Fino a ieri, la guerra tra gli stati americani e i mercati predittivi si combatteva nelle aule civili. Ieri, però, l’Arizona ha cambiato le regole del gioco.
Il procuratore generale Kris Mayes ha presentato accuse penali contro Kalshi, la piattaforma in più rapida crescita del settore, contestandole di gestire un’attività di gioco d’azzardo senza licenza e di aver raccolto scommesse su elezioni statali. Pratiche, queste, entrambe vietate dalla legge dell’Arizona.
Non si tratta di una multa amministrativa o di un’ingiunzione civile: si tratta di un’incriminazione. Ed è la prima nel suo genere contro un mercato predittivo americano, e apre un fronte che fino ad ora nessuno aveva osato toccare.
“Nessuna azienda può decidere da sola quali leggi rispettare”, ha dichiarato Mayes. Una frase che suona come un avvertimento all’intero settore, non solo a Kalshi.
Chi è Kalshi e perché è nel mirino
Per chi non avesse già letto i nostri articoli, Kalshi è una delle due grandi piattaforme americane di mercati predittivi, insieme a Polymarket.
Ne abbiamo parlato relativamente al caso dei 115 milioni bloccati dopo la morte di Khamenei e dei sospetti di insider trading sulle operazioni militari in Iran. Entrambe permettono di scommettere sull’esito di eventi reali: elezioni, conflitti, decisioni economiche, risultati sportivi.
La distinzione che Kalshi rivendica con forza è quella tra scommessa e strumento finanziario. La piattaforma sostiene di operare come un mercato di derivati, non come un bookmaker, e che la competenza regolatoria spetti alla CFTC (la Commodity Futures Trading Commission, l’agenzia federale che supervisiona i mercati dei futures), e non ai singoli stati.
È una tesi giuridica precisa, con una logica interna coerente. Il problema è che nel frattempo Kalshi raccoglie scommesse sul Super Bowl e sulle elezioni in Arizona.
Ed è esattamente questa contraddizione che il procuratore Mayes ha scelto di colpire: quattro capi d’imputazione per scommesse elettorali, oltre all’accusa di gestione di un’attività di gioco d’azzardo illegale.
Kalshi, la strategia d’attacco come difesa
La risposta di Kalshi alle pressioni statali non è mai stata la negoziazione. Piuttosto, è sempre stata la causa legale. Giovedì scorso, ancora prima che l’Arizona formalizzasse le accuse penali, Kalshi aveva già depositato un ricorso federale per bloccare il procedimento.
Nelle tre settimane precedenti, aveva fatto lo stesso contro Iowa e Utah. “Kalshi ha preso l’abitudine di fare causa agli stati invece di rispettarne le leggi”, ha dichiarato Mayes. “Sta correndo ai tribunali federali per cercare di sfuggire alla responsabilità.”
È una tattica che ha un senso. Portare il conflitto in sede federale significa giocare su un terreno dove Kalshi ritiene di avere argomenti più solidi. Se la CFTC ha giurisdizione esclusiva sui mercati predittivi regolati come derivati, allora le leggi statali sul gioco d’azzardo semplicemente non si applicano.
Il ragionamento si basa sulla dottrina della “preemption” federale: quando il Congresso affida la regolazione di un settore a un’agenzia federale, le normative statali che entrano in conflitto con quella competenza vengono automaticamente neutralizzate.
È insomma una questione costituzionale aperta, e Kalshi punta a farla decidere da un giudice federale prima che qualsiasi stato riesca a portarla in un’aula penale. Una portavoce dell’azienda ha definito le accuse “infondate” e “una mossa tattica”. Il tono è quello di chi non si sente in difetto, ma in guerra.
Il nodo che il settore non riesce a sciogliere
Dietro la disputa legale c’è una domanda cui il settore non ha ancora trovato il modo di rispondere in modo convincente: cosa sono davvero i mercati predittivi?
Se sono mercati finanziari, come sostengono Kalshi e Polymarket, devono essere trasparenti, sorvegliati, e impermeabili alle asimmetrie informative, esattamente come i mercati azionari. Ma il caso dei wallet anonimi su Polymarket, che avevano scommesso sull’attacco all’Iran nelle ore precedenti l’operazione, mostra che quella impermeabilità non esiste.
Se invece sono piattaforme di scommesse, devono rispettare le leggi statali sul gioco d’azzardo, ottenere licenze, escludere le elezioni dai mercati. Kalshi però non vuole farlo.
Più il settore crescerà (e cresce velocemente, con miliardi di dollari movimentati ogni settimana), più diventerà urgente rispondere a questa domanda.
Fonte: New York Times


