L’esercito degli Stati Uniti ha firmato un contratto decennale con Anduril Industries. Il valore potenziale ammonta a un massimo di 20 miliardi di dollari.
L’accordo, strutturato su un periodo base di cinque anni con opzione di rinnovo per altri cinque, comprende hardware, software, infrastrutture e servizi. Ma il dato più significativo non è la cifra in sé. È il metodo.
Il Pentagono ha infatti consolidato in un singolo contratto aziendale più di 120 azioni di approvvigionamento separate che gestiva fino a quel momento per le soluzioni commerciali di Anduril. In altre parole, l’esercito non tratta più Anduril come un fornitore tra tanti. La tratta come un partner strategico.
“Il campo di battaglia moderno è sempre più definito dal software”, ha dichiarato il Dipartimento della Difesa nel comunicato ufficiale. “Per mantenere il nostro vantaggio, dobbiamo essere in grado di acquisire e distribuire capacità software con velocità ed efficienza.”
Una frase che suona come uno slogan da conferenza tech ma che, tradotta in un contratto da 20 miliardi, diventa una dichiarazione di politica industriale.
Quattrocento telescopi per lo scudo di Trump
Pochi giorni prima del contratto con l’esercito, Anduril aveva annunciato un’altra mossa: l’acquisizione di ExoAnalytic Solutions, azienda specializzata in sorveglianza spaziale e difesa missilistica.
ExoAnalytic possiede e gestisce più di 400 sistemi telescopici dispiegati in tutto il mondo, una rete che garantisce, secondo Anduril, “una consapevolezza persistente e ad alta fedeltà dello spazio profondo su scala globale”.
L’azienda è cresciuta partendo da algoritmi per la difesa missilistica fino a costruire un’infrastruttura capace di tracciare migliaia di oggetti in orbita. Il contesto è il Golden Dome, il progetto dell’amministrazione Trump per costruire uno scudo spaziale capace di intercettare missili balistici, da crociera e ipersonici. È una sorta di riedizione della Strategic Defense Initiative reaganiana degli anni Ottanta, aggiornata ai tempi dei missili ipersonici e dell’orbita bassa.
Centinaia di aziende competono per un ruolo nel progetto. Anduril, che a fine novembre aveva già ottenuto contratti più piccoli per intercettori spaziali, con ExoAnalytic si assicura un tassello fondamentale: i sensori. È la prima acquisizione della divisione spaziale di Anduril, e l’undicesima complessiva per l’azienda, segno di un’espansione sistematica e accelerata.
“Ci aspettiamo che questa acquisizione ci permetta di sfruttare quelle capacità sempre di più”, ha dichiarato Gokul Subramanian, vicepresidente senior dell’ingegneria di Anduril, specificando che l’operazione farà avanzare il lavoro dell’azienda nel rilevamento spaziale, nel tracciamento, nella gestione della battaglia e nel controllo del fuoco.
La Silicon Valley va alla guerra
Dietro Anduril c’è Palmer Luckey, l’imprenditore che vendette Oculus a Facebook e che oggi è diventato uno dei volti più visibili della nuova convergenza tra Silicon Valley e apparato militare.
Secondo un recente servizio del New York Times, Luckey e Anduril sono stati accolti con favore dalla seconda amministrazione Trump, grazie a una visione precisa: trasformare l’esercito americano con caccia autonomi, droni, sottomarini senza equipaggio. Un modello che ribalta il rapporto tradizionale tra Pentagono e industria della difesa.
Dove i contractor storici (Lockheed Martin, Raytheon, Northrop Grumman) costruiscono piattaforme hardware su contratti pluridecennali, Anduril propone un approccio software-first, con cicli di sviluppo rapidi e logiche da startup.
I numeri raccontano un’ascesa parabolica. L’anno scorso l’azienda ha generato circa 2 miliardi di dollari di ricavi. Ora, secondo indiscrezioni, è in trattative per raccogliere un nuovo round di finanziamento a una valutazione di 60 miliardi di dollari.
Con il contratto decennale dell’esercito, il posizionamento sul Golden Dome e l’espansione nella sorveglianza spaziale, Anduril non è più una scommessa.
La nuova corsa agli armamenti è software
La frase del Dipartimento della Difesa sul campo di battaglia definito dal software non è retorica. È la fotografia di un cambiamento strutturale nel modo in cui gli Stati Uniti concepiscono la propria difesa.
Il Pentagono non cerca più solo aerei, navi e missili. Cerca ecosistemi integrati: sensori, autonomia, comando e controllo, analisi dati. Esattamente ciò che Anduril sta costruendo, pezzo dopo pezzo, acquisizione dopo acquisizione, contratto dopo contratto.
Il consolidamento dei 120 appalti separati in un unico contratto-quadro è, in questo senso, il segnale più eloquente. Non si tratta solo di semplificazione burocratica. È il riconoscimento che il modello tradizionale di procurement, frammentato e lento, non è più adeguato a un’azienda che si muove con i tempi della tecnologia.
E che la prossima guerra, se mai arriverà, si combatterà con il codice prima che con l’acciaio.
Fonti: TechCrunch, CNBC


