
Si è anche detto che Apple sta pagando la crisi del suo prodotto di punta, l’iPhone. Penalizzato dal mercato cinese, incapace di rinnovarsi da troppo tempo, il melafonino rischia di venire superato dall’IA che, si suppone, tosto o tardi trasformerà i nostri dispositivi tascabili in emuli del Rabbit R1.
Bullizzata dall’Unione Europea, che l’ha costretta addirittura a subire l’onta di chinare il capo di fronte a Epic Games, sotto schiaffo dell’antitrust americano e pertanto penalizzata in Borsa, non stupisce che ci sia chi (avventatamente?) abbia già scritto articoli che suonano come dei requiem.
E quando quasi, a poterlo incontrare, verrebbe da dare un buffetto consolatorio a Tim Cook, ecco arrivare el hombre del destino, Toni Sacconaghi.
Le azioni di Apple ieri hanno infatti registrato un incremento del 2,5%. Questo perché un noto analista del Gruppo Société Générale di Bernstein ha elevato il giudizio da “market perform” a “outperform”.
L’analista ha giustificato la sua analisi in vari modi. Ad esempio, ha spiegato che sì, ci sono timori riguardo le operazioni in Cina; tuttavia, le difficoltà lì sono più di natura ciclica che strutturale, e il business in quel paese per Apple ha sempre mostrato una volatilità superiore rispetto al resto del mondo.
L’analista ha poi spiegato che i cicli di sostituzione dei dispositivi e le nuove funzionalità di intelligenza artificiale generativa potrebbero ridare slancio alle vendite dell’iPhone 16.
L’analista, ormai l’avrete capito, è Toni Sacconaghi, e le sue previsioni hanno dato vita al più significativo guadagno percentuale giornaliero per Apple in più di due settimane.

Toni Sacconaghi è analista del Gruppo Société Générale di Bernstein.
Trattandosi del primo giudizio equivalente a “compra” fornito da Toni Sacconaghi dal 2018, la notizia dev’essere stata accolta come un evento dagli addetti ai lavori, che quindi hanno fatto incetta di azioni del colosso di Cupertino.
Proiettandosi al 2025, Sacconaghi prevede che Apple potrebbe realizzare ricavi per 416,9 miliardi di dollari e un utile per azione di 7,40 dollari, superando le previsioni di 412,1 miliardi di dollari e 7,13 dollari per azione. Ha inoltre previsto un incremento del 10% nelle vendite di unità iPhone, arrivando a 248 milioni di pezzi.
Nonostante le basse aspettative per i risultati del secondo trimestre fiscale di Apple, che saranno pubblicati giovedì, Sacconaghi ha poi fatto notare che le azioni stanno entrando nel loro periodo stagionalmente più forte. In 15 degli ultimi 17 anni, infatti, nei tre mesi precedenti i lanci di un nuovo iPhone, Apple ha sempre registrato prestazioni superiori alla norma.
Perpetrando la più classica delle profezia che si auto avvera, Sacconaghi ha così mantenuto il suo target di prezzo a 195 dollari, il che non è poco se confrontato col prezzo di chiusura di Apple di ieri di 173,50 dollari.
Dopo un incremento del 48% nel 2023, le azioni di Apple sono calate del 9,9% dall’inizio dell’anno. Il tempo ci dirà se le previsioni di Toni Sacconaghi si verificheranno o meno ma confidiamo che da Cupertino, a Natale, almeno un panettone glielo manderanno.


