L’attentato di Las Vegas è diventato uno spot per il Cybertruck

da | 3 Gen 2025 | Automotive

Tempo di lettura: 3 minuti

Quella che poteva essere una tragedia si è trasformata in un inaspettato test di resistenza per il Tesla Cybertruck.

Durante l’attentato avvenuto a Las Vegas nei pressi del Trump International Hotel, l’esplosione di una bomba collocata sul cassone aperto del veicolo ha infatti limitato i danni alle persone e agli edifici circostanti.

E ha messo in evidenza l’eccezionale robustezza del mezzo, trasformando l’intero episodio in un inaspettato spot per la creazione di Elon Musk.

Il contesto dell’attacco

L’attentato, avvenuto il 2 gennaio 2025, ha coinvolto un Cybertruck carico di esplosivi posizionato di fronte all’hotel di Trump.

Secondo le autorità, l’esplosione ha causato solo sette feriti lievi, mentre i danni materiali sono stati limitati grazie alla particolare struttura del veicolo, che ha indirizzato l’onda d’urto verso l’alto, anziché lateralmente.

L’attentatore, identificato come Matthew Livelsberger, un ex sergente delle forze speciali, si è tolto la vita prima dell’esplosione. Le indagini sono ancora in corso per chiarire il movente.

Un design che ha fatto la differenza

Il Cybertruck, costruito con un esoscheletro in acciaio inossidabile ultra-resistente, ha dimostrato di essere in grado di resistere a una pressione esplosiva elevata senza cedere.

La rigidità del telaio ha così permesso di distribuire la forza dell’esplosione in modo uniforme, indirizzandola verso l’alto. Questo effetto è stato amplificato dalla geometria angolare del veicolo, con superfici piatte e piani inclinati che hanno deviato l’onda d’urto evitando una propagazione laterale dello scoppio.

Un ulteriore elemento che ha giocato un ruolo cruciale è stato il peso e il baricentro basso del veicolo, dovuto alla batteria posizionata sotto il pavimento.

Questo ha impedito al Cybertruck di ribaltarsi, confermando la sua stabilità anche in condizioni estreme.

Una “disattenzione” dell’attentatore?

Un altro aspetto chiave che ha limitato la portata distruttiva dell’attentato è stata la scelta di posizionare gli esplosivi sul cassone aperto del veicolo.

Lasciare la bomba in uno spazio non confinato ha ridotto notevolmente la pressione generata dall’esplosione. Che in questo modo, anziché accumularsi e amplificarsi, è stata immediatamente dispersa verso l’alto, in quella che è stata definita una sorta di effetto “camino”.

Se l’attentatore avesse chiuso il cassone o utilizzato un contenitore robusto per confinare gli esplosivi, l’onda d’urto sarebbe stata molto più potente, causando danni più gravi.

Questo fortunato errore tecnico ha contribuito a trasformare un piano potenzialmente devastante in un evento che ha salvato vite e ridotto al minimo le conseguenze materiali.

O un’azione dimostrativa?

Senza voler nulla togliere alla resistenza del Cybertruck, dobbiamo però osservare che, stando alla polizia di Las Vegas, il cassone del veicolo era pieno di fuochi d’artificio e bombole di gas.

Questa scelta di materiali, sebbene capace di generare un’esplosione visivamente impressionante, non è altrettanto efficace dal punto di vista distruttivo rispetto a esplosivi tradizionali o di tipo militare.

È quindi plausibile che l’attentatore abbia scelto di utilizzare fuochi d’artificio e bombole di gas per creare un’esplosione spettacolare piuttosto che distruttiva, suggerendo un intento dimostrativo più che devastante.

Poi, ovviamente, possono aver concorso altri fattori. Può essersi trattato di una mancanza di competenze tecniche o di un problema di accesso a materiali più distruttivi.

I fuochi d’artificio e le bombole di gas sono materiali facilmente reperibili e relativamente semplici da assemblare in un ordigno improvvisato.

Stando alla polizia di Las Vegas, il cassone del veicolo era pieno di fuochi d’artificio e bombole di gas. Foto: Las Vegas Metropolitan Police/Youtube

O ancora, l’uso di fuochi d’artificio potrebbe indicare un desiderio di attirare attenzione sul gesto estremo di Matthew Livelsberger, puntando su un maggiore impatto mediatico piuttosto che su danni significativi a cose e persone.

La scelta di questi esplosivi potrebbe dunque riflettere un intento di protesta o una dichiarazione personale, ma si tratta di speculazioni a cui non avremo mai una risposta.

Un (involontario) spot per il Cybertruck

L’attentato ha messo in luce una caratteristica del Cybertruck non esplicitamente progettata da Tesla: la capacità di mitigare i danni in caso di esplosione.

Elon Musk, CEO di Tesla, ha colto l’occasione per elogiare il design del veicolo, sottolineando come la sua robustezza abbia contribuito a ridurre l’impatto dell’attacco e a proteggere le persone nelle vicinanze.

“I malvagi idioti hanno scelto il veicolo sbagliato per un attacco terroristico. Il Cybertruck ha effettivamente contenuto l’esplosione e diretto la deflagrazione verso l’alto. Nemmeno le porte di vetro della hall si sono rotte”, ha dichiarato Musk sui social.

Quella che è stata una tragedia annunciata si è dunque cinicamente trasformata in una dimostrazione di forza del design Tesla.

Il Cybertruck, che è stato concepito per resistere agli urti quotidiani e agli ambienti più estremi, ha superato un test che nessuno avrebbe immaginato: un attentato terroristico.

Questo evento ha paradossalmente rafforzato la percezione del veicolo come simbolo di sicurezza, ma la speranza ovviamente è di non dover più assistere a involontarie prove di resistenza come questa.

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