Tim Cook e Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla sovranità tecnologica, si sono confrontati martedì in una videochiamata per provare ad abbassare i toni dello scontro tra Apple e Bruxelles sulla nuova Siri basata sull’intelligenza artificiale. Un portavoce dell’esecutivo comunitario ha definito l’incontro “uno scambio costruttivo su temi di interesse comune, sul quale il lavoro prosegue”.
Secondo fonti vicine al dossier, nel colloquio si è discusso di come Apple possa portare la Siri rinnovata in Europa senza incorrere nelle sanzioni milionarie previste dal Digital Markets Act, la normativa che impone alle grandi piattaforme di aprirsi alla concorrenza.
Un lancio bloccato da mesi
La nuova Siri, presentata all’inizio di questo mese, trasforma l’assistente vocale in un chatbot capace di accedere ai dati personali dell’utente, sul modello di ChatGPT di OpenAI o di Claude di Anthropic. Per Apple si tratta di un tassello decisivo per dimostrare di poter competere nella corsa all’intelligenza artificiale, un aspetto che gli investitori guardano con attenzione.
Il lancio, però, si è arenato proprio sul Digital Markets Act. Apple ha annunciato che la funzione non arriverà su iPhone e iPad nell’Unione insieme a iOS 27 e iPadOS 27, perché la normativa comunitaria imporrebbe di garantire agli assistenti vocali concorrenti lo stesso livello di accesso ai dati del dispositivo riservato a Siri. Si tratta dell’ennesimo caso di prodotto basato sull’intelligenza artificiale il cui debutto nell’Unione viene rinviato dalle aziende tecnologiche statunitensi, come già accaduto con le AI Overview di Google.
Le accuse incrociate
Apple sostiene che il Digital Markets Act abbia reso più difficile fare impresa nel continente, peggiorato l’esperienza dei consumatori, e che la Commissione non si sia mai confrontata seriamente con la soluzione proposta dall’azienda. “Non si tratta di un gesto punitivo legato al nostro rapporto con il Digital Markets Act: abbiamo lavorato molto per evitare questo esito”, ha dichiarato il responsabile marketing di Apple, Greg Joswiak, presentando la nuova Siri. “La Commissione non ha accettato le nostre proposte, né si è confrontata con noi in modo concreto.”
Di parere opposto i funzionari dell’Unione, secondo cui Apple starebbe chiedendo una deroga di 18 mesi agli obblighi di interoperabilità previsti dalla legge, una richiesta giudicata inaccettabile. La Commissione parla apertamente di una “vacanza normativa” che finirebbe per danneggiare i concorrenti dell’azienda di Cupertino.
La vicenda ha scatenato anche una reazione pubblica contro Bruxelles: funzionari europei riferiscono di aver ricevuto centinaia di email di utenti che accusano la Commissione di privare gli europei di una tecnologia già disponibile altrove. Un funzionario ha raccontato che un portavoce dell’esecutivo comunitario ha ricevuto una serie di messaggi ostili, comprese diverse minacce di morte.
La proposta del Trusted System Agent
A novembre Apple aveva presentato alla Commissione una soluzione tecnica poi ribattezzata Trusted System Agent, un livello software intermedio tra i dati personali dell’utente e i modelli di intelligenza artificiale di terze parti. Il sistema permetterebbe agli assistenti concorrenti di attingere alle informazioni del dispositivo senza ottenere un accesso completo ai dati, ma Apple non lo ha ancora sviluppato e chiede rassicurazioni da Bruxelles prima di procedere.
Un funzionario della Commissione ha spiegato che i contatti con Apple sul progetto sono stati limitati e che l’azienda non ha mai presentato una proposta concreta né dettagli su come l’agente funzionerebbe oltre all’idea generale, definendo l’obiettivo di Apple come quello di “ottenere il via libera per rinviare la conformità” alle regole. Diverso, secondo lo stesso funzionario, il percorso seguito con Google dopo le modifiche apportate ad Android, che ha portato a una consultazione formale su come adeguarsi al Digital Markets Act evitando le sanzioni.
Per la Commissione lo scontro con Apple tocca un punto centrale della normativa, quello della parità di condizioni tra le piattaforme. Secondo un funzionario, la proposta di Apple di ritardare l’interoperabilità per gli assistenti concorrenti mentre il proprio prodotto resta disponibile agli utenti avrebbe consolidato la posizione di Siri prima che i rivali potessero competere ad armi pari, per almeno due anni.
Uno scontro seguito anche da Washington
Apple aveva annunciato la nuova versione di Siri già nel 2024, due anni dopo l’entrata in vigore del Digital Markets Act, salvo poi rinviarne il lancio fino a questo mese. Lo scontro con Bruxelles è osservato con interesse anche dall’amministrazione statunitense, già critica nei confronti delle regole digitali europee. Interpellato sulla vicenda, un funzionario della Casa Bianca ha richiamato il memorandum firmato da Trump nel febbraio 2025, che invita le autorità americane a valutare tariffe di ritorsione contro chi impone alle aziende statunitensi quelle che vengono definite “estorsioni e multe e sanzioni ingiuste”.
Fonte: Financial Times


